Como guastafeste. Così mette in luce i mali del calcio italiano
Analisi E’ venuto il momento di unire i puntini. Il quarto posto del Como non è solo un meraviglioso dato sportivo
Como
E’ venuto il momento di unire i puntini. Il quarto posto del Como non è solo un meraviglioso dato sportivo. Ma è qualcosa di più. Perché i presupposti con cui è stata scritta questa storia sono molto molto particolari. E averli raccontati, come abbiamo fatto già più volte, non è la stessa cosa che ripeterne i meccanismi, alla luce di un quarto posto oggi effettivo.
Dunque, già dall’inizio di questa avventura, come sapete tutti, il Como aveva chiesto al suo allenatore un calcio attrattivo. Non aveva dovuto pregarlo, visto che era già nelle corde di Fabregas. In più Cesc aveva già detto a mezza voce che riteneva il calcio italiano vecchio come concezione. Lo aveva fatto, particolarmente, nella prima intervista dopo la promozione in serie A. Quando disse: «Il prossimo anno cercheremo di salvarci attaccando». Che sembrava una bestemmia, in un calcio molto tattico come quello italiano. Eppure l’allenatore aveva già tastato il polso alle nostre squadre, e aveva visto che spesso si trattava di un identico canovaccio. Avevano voglia, il Como e il suo allenatore, di scrivere qualcosa di nuovo, questo è stato chiaro sin dal primo momento. Poi ci si è messa, ovviamente, la società. Il lavoro del ds Charlie Ludi nel mettere a punto tutti gli aspetti fondamentali per fare un calcio valoriale, quello che chiedeva Fabregas. Su alcuni cardini: allenatore non in discussione (non sono bastate cinque sconfitte di fila in A per mettere in dubbio il progetto filsofale di Fabregas), agire sul mercato andando a battere altre strade rispetto alle agenzie di procuratori che lavorano con il nostro campionato, arrivare prima su giovani di grande talento completamente ignorati dal mercato italiano, puntare sui giovani seriamente, facendoli giocare ma soprattutto non mettendoli in croce per un errore, scatenando la loro esplosività, il loro estro, la loro freschezza senza caricarli di troppe responsabilità. Il Como, per via di questi presupposti, a qualcuno ha cominciato a dare fastidio. Visto che di fronte a prestazioni monstre, per mesi si è stati solo capaci di mandare in loop il ritornello dei soldi spesi.
Il Como visto come un metro di paragone, di uno specchio maligno dove riflettere i mali del calcio italiano. Tutto questo sarebbe stato una bella storia, una bella teoria, se il Como si fosse limitato a ripetere, migliorandole, le prestazioni dello scorso anno. Ma le cose sono cambiate. Il Como nelle ultime settimane ha parlato un’altra lingua. Si è infilato nel salotto buono, sfida le big alla pari per centrare un posto in Champions. E allora le cose cambiano. Non si può più fare finta di nulla. Il Como, con i suoi sistemi nuovi, di costruzione della squadra e di filosofia calcistica arriva a tirare un guanto di sfida a un calcio vecchio, che ha già fuori tutte le squadre dalla Champions al primo vero turno, e che rischia di non mandare la Nazionale di calcio ai Mondiali per la terza volta di fila. Un calcio che si barcamena tra espedienti, senza progettualità. E con un ct come Gattuso dal gioco “sparagnino”, come si diceva una volta, ancora tutto molto utilitaristico.
Invece di subirlo, vedremo ora se qualcuno avrà il coraggio di prendere il Como come un modello.
© RIPRODUZIONE RISERVATA