Fabregas: «Noi diversi e sereni, avanti così»
Calcio Como Solo positività. La partita con l’Inter ha lasciato nell’allenatore e nella sua squadra un ulteriore segno di come la strada sia quella giusta
Como
Solo positività. La partita con l’Inter ha lasciato in Cesc Fabregas e nella sua squadra un ulteriore segno di come la strada sia quella giusta, ottimo stimolo in vista dell’impegno di domani con il Sassuolo. «Certo, è stata una partita dispendiosa, anche a livello emotivo, che conta tanto quanto l’aspetto fisico. Ma i miei giocatori sanno bene di aver fatto una grandissima partita, le sensazioni sono molto diverse da quelle che avrebbero potuto essere un anno fa, quando si perdeva e venivano i dubbi sulle proprie capacità. Adesso no, capiamo che è tutto diverso. La squadra si sente bene, si sente forte, al di là del risultato».
E dubbi Cesc non ne ha nemmeno sulla sua difesa, nonostante i quattro gol.
«No, perchè è sbagliato dire che la difesa sia andata in confusione, non è così. E’ stato fatto un pressing alto al top, il piano gara era giusto, sono stati recuperati tantissimi palloni. Si è trattato di errori individuali, e di situazioni precise. Il gol del 2-1 ci ha sorpreso poco dopo il nostro raddoppio, mancava un minuto, abbiamo richiamato la squadra all’attenzione, ma loro sono riusciti a fare quel gol pazzesco. Sul loro secondo gol Kempf poteva arrivarci tranquillamente, sapendo che il portiere era lì, perchè è capitato tante volte... Se Paz avesse fatto la giocata fuori con Baturina poteva nascere addirittura l’azione del nostro terzo gol, invece ha scelto di stare all’interno, ed è arrivato il 2-2. Ma Nico ha fatto una partita strepitosa, comunque, gli ho fatto i complimenti, lo vorrei sempre così. Ecco, non siamo stati al top sulle palle inattive, ci sono dettagli su cui dobbiamo ancora lavorare. Ma la strada è quella giusta».
Una strada che domani porta il Como a Sassuolo, prima della possibile “rivincita” con l’Inter in Coppa.
«E io sto pensando solo alla partita di Reggio Emilia. Difficile, perchè il Sassuolo è una squadra forte. Mi piace molto, la seguivo già l’anno scorso quando era in B, è una di quelle squadre che diverte sempre. Molto forte a centrocampo, loro hanno giocatori eccellenti». A cominciare da Matic, «per me un fratello. Abbiamo giocato insieme – tre stagioni nel Chelsea, ndr - e lui in campo dava la vita, un giocatore intelligente come nessuno, davvero di un’altra categoria. Poi c’è Konè, che migliora di settimana in settimana, e gli altri, Tornstvedt, Lupani. Lì in mezzo al campo sarà una bella battaglia».
Che tipo di Como sarà? Stavolta si tornerà probabilmente al più classico 4-2-3-1, ma quest’anno Fabregas ha cambiato di frequente anche la maniera di schierare la sua squadra. «Perchè sono tutti più preparati, il nostro lavoro è sempre in evoluzione, sappiamo adattarci meglio sia alle caratteristiche degli avversari che al tipo di partita che vogliamo fare. E per gli avversari è più difficile analizzarci. Le rotazioni, i cambiamenti sono necessari anche per creare un po’ più di confusione in chi ci affronta, e guadagnare quel momento in più. Ma lavoriamo soprattutto sulle scelte individuali, perchè il calcio è fatto soprattutto di questo, saper scegliere il movimento giusto nel tempo giusto».
A proposito di scelte, è piaciuta molto ai tifosi del Como la sua frase, durante la consegna del premio Bearzot, quando ha detto che difficilmente potrebbe allenare in futuro una squadra italiana che non sia il Como.
«Adesso sì, penso così. Poi nella vita non si sa mai, e magari non dipenderà da me. Ora è normale che tutti a Como stiano dalla mia parte, visti i risultati. Magari un giorno non sarà più così...».
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