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Domenica 15 Febbraio 2026
Fabregas: «La colpa è soltanto mia»
Interviste «Non ho trovato la forma giusta per spiegare ai giocatori l’importanza della partita, non li ho saputi caricare a dovere»
Como
«La colpa di questa sconfitta è solo mia». Cesc Fabregas si è preso immediatamente tutte le responsabilità per la seconda sconfitta in casa della stagione. Tutte. Per il tecnico spagnolo del Como non ci sono state problematiche di fisico, mentali, di tattica o di motivazioni.
Il suo esordio in sala stampa è molto netto, dopo la partita: «Il vero problema sono stato io. Non ho trovato la forma giusta per spiegare ai giocatori l’importanza della partita, non li ho saputi caricare a dovere». Di certo, non si può dire che non conoscesse i possibili tranelli di una partita arrivata dopo la grande notte di Napoli: «Quando dicevo che questa sarebbe stata la partita più importante della stagione, sapevo bene che sarebbe stata una sfida complicata. In teoria, non dovrebbe esserlo dopo una vittoria ai rigori». Ma l’età, spesso, può giocare brutti scherzi: «Non scordiamoci che siamo la squadra più giovane d’Europa – ha sottolineato Fabregas - Capita che quando parlano bene di te, specialmente se sei giovane, la pancia si riempia».
Ecco spiegato il problema: «Tatticamente possiamo vincere sempre, ma questa era una partita diversa, di mentalità. Mi sento male come mister, mi sento anche scarso per non aver trovato la via giusta con i giocatori, per non essere riuscito a far comprendere loro quanto fosse importante la partita con la Fiorentina». Ai microfoni di Dazn poco prima aveva aggiunto: «In settimana ho fatto vedere video emozionali, ho parlato della mia esperienza come calciatore, perché so che dopo una partita come quella di Napoli può essere difficile. Bisogna trovare sempre la motivazione e l’energia, questo un campione lo sa fare, ma noi siamo una squadra giovane. Abbiamo sbagliato l’atteggiamento, si doveva entrare con un’energia diversa e mandare subito un messaggio alla partita».
Partita che è stata vinta, anche con le tattiche tipiche di chi è quasi disperato, dalla squadra che ha saputo interpretare meglio la sfida. Ma Fabregas non è del tutto d’accordo: «Il calcio italiano è il mio calcio, perché sono qua. La gente parla di tutto sempre: politica, calcio, ecc... ma è facile farlo dal letto. Molto spesso chi guarda aspetta una sconfitta. Ricordo che poche settimane fa siamo usciti da Firenze tra gli applausi, forse un po’ esagerati: non eravamo fenomeni prima, non siamo scarsi oggi. Scarso oggi è l’allenatore, al 100%, perché come ho detto non ha fatto capire ai giocatori l’importanza della partita». E ancora: «Nel secondo tempo non si è giocato a calcio, onestamente. Mi ha ricordato una partita persa contro l’Ascoli in B: dopo il loro gol non si è più giocato. Poi abbiamo commesso degli errori, è vero, su cose che potevamo controllare. Non, per esempio, il tempo di gioco: c’è stato poco recupero, un minuto nel primo tempo e cinque nella ripresa».
Il dubbio: qualcuno dopo Napoli si è montato la testa? Fabregas ricorda la sua frase detta subito dopo la vittoria ai rigori: «Ho detto di tenere i piedi per terra, perché conosco il calcio. Io questi ragazzi li difendo sempre, per tutto quello che mi stanno dando. Se si sono montati la testa non lo so. C’è stata l’euforia, siamo tornati a casa all’alba, poi subito ad allenarci. Non mi sono fatto capire. Ma si riparte subito con due grandi partite contro Milan e Juventus e questa è una cosa bella».
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