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Sabato 31 Gennaio 2026
Como-Atalanta: passaggio di consegne?
Analisi Sono mesi che chiamano il Como “La nuova Atalanta”. Ma sarà davvero cpsì?
Como
Sono mesi che chiamano il Como “La nuova Atalanta”. La retorica calcistica è abilissima a tracciare scorciatoie, spesso banali e superficiali. Ma con una base di partenza logica. Il Como è la nuova Atalanta? Secondo una certa narrazione sì. Vale a dire, la provinciale destinata a frequentare per anni (secondo i progetti) le zone europee della classifica. A Bergamo si augurano, al limite, che possa essere “Un’altra Atalanta”, nel senso che non per forza ci deve essere un cambio di consegne. Ma certo nella definizione, conta molto anche la fine del ciclo Gasperini che qualche scossone in casa nerazzurra lo ha provocato.
La sfida di domani, dunque si arricchisce di nuovi significati. Non solo lo scontro diretto per l’Europa, ma anche un avvicendamento, un passaggio del testimone come ruolo da recitare nel nostro campionato.
Il duello per l’Europa è scontato. In questo momento l’Atalanta è considerata la rivale numero uno nella corsa al sesto posto. Un mese fa era il Bologna, ma le cose cambiano. Di questo ci sarà tempo e modo di parlarne in sede di presentazione. Ma il ruolo di nuova Atalanta? Sì, il Como è sicuramente avviato a recitare quel ruolo che fu del Parma, della Sampdoria e di altre squadre “non big” che frequentarono stabilmente l’Europa. E siccome l’ultima in ordine temporale a recitare quella parte è stata l’Atalanta, ecco il paragone. Ma è così simile la storia? No. Anzi diversissima. Perché secondo una famosa definizione di Osian Roberts, il Como ha iniziato la Costruzione del progetto dal tetto e non dalle fondamenta. Come invece ha fatto l’Atalanta, e tante prima di lei. Settore giovanile, caccia di talenti monetizzazione degli stessi per poi potersi permettere giocatori di un certo tipo. Quello che fece il Como negli Anni Ottanta. E dunque in questo possiamo dire che è stata l’Atalanta ad essere il nuovo Como, tra l’altro con un signore dal nome Mino Favini a tracciare la linea e il progetto prima a Como e poi a Bergamo. A Como hanno cominciato dal tetto, perché per prima cosa la proprietà indonesiana ha pensato ad essere vincente ed attrattiva per riempire lo stadio e attirare l’attenzione sul progetto. Il valore del progetto Hartono è stato che, a differenza di molte altre realtà, in cui e parti dal tetto, poi precipiti giù, garantendoti magari sì qualche stagione a bomba, ma poi senza fondamenta pagando con fallimenti eccetera, questa proprietà ha avviato, ma solo dopo, il progetto delle fondamentale. E ora si comincia a parlare di talenti italiani, di ragazzi da inserire in prima squadra dalla Primavera, di possibili spazi entro due o tre anni di giovani del vivaio in serie A.
L’Atalanta, in nove anni di Gasperini, non è riuscita ad essere il Leicester italiano. Quasi, certo. Le è mandato lo scudetto che ha reso imperiture Cagliari, Verona, Sampdoria. Ma ci è andata vicino, soprattutto lo scorso anno. Il Como, chissà, in cuor suo punta ad esserlo. Conoscendo le ambizioni di proprietari, società e staff tecnico non lo escluderemmo. Voi lo escludereste? Noi no. Certo il Como ha già superato l’Atalanta nella visibilità mondiale. Laddove la squadra di Bergamo è rimasta una realtà di cui si parla essenzialmente solo a livello calcistico, il Como è già un fenomeno anche fuori dal campo, a livello di appetibile merchadising e appeal per gente straniera. Complice, ovvio, la notorietà del luogo. Domani, per questo, sarà una sfida molto particolare. E come sembrano lontani i tempi in cui era “solo” un meraviglioso, appassionante, caldo derby lombardo di serie B
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