Fabregas dopo Como-Milan:«Se la rigiochiamo vinciamo 8 volte su 10. Ma è pure una lezione»

Il tecnico «Errori? Sfondare sempre centralmente. Quando da piccolo sbagliavo, ricordavo di più le sberle . Avremmo dovuto insistere con i passaggi e i cross»

«1-3, 1-3, 1-3. Qui conta il risultato, no?». Boom. Una bordata, certamente figlia anche della delusione, forse anche della frustrazione. Cesc Fabregas contro tutti, contro la cultura tutta italiana del risultato a tutti costi, anche attraverso un gioco magari poco attraente.

“Giochismo” contro “risultatismo”: se ne è parlato alla vigilia fino allo sfinimento. E su questo piano, la partita non ha deluso chi si attendeva la sfida filosofica tra due allenatori, uno semi-esordiente, l’altro navigatissimo in campo italiano ed europeo. Sfida che prosegue sui social, tra chi difende il lavoro del Como bello ma sconfitto – soprattutto esteti terzi del calcio e la quasi totalità dei tifosi comaschi – e tra chi enfatizza il calcio tutto concretezza del Milan.

«Ci serve una notte per pensare, riflettere. La mente sarà più lucida quando riprenderemo, perché arriva una partita importante», ha detto anche guardando un po’ avanti, ma senza assolutamente nascondere la delusione. Anche rispondendo a chi gli ha fatto notare un calo nella ripresa: «Anche nel secondo tempo abbiamo prodotto tanto. Penso al tiro di Paz parato e alla traversa colpita. Stavamo dominando. Ma di fronte avevamo grandi giocatori, capaci di sfruttare una palla persa per punirci. Ma sono convinto di una cosa: se la rigiochiamo dieci volte, vinciamo otto volte». Errori? «Sì, come contro il Bologna, ma in parità numerica, ci siamo ostinati a voler entrare in area centralmente, ma c’era troppa densità. Avremmo dovuto insistere con i passaggi, nel girare la palla, nell’effettuare ancora più cross in area».

Un po’ di filosofia, non si sa quanto davvero sentita: «È una sconfitta che fa parte del processo. Alcune volte si impara anche così. Quando ero piccolo e sbagliavo, ricordavo di più le sberle della mamma, molto più delle parole...».

Finale amaro: «Abbiamo fatto 700 passaggi, il Milan 200 (i numeri sono un po’ diversi, nda). Giocando così, il calcio ti deve dare di più. Bravo il Milan, noi continuiamo il nostro percorso».

Ha evitato ogni polemica Max Allegri. Ogni botta e risposta su questo scontro tra ideologie: «Conta il risultato – unico accenno -, conoscevamo tutte le difficoltà. Loro sono calati dopo un’ora, noi abbiamo sfruttato le occasioni che si sono presentate in campo aperto. Consolidiamo il secondo posto e ora prepariamo il Lecce, partita che chiuderà questo ciclo. Il Como? Ha disputato una bella partita, è un’ottima squadra. Se ci siamo parlati io e Fabregas? No, come sapete, io scappo via appena fischia l’arbitro».

Chissà, se la vera risposta a tutte le domande, non risieda nelle parole quasi ovvie, ma efficaci, di Allegri: «Maignan resterà? Spero che firmi, ma non è un mio compito. Per fare grandi squadre, servono grandi giocatori come Rabiot, Modric, ma anche tanti di quelli che sono entrati».

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