Fabregas: «Così uniti siamo fortissimi»

Intervista « Non era la partita per pressare come animali e del possesso esagerato. Dovevamo pressare, ma in modo diverso»

Como

L’elenco dei record, dei primati, delle cose che il Como di Fabregas sta sistematicamente riaggiornando, mette in primo piano uno stupefacente 6-0 in serie A. Dopo tre trasferte vinte 3-0, la squadra ha ritrovato il gusto della vittoria in casa. Anche adattandosi e cambiando la modalità di attaccare.

Contro la Lazio il Como aveva vinto in un modo, con tanto possesso palla e una rete fitta di passaggi, contro il Torino serviva altro, come ha spiegato l’allenatore spagnolo: «Io come allenatore sto imparando tanto da questo campionato, appena abbassi il livello come dimostrato ieri dall’Inter sei 0-2 e sei costretto a mettere giocatori top. Quindi bisogna saper cambiare: il Torino gioca un calcio diretto, sull’attaccante. Non era la partita per pressare come animali e del possesso esagerato. Dovevamo pressare, ma in modo diverso, perché se si pressa senza pensare, il Toro può fare male. E l’abbiamo preparata così». Poi, il Como ha dilagato: «Quando hanno perso fiducia, li abbiamo attaccati ancora più alti. Noi vogliamo giocare da dietro, ma abbiamo corso ancora un rischio a fine primo tempo: dobbiamo crescere anche in questo».

Percorso

Intanto, il suo Como stupisce sempre, anche se ormai ha abituato a risultati eclatanti: «Non c’è una magia, è solo un percorso. Siamo tutti giovani, tanti ragazzi hanno venti-ventuno anni e vogliamo diventare una squadra più completa possibile. Se andiamo avanti così, se sapremo mantenerci su questi livelli, allora potremo crescere. Se perderemo la nostra umiltà, allora cambierà tutto. Piedi per terra, sempre». Dopo le polemiche tra “giochisti” e “risultatisti”, il Como ora ha trovato un perfetto equilibtrio tra le due cose. Ma questo Como è una macchina perfetta? «Noi siamo giovani, io sono giovane e lo staff è giovane. E la macchina perfetta non esiste nel calcio. Di sicuro, vogliamo migliorare: vedo fame, voglia, crescita e più siamo sul carro, tanto meglio è per noi. Tutti vogliono aiutare, dare un a mano e dare un contributo: è la situazione migliore. Se stiamo uniti, come una famiglia, siamo fortissimi».

Baturina e gli altri

Incredibile il rendimento di gennaio di Baturina, un giocatore “universale”, che ha iniziato a sinistra, ma con la libertà di poter svariare su tutto il fronte d’attacco: «È un ragazzo intelligente, anche difensivamente è già a un livello alto. Ha la pazienza per capire quando deve stare esterno e quando stare largo. Rodriguez non era al meglio a destra, abbiamo cambiato le fasce e Baturina si è connesso bene con Paz. Può fare gol e assist, sta diventando un giocatore completo. E noi siamo a caccia di questi profili particolari, da inserire nel momento giusto. Ha dovuto avere pazienza, ha anche sofferto questa situazione. Ma è stato bravo a stare dentro al gruppo senza mollare e si merita di vivere questo grande momento. Gli servono serenità e stabilità: può diventare un giocatore molto importante».

E, a proposito di gente che è stata aspettata, finalmente si è visto uno spunto importante di Kuhn, con un gran gol a risultato ormai acquisito, ma certamente importante per lui: «Questo tipo di gol lo fa spesso, in Scozia ha segnato 21 reti e fatto 15 assist: impossibile si fosse dimenticato. Vero, è un po’ timido, va spinto. E sono felice per rientro in lista di Addai, vediamo se ci sarà anche Morata in Coppa Italia. Più siamo, come detto, più possiamo diventare forti. L’obiettivo è diventare più completi possibile».

Critiche

Ma Fabregas dà fastidio o viene criticato quando perde perché fa le cose differenti o perché c’è un po’ di “xenofobia sportiva”? «Ho una mia idea ma la tengo per me, non vorrei alimentare altre polemiche. Mi hanno fischiato in 100mila al Camp Nou, questa sì che è pressione. A me piace che la città sia dentro il progetto, ognuno poi all’esterno si fa una propria idea. Se sapremo costruire una nostra mentalità, sarò contento»

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