Jacobelli: «Questi giovani fallirebbero in una big? No, tanti sono già pronti»

L’opinione «Di Baturina parlai con Zvonimir Boban. Fabregas ha coraggio nel metterli titolari»

Ogni pausa per le nazionali è l’occasione buona per parlare di mercato. È vero, mancano otto partite alla fine del campionato, tutto è ancora da decidere e anche i giocatori non conoscono il loro futuro. Eppure la sensazione è che nella prossima finestra estiva i talenti del Como saranno nel mirino delle big europee. Sarà davvero così? L’argomento tiene banco, a maggior ragione dopo le parole di Claudio Anellucci, agente Fifa, che durante la trasmissione “1 Football Club” su 1 Station Radio ha dichiarato che oggi non acquisterebbe mai un giocatore del Como, perché c’è il rischio che, fuori dal contesto lariano, non riesca a rendere come da aspettative.

Per approfondire questo tema, abbiamo contattato Xavier Jacobelli, storica firma del giornalismo sportivo, già direttore di Tuttosport, che afferma: «Intanto mi lasci fare i complimenti a questa società che in sette anni è passata dalla serie D al quarto posto in serie A. Il Como sta portando una ventata di bellezza al calcio, mettendo in mostra talenti che partita dopo partita alzano la loro quotazione di mercato».

Sul tema in questione Jacobelli spiega: «E’ vero, c’è il rischio che alcuni giocatori rendano meno altrove, ma questo è un problema degli altri. Se noi guardiamo il valore assoluto dei singoli, è certo che l’ambiente lariano li stia aiutando ed è giusto che il club ottenga vantaggi sul mercato. Chi erano Diao, Jesus o Douvikas prima di arrivare qui? Per me questi tre giocherebbero in pianta stabile in una big. Poi c’è Baturina… quando venne ingaggiato ne parlai con Zvonimir Boban: mi disse “guarda che questo è davvero un grande giocatore”».

Su un possibile parallelo con alcuni talenti dell’Atalanta che non hanno dimostrato lo stesso rendimenti lontano da Bergamo, Jacobelli pensa che «ogni giocatore faccia storia a sé». «Sull’Atalanta, la differenza più eclatante di calo di rendimento si è vista con Koopmeiners, ma siamo davvero di fronte a un caso limite. In altri frangenti, come per esempio Caldara o Conti, hanno pesato molto gli infortuni. Credo che tutto dipenda dal carattere di ogni singolo calciatore. Poi è chiaro che a Fabregas va dato il merito di avere il coraggio di non guardare la data di nascita ma il talento. Lui mette in campo quelli che ritiene forti, anche se giovanissimi, e i risultati si vedono anche in termini di valore di mercato. Si nota qui il suo imprinting tutto catalano».

Sulle mosse future Jacobelli spiega: «I tifosi lariani stiano tranquilli. Arriveranno offerte al club, certo, ma questa società sa bene come rimpiazzare chi esce. L’auspicio è che riescano a recuperare anche dei talenti italiani, sulla falsa riga di quanto fatto dal grande Mino Favini in passato. Questa è davvero l’età dell’oro per il Como. Apprezzo tutto: l’umiltà del progetto, quello che si vede in campo e anche la sportività del presidente Suwarso, mai sopra le righe nelle dichiarazioni e molto legato al concetto di fair play».

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