Paz punito per un ritardo alla riunione

Episodio Non era per preservarlo con l’Inter. E non era nemmeno perché giù di tono. L’esclusione era determinata da motivi disciplinari

Como

Non era per preservarlo con l’Inter. E non era nemmeno perché giù di tono. L’esclusione iniziale di Nico Paz contro il Lecce era determinata da motivi disciplinari. Come ha spiegato (a metà) Fabregas a Sky nel dopo partita. Una dichiarazione sfuggita a molti, ma che ha in parte spiegato il caso: «Il motivo dell’esclusione di Nico Paz dal primo minuto? E’ privato, è stata una scelta per il livello di cultura che stiamo portando qui a Como. Tutto va unito a questo: che noi siamo una squadra, che è sempre più forte del resto».

Dalla tarda serata, dunque, è cominciata la caccia al motivo della scelta di tenere Nico Paz in panchina a inizio gara, tra l’altro dopo un turno di riposo (con la Juve era squalificato). E il motivo sarebbe un ritardo a una riunione tecnica del pre gara. Precisamente un ritardo di 3 minuti, tanto per far capire di cosa parliamo. Pare che anche Cavlina non sia arrivato puntuale alla riunione, ma con meno ritardo.

Lo stesso provvedimento di punizione era stato preso nei confronti di Diao prima di Como-Sudtirol. E questo spiega come non ci sia un caso-Paz, ma solamente un rispetto delle regole che per Fabregas è fondamentale. A sentire i bene informati, l’incidente sarebbe già chiuso, ieri mattina la squadra ha lavorato in vista della partita con l’Inter di domani in Coppa Italia e Paz è parso motivato come sempre, pronto a riprendere il suo posto.

Ma non pensiate che, almeno inizialmente, la cosa non abbia lasciato il segno nel morale di Nico. Voleva giocare dopo un turno di stop, la panchina è stata una brutta sorpresa. E lo si è capito nell’immediato dopo partita, quando Paz ha partecipato sì, alla festa sotto la curva, ma con meno enfasi del solito, la faccia di cemento prima di incamminarsi da solo prima di tutti verso gli spogliatoi quando ancora i compagni stavano complimentandosi a vicenda e Fabregas cominciava il suo solito show sotto il settore dei tifosi.

L’episodio conferma il primo comandamento di Fabregas, secondo cui il gruppo e la squadra valgono più di tutto. E non è certo incline a fare sconti o ad avere comportamenti di serie A o di serie B. Tutti uguali. Anche Morata con cui pare abbia avuto un battibecco sulla eventualità di rientrare o meno in campo, con l’allenatore che gli chiedeva se potesse farcela (era rimasto a terra dopo un contrasto in area) e il giocatore che diceva di no, il tutto in modi concitati come è normale che succeda durante un match. È dovuto intervenire Guindos per chiarire la faccenda. Ma il comportamento di Fabregas rappresenta anche la più grande garanzia per tutti i giocatori di equità nel trattamento da parte del tecnico.

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