Como, a Udine prestazione sottotono. E ora inizia una settimana molto calda

Nonostante tutti gli sforzi fatti dall’allenatore per lasciarli fuori dalla porta, gli strascichi della sosta per le nazionali ha lasciato il segno sulla prestazione della squadra. E la Juve si avvicina a un punto, rendendo questa corsa Champions sempre più serrata

Udine

Nell’uovo di Pasqua la sorpresa è un po’ scarna. Quei giocattolini di plastica un po’ sgangherati, per bambini, quando invece tu ti aspettavi chissà cosa. Il Como pareggia a Udine al termine di una partita brutta, senza guizzi, lenta. E la Juve si avvicina a un punto, rendendo questa corsa Champions sempre più serrata. Fabregas a fine partita era double face, come quei cappotti buoni per ogni occasione. Anche la partita è stata double face. Insomma: statistiche sempre arci positive, numeri ancora ottimi, classifica ancora meravigliosa, ma prestazione sottotono. Sublimata da una metafora: l’allenatore, con i soliti occhi spiritati che ti spingerebbero a buttarti nel fuoco, alla vigilia aveva detto di volere una squadra che andasse a mille allora, come il suo solito, e invece si è trovato per le mani una Panda che andava a 30 all’ora. Motivo? Ce ne sono molti.

Motivi

Il primo arriva dal fatto che, nonostante tutti gli sforzi fatti dall’allenatore per lasciarli fuori dalla porta, gli strascichi della sosta per le nazionali ha lasciato il segno sulla prestazione della squadra. Come lo zucchero nella benzina: coof coof. Comprensibile: avranno anche vent’anni questi ragazzi, ma essere sballottati da una parte all’altra dell’Oceano, magari con un sogno mondiale fatto transitare dalla dogana, può annacquare muscoli e nervi. Unito anche al fatto che si è giocato in un giorno piuttosto caldo. Seconda motivazione: l’Udinese ben presto si è adattata al modulo di Fabregas, scegliendo un 5-4-1 che significava densità di traffico in mezzo al campo, difficoltà di palleggio e pure il recupero palla era un po’ così. Anche perché (lo abbiamo detto mille volte) l’Udinese è una delle squadre più dotate fisicamente del nostro campionato, e dunque nei famosi scontri uno contro uno, era difficile per i nanerottoli azzurri venirne a capo. Wrestling nel fango. Terzo motivo: l’errore nelle ultime scelte. E anche nelle conclusioni, c’è da dire. Soprattutto quella palla per Vojvoda sulla quale il kosovaro, molto sicuro di sé, ha optato per il pallonetto morbido al volo, quando forse ci sarebbe stato il tempo per controllare e optare per una conclusione più concreta. Capita di sbagliare, povero Mergim, specie se non sei un attaccante, ma il rammarico arriva dal fatto che è stata la palla gol più nitida della partita, forse l’unica vera palla gol, perché ok i tre tiri in porta, ma se sono delle telefonate con avviso sul display dello smartphone, sai chi ti chiama e sai come rispondere. Dunque i tiri né di Paz, né di Douvikas e nemmeno di Da Cunha sono stati vere occasioni da gol, al di là del fatto che hanno sporcato i guantoni a Okoye. Accidenti Mergim, era la palla del match.

Quarto e ultimo motivo: Fabregas ha optato per Caqueret al posto di Baturina, con uguali compiti, partire da esterno ma accentarsi subito in fase di possesso, nel 3-2-4-1 dove però, per via degli stangoni dell’Udinese, si perdeva nella jungla e bisognava andare a recuperarlo con il verricello. Forse Baturina dall’inizio sarebbe stato meglio. Ma va beh, non siano ancora sufficientemente presuntuosi da ragionare come squadra designata per la Champions, la serie positiva si allunga ed è stato anche bello e onesto sentire Fabregas fare autocritica sulla prestazione senza melina. Piccola gioia della partita, aver visto un Morata entrato con il sacro fuoco addosso, capace di due sprint da centometrista, in cui ha subìto fallo.

Finale

Peccato che nel finale non abbia ricevuto cross, probabilmente non per scelta ma perché gli esterni (o quel che ne rimaneva) non sono riusciti a trovare lo spazio per farli. Comunque: il Como resta quarto, ed è bene ricordarlo anche in una giornata in cui la prestazione è stata un po’ al di sotto delle aspettative. E adesso? L’Inter. Sullo sfondo la madre di tutte le partite, nel senso che è la bestia nera di Fabregas (e non solo la sua) una squadra contro la quale in quattro partite il suo Como non è ancora riuscito a segnare un gol, ma anche la squadra contro cui dieci giorni dopo la sfida di domenica si giocherà l’accesso alla finale della Coppa Italia. L’Udinese da oggi è già dimenticata. Sarà una settimana molto calda.

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