Funerali di Marchesi, minuto di silenzio e striscione per lui
Lutto Ieri a Sesto Fiorentino c’è stato l’ultimo saluto all’allenatore che guidò il Como nel 1985-86 e nel 1988-89
Como
Ieri a Sesto Fiorentino c’è stato l’ultimo saluto a Rino Marchesi. L’allenatore che guidò il Como nel 1985-86 e nel 1988-89. Del suo Como erano presenti tre calciatori, Enrico Todesco, Bobo Maccoppi e Marco Sinigaglia. Del mondo del calcio c’era anche l’ex difensore della Juventus Sergio Brio, mentre a livello ufficiale era presente solo il gonfalone della Fiorentina, dove Marchesi giocò.
Tra l’altro con una curiosità: fu il primo giocatore protagonista di una sostituzione, quando venne introdotta la regola del cambio. Entrò in campo al posto di Nello Governato.
L’assenza dei gonfaloni delle sue altre società ha lasciato l’amaro i bocca: non c’erano Avellino, Napoli, Juventus, Inter, Como. Queste due squadre però hanno deciso una strada alternativa per ricordarlo, il minuto di silenzio prima di Como-Inter di ieri sera e il lutto al braccio per ambedue le squadre. Oddio, le fasce a lutto nel secondo tempo sono sparite dal braccio dei giocatori. Del resto quella di ieri era la “sua” partita, cioè la semifinale di Coppa Italia che aveva raggiunto alla guida dei lariani nel 1986 contro la Sampdoria.
E molti dei tifosi del Como ieri sugli spalti, almeno quelli che erano presenti 40 anni fa, avranno mandato un pensiero profondo quell’uomo educato e pacato, che sembrava fatto apposta per andare d’accordo con i comaschi. In curva Como uno striscione ha salutato l’allenatore: «Buon viaggio mister Marchesi» era scritto su un telo bianco nella zona dove in quegli anni si posizionava la Fossa Lariana.
L’assenza di società ed esponenti del mondo del calcio è motivato dal fatto che Marchesi si era ritirato a vita privata, non aveva fatto neppure il commentatore ed era uscito dal giro del pallone.
Marchesi è morto a causa di una polmonite bilaterale, e gli ultimi giorni li ha passati suonando il pianoforte, che era la sua grande passione. Già quando allenava il Como era appassionato di musica classica, e dopo la fine della sua carriera si era rimesso a suonare musica. Toccante l’incontro tra gli ex giocatori del Como presenti e la famiglia, la moglie e le due figlie, che erano già grandicelle ai tempi del loro papà a Como e si ricordavano perfettamente di quei ragazzi e di quegli anni splendidi.
Commossi gli ex azzurri: «La cosa più importante di quegli anni è che eravamo in gran parte ragazzi del settore giovanile e sfidavamo ogni domenica i migliori giocatori del mondo. Una cosa che dà valore alle nostre imprese. Imparagonabili a quelle di adesso».
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