Charlie Ludi, il ds di parola
Personaggi Visione e promesse mantenute: un passo indietro rispetto a Fabregas e Suwarso, ma fondamentale per il progetto
Como
Geneticamente creato per essere il perfetto direttore sportivo del Como indonesiano. Quando glielo avevamo detto, anni fa, lui si era messo a ridere. Ma è così: Charlie Ludi è la persona perfetta per occupare quella poltrona in questo contesto, almeno quanto Cesc Fabregas lo è sulla panchina. C’è una differenza, però: Fabregas è sovraesposto, compare in tutte le salse, in tutte le analisi. Così come il presidente Mirwan Suwarso, quando c’è da dire qualcosa, mette fuori la testa, perché è fine istrione e sa quando dettare la linea. Charlie Ludi invece no. Non è sovraesposto, anzi.
Sta nell’ombra, non gli piace apparire, farebbe a meno di parlare pubblicamente (ma non può più: ieri ha rilasciato una lunga intervista Radio Rai che trovate qui sotto). E così c’è chi lo calcola un passo indietro. Laterale. E invece no. Charlie Ludi è fondamentale nel processo evolutivo del Como. E da tempo ornai gli addetti ai lavori se ne sono accorti, visto che non c’è trasmissione televisiva o talk show calcistico dove non venga citato il triangolo magico: direzione societaria, direzione sportiva e direzione tecnica. Perché fondamentale? Ve lo spieghiamo subito. Innanzitutto Ludi è un direttore sportivo moderno, non di quelli vecchio stampo tutto contratti e pallone, istinto e calcolo, sensazione e manovre di scambio. Ludi è un manager preparatissimo, continua a frequentare corsi di aggiornamento di ogni tipo, di ordine socio economico, psicologico, di gestione risorse umane e ha una visione a 360 gradi del suo ruolo, perfetto per una società che fa calcio in questa maniera, dove il pallone che rotola va a pari passo a una serie di altre sfumature e altri ambiti. L’esperienza da dg lo ha arricchito di altri esperienze che non ha abbandonato oggi che è tornato ds, dopo lo sviluppo tentacolare della società. Il mercato lo interpreta in modo analitico, moderno, manageriale. E’ a capo, assieme al board dei cinque saggi, di un sistema capillare di ricerca dei giocatori a metà tra l’analisi dei dati e la valutazione dell’individuo. Il grande valore di Ludi sta nella sua presenza a Mozzate, punto di riferimento dei giocatori a ogni refolo di vento contrario. Dietro alla crescita di tanti giocatori in questi anni, da Chajia e Da Cunha, c’è la sua maniera di dare fiducia ai ragazzi; quattro anni va in panchina durante le partite (con Gattuso, Longo, Roberts e Fabregas), e questo non vi dice nulla? Segno che la sua presenza è un valore aggiunto e non ingombrante. Lo scorso anno in estate, è riuscito a piazzare una trentina di giocatori. In un mercato dove non si muove mai nulla. Nel silenzio del suo computer. Un capolavoro.
E soprattutto Ludi è un uomo di parola. Dice poche cose, ma sempre esatte. «Fabregas è un fenomeno», disse dopo due settimane di lavoro in panchina di Cesc. «Gattuso via? Lo dite voi, per me resta». «Paz? Resterà con noi». «Fabregas se ne va? Lo dite voi, io sono tranquillo». Tutte cose pronunciate in momenti in cui la vulgata (e pure noi) era convinta del contrario. E poi ci sono cose che nessuno sa. E cioè che Ludi è stato fondamentale nella decisione di tenere Baturina a gennaio, mentre l’agente faceva il diavolo a quattro per andar via. Se Batu-gol è questo, il merito è anche suo.
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