Pardo: «Como Eurostar, Fabregas come Wenger»

Pareri «E il progetto Como nasce da una idea che vede tutti schierati assieme società e tecnico. Questo balza agli occhi subito»

Como

Ha ricevuto il premio Mvp. Ma non per le sue iconiche telecronache. Prima di commentare Juventus-Como, lui grande appassionato di pallacanestro, ha giocato il Celebrity Game di basket nel quadro delle final eight di Coppa Italia a Torino: «Ho segnato il libero decisivo a due secondi dalla fine, tutto qui...», racconta ridendo. Più freddo di Nico Paz, però. «Sì, ma farei volentieri a cambio...». Pierluigi Pardo ha un modo tutto suo di addentare la realtà. Con passione vorace. Per questo piace alla gente.

Ha visto il Como più volte. In particolare ha raccontato Milan-Como e Juventus-Como nel giro di quattro giorni. Impossibile non chiedergli un parere: «Cosa volete che vi dica? A Torino grande partita, seppure un po’ agevolata dalla condizione attuale dei bianconeri. Bisogna cercare però andare oltre le banalità, perché che il Como giochi bene, sia una meraviglia da vedere, allenato da un grande tecnico, beh, lo sapete tutti. Però ci sono particolari che mi colpiscono sempre». Tipo? «Intanto mi sono rivisto più volte l’azione del raddoppio con la Juventus e mi ha incuriosito il posizionamento dei giocatori del Como sul corner della Juve. Due uomini in posizione strategica fuori dall’area, guarda caso quelli che hanno dato il là all’azione. Dunque l’attenzione ai particolari è davvero sottile». Poi? «Poi che è un Como Wengeriano. L’ho detto a Fabregas dopo la partita, e lui ha confermato. Siccome arriva dalla scuola del Barca, molti hanno speso a caso parole su un ipotetico tikitaka che però non c’è, o almeno non solo. Anzi, tra le caratteristiche più impressionanti della squadra lariana è la capacità di verticalizzare in pochi secondi, che era la caratteristica del’Arsenal di Wenger dove giocava Cesc. Altro che giochista o non giochista: lui è un camaleonte». Il Como dà fastidio? Il modello Como può essere un paragone imbarazzante per un calcio un po’ vecchio come quello italiano? «La penso all’opposto. Penso che possa essere un modello virtuoso. Abitiamo in un paese meraviglioso, e pensare che ci sia qualcuno che abbia costruito questa storia valorizzando o partendo dalla bellezza di un territorio, mi fa dire che potrebbero esserci in futuro altre storie simili».

Dove può arrivare il Como? «Per me in Europa League. La Champions, al primo tentativo, la vedo un po’ più complicata. Ma all’Europa League ci può arrivare». Sui singoli cosa diciamo? «Che il progetto Como nasce da una idea che vede tutti schierati assieme società e tecnico. Questo balza agli occhi subito. Metti Spalletti oppure Allegri, hanno squadre importanti ma non credo che abbiano la possibilità di gestire tutto, a partire dal mercato, dalla A alla Z. Al Como succede. Per questo non mi sorprenderebbe se Cesc restasse a Como. Dunque i singoli sono tutti funzionali al gioco di Fabregas. Il quale è un maestro, è evidente, a migliorare e a plasmare i giocatori. Chi mi piace? Potrei citarne tanti, per battere strade alternative dico che Rodriguez comincerà a segnare. O Vojvoda, uno che dà potenza ed esplosività in una ragnatela di qualità». E con l'Inter? «Se la gioca 60-40. E come Fabregas, tra l’andata con il Milan e il ritorno, ha saputo limare e lavorare sugli errori fatti, anche a San Siro in Coppa vedremo una cosa diversa rispetto al Como del 4-0. Ne sono certo

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