Como, attacco al potere: con super Douvikas

Il personaggio Oggi, insieme a Paz, è sul terzo gradino del podio dei marcatori della serie A, dopo Lautaro e Pulisic e insieme a Orsolini o Yildiz

Como

Ti aspetti Morata, ti aspetti Diao, trovi Douvikas. Il bello del Como è anche questo. Come dice Cesc Fabregas, quello che potrebbe essere un problema può diventare un’opportunità. E sta andando esattamente così: l’opportunità di questa fase di stagione, in cui un paio di possibili protagonisti stanno mancando, ha un nome e un cognome. E soprattutto, ha un bottino di gol che sta diventando qualcosa di molto serio.

Perchè Anastosios Douvikas, Tasos per tutti, non solo è il bomber che il Como sembrava non avere. Ma oggi, insieme a Paz, è sul terzo gradino del podio dei marcatori della serie A, dopo Lautaro e Pulisic e insieme a nomi ben più attesi come Orsolini o Yildiz, o lo stesso Paz. Con un particolare significativo, cioè che lui ha giocato da titolare solo la metà delle partite: 942 minuti per l’esattezza, quelli di Paz sono stati 1542 per esempio.

Ma non è Paz il termine di paragone, c’è piuttosto un dato di fatto vero: Douvikas sta diventando uno dei nomi più sorprendenti di tutta la serie A, sicuramente il meno atteso tra quelli che occupano i primi posti tra i marcatori. E il Como, grazie alle sue reti, è una delle pochissime squadre che può posizionare tre giocatori sul podio dei cannonieri: le altre due sono l’Inter, con i dieci gol di Lautaro e i sei di Chalanoglu, e il Milan, con Pulisic a otto e Leao a sei.

E’ una sorpresa? Forse non per tutti. Fabregas ha sempre detto di credere molto nell’attaccante greco e nelle sue possibilità di crescita. Alla sua stagione fanno da corollario peraltro anche tre gol in Coppa Italia: ha cominciato subito con una doppietta contro il Sudtirol e ha segnato poi anche contro il Sassuolo. Dunque, nel suo andirivieni tra panchina e campo è già da un paio di settimane il giocatore più prolifico nella stagione comasca e la sua vena realizzativa si era concretizzata sin dall’estate. L’anno scorso era arrivato a fine gennaio, in campo da febbraio. Solo sei partite da titolare, ma aveva comunque segnato due gol decisivi: in Como-Empoli finita 1-1 e in Como-Torino, 1-0. In quel decimo posto finale c’erano comunque quattro punti firmati da lui.

Anche quest’anno non partiva da primissima scelta, ma ha avuto la capacità e la forza di diventare utilissimo quando gli è stata data l’occasione. Il primo gol del Como in campionato è stato suo, l’1-0 contro la Lazio, seguito poi dalla rete su punizione di Nico Paz. Poi una rete nel successo contro il Verona, una contro il Sassuolo, una a Lecce - sfoderando oltre alla rete anche un paio di spettacolari rovesciate - e la doppietta di Pisa, in cui ha dimostrato anche di saper segnare su rigore.

Bomber sì ma anche giocatore in grado di interpretare il ruolo di attaccante come richiede Fabregas, partecipando alla manovra e con quella capacità di trovare il colpo vincente anche quando sembra di vederlo giocare meno bene del solito. Cose che riesce a fare chi ha talento, ma pure tanta personalità. Formatasi anche attraverso esperienze diverse: dal campionato greco, dove fu eletto a vent’anni miglior giovane nell’Asteras Tripolis e l’anno dopo nel Volo segnò ventuno gol, a quello olandese con due stagioni all’Utrecht segnando ventinove reti in campionato di cui venti il secondo anno, fino alla Spagna, con una stagione e mezza e dieci gol nel Celta Vigo.

Oggi di anni ne ha ventisei, la sua maturità è quasi completa. La serie A lo sta conoscendo, i tifosi del Como lo amano sempre di più. E senza doversi guardare troppo intorno, la soluzione agli infortuni in attacco Fabregas l’ha già trovata.

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