Cesc e Gasp, una sfida al veleno

Il confronto I due si stimano, ma non sono mancate le frecciate in occasione delle sfide tra i due allenatori

Como

Duello Fabregas-Gasperini. I due allenatori. Sfida nella sfida. Romanzo dalla trama già nota: Claudio Ranieri, stratega tecnico della Roma, aveva scelto Fabregas per guidare i giallorossi quest’anno. E dopo il no (che a un certo punto era sembrato un sì) di Cesc, Ranieri si era dirottato su Gasperini. Ora, senza entrare nella pruriginosa e anche un po’ sbagliata definizione di prime o seconde scelte, per lo meno possiamo dire che si affrontano (per la quarta volta) i due allenatori preferiti da Ranieri. Qualcuno li accomuna, lì vede come leader della abusata categoria di “giochisti”. Altri preferiscono sottolinearne le differenze. Un esperto e saggio alle ultime stagioni di carriera contro un quasi debuttante. Un allenatore ha saputo evolvere in salsa offensiva il calcio all’italiana uomo contro uomo, contro un allenatore dalla filosofia spagnola che ama il possesso palla. Sapete chi è stato il primo a sottolineare le differenze tra i due? Fabregas. Nei giorni di Atalanta-Como del settembre 2024. «Io e Gasperini - disse - siamo due allenatori all’opposto come modo di giocare, ma non c’è dubbio che lui abbia costruito un capolavoro. Loro cercano di “portarti fuori”, puntando tutto sull’uomo contro uomo. Ci sono fasi in cui il loro centrocampo è vuoto, a me invece piace dominare la partita con tanta gente in mezzo al campo, è un gioco completamente diverso».

Tra i due stima, questo è certo. Fabregas lo ha detto più volte. «Lui è una leggenda, no? Un allenatore che ovviamente ha trenta-quarant’anni di esperienza in più di me e questo mi ha fatto grandissimo piacere. Ha un’identità molto chiara di ciò che vuole fare, di come convince il giocatore a fare quello che ha in testa e, per me, questa è la cosa più determinante per un mister. Per questo ha il mio massimo rispetto». Ok. A parte che quel “trenta-quaranta anni di esperienza” potrebbe suonare come sottolinearne l’età, le frecciate sono arrivate dopo. Forse il guanto di sfida è arrivato con la prestazione monstre del Como a Bergamo, in quel settembre, con il successo 3-2 e una lezione di calcio. Fatto sta che nella partita di ritorno (vittoria dell’Atalanta a Como), Fabregas andò giù piatto: «C’è stata un po’ di tensione. A me dicono che non devo parlare con gli arbitri, ma lui lo fa sempre. Va bene che siamo il Como, ma ci vuole imparzialità e rispetto. C’è una panchina che ha sempre urlato, una squadra che nel finale perdeva tempo e l’arbitro lo ha sempre lasciato fare». E poi: «Se l’allenatore avversario fa quattro cambi vuol dire che sta capendo poco di quello che sta succedendo... Tatticamente noi ok».

Il top però è stato a Roma-Como 1-0 dello scorso dicembre. Con Fabregas che disse: «Troppi duelli uomo contro uomo, falli, simulazioni. In Italia si perde tanto tempo e non c’è spazio per giocare, noi lavoriamo tanto sulla creazione di gioco, ma oggi quante ne abbiamo fatte? Poche, pochissime. Io ho visto una Roma molto fisica, più fisica di noi».

Ma il proiettile da novanta lo mise Gasperini: «A me ciò che non piace del calcio attuale è la situazione del portiere. Si è messa la regola degli 8 secondi che viene applicata pochissimo e prima che inizi a giocare, quando mette palla a terra, ne passano 30. Bisognerà ridurre anche quante volte gioca palla il portiere: in Inter-Como, Butez l’ha toccata 51 volte e questo alla gente non piace. Rischiamo di diventare calcetto: date la palla ai giocatori forti, bello da giocare ma brutto da vedere». Insomma, non se le sono amndate a dire. Ora, la stima resiste. Ma la sensazione è che tra i due ci sia anche un duello personale, un sfida sulla metodologia. Stavolta con una vista sulla Champions League.

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