Fabregas: «Bisogna guardare sempre in alto»

Conferenza E sui calendari: «Perché con il Cagliari giochiamo sabato? Non potevamo giocare domenica? Non capisco»

Como

Cesc Fabregas arriva puntuale in sala conferenze alle 15. C’è Como-Lecce, e dopo la sbornia di Milan-Como e Juventus-Como potrebbe essere anche un appuntamento banale. Ma non lo è. Perchè il serrato incedere delle partite ha fatto saltare all’allenatore qualche appuntamento con la stampa, le conferenze post partita sono maledettamente troppo stringate e, insomma, è l’occasione per fare il punto con Cesc sulla situazione del Como a tutto tondo. Tanto che il racconto che vi facciamo non è temporale, ma snocciolato in base ai temi più caldi.

Rischio

Primo: l’auspicio che non succeda quello che era capitato con la Fiorentina, dopo l’euforia di Napoli. E stavolta si arriva dall’euforia di Torino... «Sì, ma c’è una differenza importante. Stavolta abbiamo avuto una settimana canonica, da sabato a sabato, l’altra volta c’era stato meno tempo per impostare il lavoro. Sì, mi ero dato le colpe. Stavolta li ho visti bene, spero che non ricapiti. Quello che è certo è che è una partita fondamentale per noi, dobbiamo andare all’assalto dei tre punti dall’inizio e mi aspetto un Lecce forte, competitivo che combatte per i suoi traguardi. Non sarà comunque semplice». Importante al punto che... «non chiedetemi di Como-Inter di Coppa Italia. Per me oggi c’è solo il Lecce e l’ho detto chiaro e tondo ai ragazzi. Dobbiamo pensare a questa partita e basta, poi da domenica penseremo alla sfida con i nerazzurri».

Calendario

Il che richiama l’argomento calendario. E qui l’allenatore ha fatto di tutto per tapparsi la bocca, forse non avrebbe voluto dire certe cose, ma siccome è uno diretto, non ce l’ha fatta: «Circola l’ipotesi (poi confermata, ndr) che contro il Cagliari si giochi il sabato. Boh, non so. Già la cadenza delle scorse settimane è stata organizzata in modo un po’ particolare. Ma stavolta mi chiedo: se il Cagliari non gioca le Coppe europee, perché farci giocare il sabato? Se certe incongruenze si ripetono spesso è logico che uno pensi che vogliano mettere in difficoltà una squadra che non è abituata a fare le Coppe. Ma non voglio penare questo. Andiamo avanti e pensiamo a noi». Sassolino nella scarpa.

Infortunio

Poi c’è la questione degli infortuni: «Baturina e Addai non ci saranno. Diao può essere convocato. Vorrei spendere due parole per Jayden. E’ stato brutto, i ragazzi hanno sentito il rumore. Stlak. Che sfortuna, l’ultima palla dell’allenamento, poi. Mi spiace per noi e per lui soprattutto. Un ragazzo che ci dava tanto. Forza». E già che c i siamo: quattro panchine di fila per Rodriguez sono una sorpresa: «Questi ragazzi vanno gestiti, hanno momenti di esplosività e momenti meno brillanti. L’importante è farli sentire sempre dentro il progetto, perché hanno sposato una causa lontano da casa e non devono sentirsi abbandonati. Nessuna bocciatura, solo momenti. Jesus è stato incredibile per alcune partite e tornerà ad esserlo».

Singoli

Interessanti i pasaggi su alcuni singoli: «Perché Baturina esterno anche senza Paz? E Caqueret dove lo avreste messo? Caqueret è incredible, ragazzi, Uno sveglio attento, i sono giocatori che devi stimolare continuamente, altri no. Maxi è sempre sul pezzo, recupera palloni ma non per i contrasti ma per l’attenzione e la prontezza di essere al posto giusto. Qualche volta sono stato ingiusto con lui. E poi Baturina sta facendo bene in quella posizione, tanto poi si accentra. Vojvoda è splendido. Sempre positivo, sia che giochi che non giochi. E Smolcic? Per me è un giocatore da Champions League. Avete vito che partita ha fatto a Torino? In tutte le fasi. Diao comincerà a fare 15-20 minuti. Speriamo di avere il miglior Diao in questi ultimi tre mesi». L’aneddoto del pizzino dato a Vojvoda durante Juventus-Como: «Da Cunha non riusciva a sentirmi, la palla non usciva mai. Così ho preso Vojvoda che era il più vicino di tutti e gli ho dato una informazione su cosa dovesse fare Da Cunha in pressione. Tutto qui. Una cazzata, non una cosa determinante»

Prestazione

Impossibile non tornare sulla partita di Torino: «Se è stato uno step importante? Beh, sì. Grande personalità, abbiamo difeso molto alto, più di quello che mi era sembrato dal vivo. Quando l’ho rivista ho notato il grande lavoro su questo aspetto. Li abbiamo anche aspettati, non abbiamo fatto giocare una squadra che con l’Inter e in Champions ha mostrato di cosa può essere capace. Demerito loro, dicono, ma forse anche merito nostro. Il secondo gol? Io preparo sempre una parte di allenamento sui contropiede, fase fondamentale. Ma poi conta anche la decisione dei giocatori sul momento. Grandi tutti, la conduzione di Perrone, lo scatto di da Cunha e quello di Caqueret che poteva anche non crederci».

Classifica

Inutile chiedergli della classifica: «Io penso solo a far si che i miei giocatori credano a quello su cui lavoriamo. Perché è un aspetto fondamentale. Se non ci credono non lo mettono in atto con la stessa intensità. Dobbiamo decidere se guardare in alto verso le cose belle, o in basso verso quelle brutte. Io chiedo a tutti di guardare in alto, sempre in alto». Due parole su Nico Paz: «Da un certo punto della scorsa stagione ha fatto grandi miglioramenti dal punto di vista difensivo, non è una novità di quest’anno». E su Osian Roberts: «Il suo apporto è molto importante, ha una visone totale del progetto, si occupa dell’accademy e credo che sia un grande valore aggiunto per noi».

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