Il trucco di Fabregas sui rigori: «Vi racconto come è andata...»

In conferenza stampa il tecnico ha regalato un gustoso aneddoto sul penalty di Baturina

Napoli

No, ma questo è un fenomeno.

Durante la conferenza stampa post partita, sulla domanda in merito al rigore di Baturina, e su come fosse arrivato a scegliere il croato dopo il dibattito seguito all’errore di Paz con l’Atalanta, Cesc Fabregas ha spiegato quello che è, da una parte un gustoso aneddoto, ma dall’altro la prova di come nel calcio di oggi, e in quello di Fabregas soprattutto, ci sia attenzione a ogni minimo particolare.

La decisione

Domanda secca: dopo l’errore di Paz con l’Atalanta, come si è arrivati a scegliere Baturina? Abbiamo visto un lungo conciliabolo in panchina, con Perrone che si è impossessato del pallone come se dovesse tirarlo lui... Risposta, geniale ed esilarante: «Quando ho scelto Paz con l’Atalanta, immediatamente Palladino ha innescato De Roon perché andasse a mettergli pressione. E così ha fatto. Così l’obiettivo era non far capire al Napoli chi tirasse. Perrone così ha preso il pallone, in modo che al limite si prendesse lui sberleffi e condizionamenti. Ma all’ultimo la palla è passata a Baturina che è andato al tiro senza pressioni esterne». Geniale,no? Che poi sui rigori ha aggiunto. «Nel calcio se va bene sei un fenomeno, se no sei scarso. Con Paz è andata male, con Baturina bene. Cose che succedono», e la faccia un po’ piccata come a dire di non aver gradito tutta la discussione sull’opportunità di far tirare Nico contro l’Atalanta.

È stata una lunga notte di festa per il Como, perchè la semifinale di Coppa Italia è una traguardo storico già di suo, figuriamoci se unito al fatto che i biancoblù sono andati a prendersela in casa della squadra campione d’Italia. A Napoli i rigori hanno sorriso al Como e Cesc Fabregas, nel post-partita, è partito dal risultato. Anche se l’allenatore non aveva la faccia dei giorni migliori, forse, chissà, vinto dalla tensione. E comunque molto preoccupato di dirigere subito l’attenzione su Como-Fiorentina di sabato, prima che un certo eccesso di euforia possa distrarre la squadra. « E’ un pezzettino di storia per il Como , dedichiamo questo successo alla città, alla tifoseria, la meritano. È la seconda volta che si va in semifinale, ma io non ho mai vinto una coppa arrivando in semifinale, ci sono ancora partite da giocare. Sognare è gratis. Ringrazio perché faccio un lavoro che amo, i ragazzi mi danno la vita, tutto. Questa è una gioia impressionante. Ringrazio di andare a letto oggi sapendo che facciamo ogni giorno di più il Como grande. Quando sei allenatore ti dicono che quando perdi è colpa tua, quando vinci è un’altra cosa. Ora umiltà e pensiamo alle prossime».

Già perchè, dopo la pausa di dieci giorni per la partita rinviata col Milan che sarà recuperata fra una settimana, all’orizzonte c’è il match con la Fiorentina: «Il calendario è tosto, la Fiorentina non merita di essere dov’è. Dobbiamo essere sereni e tenere piedi per terra, ma dobbiamo anche goderci questi momenti che fanno parte del processo di crescita, stiamo accumulando esperienza, per tanti ragazzi è la prima volta. Io sono molto tranquillo, molto contento di quello che è successo».

Fabregas spiega perchè se l’è giocata dall’inizio senza un attaccante di ruolo: «Conosco il mister, so che sarebbe venuto a pressare e a fare la partita. Abbiamo preparato un modulo che ha funzionato. Abbiamo vinto, facendo una grandissima prestazione, ma non la nostra migliore. Conte si vedeva che voleva vincerla, noi abbiamo saputo soffrire e competere, mi è piaciuto l’atteggiamento della squadra, abbiamo preso anche tante parole negative, critiche, però sono orgoglioso dei ragazzi, i rigori erano difficili. Per la testa dei giocatori non era facile».

Il retroscena

E proprio il croato ha spezzato un sortilegio spiegando di aver imparato «da un vecchio compagno che gioca nel Torino (Kulenovic, ndr). È stato molto più complicato il secondo del primo, anche perché ho tirato molto forte e sono contento ad essere riuscito a fare gol. E’ una notte storica per il Como, sono molto felice per i tifosi, il club, i compagni».

Più volte il tecnico, come un mantra, ha acceso i riflettori sul prossimo impegno di sabato: «Giochiamo contro la Fiorentina che vale molto di più di quello che dice la classifica e che ha avuto due giorni di riposo, poi il Milan e la Juventus a Torino alle 3 del pomeriggio. Tra San Siro e Torino abbiamo 60 ore di riposo... siamo una squadra giova n e ridotta Abbiamo vinto, fatto una grandissima prestazione».

In effetti il calendario, già di per se stressante, in questa fase non è disegnato benissimo. Impegni ravvicinatissimi in cui Fabregas dovrà per forza fare del turnover. Un termine però che nel Como ha tutto un altro significato,perché anche a Napoli si è visto, da Sergi Roberto a Carlos, da Caqueret ad Addai che i doppioni ruolo per ruolo valgono i titolari, in tutto e per tutto. Ammesso che i titolari si possa parlare.

(ha collaborato Alfonso Esposito)

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