Albiero: «Senza qell’accendino avremmo vinto la Coppa Italia»

Il ricordo L’ex difensore c’era nella finale di 40 anni fa: «Questo Como belllissimo ma contro di noi farebbe fatica»

Como

Era elegante. Un libero moderno che si sganciava in avanti e sapeva fare gol. Massimo Albiero, finito in un paio di immagini iconiche della storia azzurra: simili, tra l’altro. Le due esultanze aggrappato all’inferriata della Curva Azzurra dopo la rete alla Cremonese, il giorno dell’esordio della nuova struttura, e soprattutto quella dopo il gol alla Sampdoria nella semifinale di Coppa Italia, quella di 40 anni fa, motivo per cui lo abbiamo invitato a una chiacchierata. Albiero ha giocato nel Como dal 1983 al 1989, una promozione in A e cinque anni nella massima serie. Ha vissuto il più bel Como della storia, prima di questo. Ed era giocatore di Rino Marchesi, l’allenatore scomparso domenica. Gli argomenti non mancano.

Buongiorno Albiero, come va?

Benone. Alleno e giovanili dell’Adria. Il calcio è ancora la mia vita.

Domani (oggi, ndr) il Como giocherà la semifinale di Coppa Italia con l’Inter, 40 anni dopo la vostra contro la Sampdoria del 1986.

Lo so. Un bel risultato. Per noi fu indubbiamente il momento più alto della nostra grande storia, con i 5 anni in A. Ci furono momenti indimenticabili, ma questo fu il più alto di tutti.

Riviviamola.

Noi arrivavamo da un periodo bellissimo. Grande forma. Avevamo battuto la Roma all’ultima del campionato, in casa. Tra l’altro cross mio, respinta del portiere e gol di Corneliusson. Eravamo on fire. Cosa che mi fa dire...

Prego.

Che se non fosse arrivato quell’accendino sulla testa di Redini, non solo saremmo andati in finale, ma l’avremmo pure vinta. Avremmo dato la Coppa Italia a Como, di questo sono convinto.

Torniamo a quella sera.

Eravamo davvero convinti di potercela fare. Prima della doppia sfida, carichissimi. Uno a uno là. Poi il ritorno.

Zero a zero fino a pochi minuti dalla fine, che avrebbe qualificato il Como. Ma fece gol lei.

Credo il più bel gol della mia carriera, dopo una lunga sgroppata. Non capii più niente e andai a festeggiare sotto la curva. Sembrava fatta...

Qualcuno disse che la colpa fu sua: che svegliò la Samp addormentata.

Ah grazie, eh... (ride, ndr). Ma forse un po’ è vero, certo è che prendemmo un gol evitabilissimo, di Francis. Uno a uno e supplementari.

Gol ancora del Como: 2-1.

Segnò Borgonovo. Poi però Lorenzo, attaccante della Sampdoria, “svenne” da solo in area e l’arbitro Redini assegnò un rigore vergognoso a loro. Venne giù di tutto, un accendino colpì l’arbitro, partita sospesa e addio.

Era da sospendere?

Per me, anzi per noi, no. L’arbitro aveva un segnetto in fronte, nulla di grave. Ma capisco lo spavento, forse non volle riprendere per quello.

Era il Como di Marchesi, scomparso l’altro giorno.

L’ho saputo dalla chat che abbiamo con gli ex del Como. Mi spiace. Un gran signore. Uno che sapeva responsabilizzare i giocatori, sapeva convincerli di essere forti, questa era la sua dote principale.

Come giocavate?

Con il 3-5-2, tutti quegli anni, sia con Bianchi, che con Marchesi o Burgnich. La mia formazione ideale è: Giuliani, Tempestilli, Albiero Bruno; Mannini, Fusi, Centi, Matteoli, Sclosa; Borgonovo, Corneliusson. Certo, ho messo insieme forse anni diversi, ma è un bel mix. Ma non posso dimenticare tutti gli altri, Todesco, Mattei, Maccoppi ecc.

C’era anche Dirceu.

Mi ricordo che dava sempre il massimo perché voleva fare il quinto mondiale con il Brasile.

Perché Marchesi, che tornò due anni dopo, poi non fu altrettanto efficace?

Per me pagò i due anni alla Juventus, dove non riuscì a vincere, seppure con delle giustificazioni.

Lei arrivò per la promozione in A del 1984 e poi cinque anni in A. Una bella carriera azzurra.

Abitavo a Como Sole, e poi in via Borsieri. Como è ancora casa mia, anche se non ci vengo più. Sono ovviamente legato a quei colori. Ne approfitto per salutare tutti i tifosi azzurri.

Lei è legato a un’altra immagine: il gol dell’1-0 con la Cremonese nel giorno in cui fu inaugurata la Curva Azzurra.

Certo. Fu il mio primo gol in serie A, posso dimenticarlo? E poi c’è una curiosità: tutti i miei gol al Sinigaglia li ho segnati sotto la curva dei tifosi del Como. Sapevo inserirmi anche di testa.

Vede la squadra azzurra adesso?

Sì sì, spesso.

Cosa ne dice?

Se vuole posso dirle cosa si dice nella chat: che questo Como contro di noi perderebbe... (ride, ndr).

Addirittura?

È una battuta, ma l’unica verità è che sono due realtà imparagonabili. Noi sfruttavamo i giovani fatti in casa, e la società li lanciava per venderli e autofinanziarsi, dovendo rifare alcune cose ogni anno. Qui c’è un’altra disponibilità economica. Il Como è bello da vedere, entusiasmante, con un bravo allenatore. Ma è un’altra storia. E poi...

Poi?

Noi quel gol preso contro il Napoli da Vergara in contropiede, nella partita di Coppa Italia, non lo avremmo mai incassato. Con Bianchi abbiamo ancora il record di due soli gol incassati in tutto il campionato in casa, uno su rigore. C’era una attenzione tattica difensiva molto sviluppata.

Como come la Samp che sfidaste in Coppa?

Il paragone ci sta. Glielo auguro.

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