Savoldi jr CantaNapoli: il disco con papà e quella volta in campo da bambino

Personaggio Adesso abita a Como, visto che ha sposato Valentina Iaconianni, figlia del grande dirigente comasco di motonautica Vincenzo

Como

Potremmo partire da quella foto. Un bambino tenuto per mano dal capitano del Napoli all’ingresso in campo. Il capitano è Beppe Savoldi, quarto attaccante più prolifico della storia della serie A ( più di Baggio, come Totti), detto mister miliardo per via del trasferimento dal Bologna per una cifra pazzesca (due miliardi). Il bambino è Gianluca Savoldi, suo figlio, che poi ha fatto anche lui il calciatore, anche in serie A, e che adesso abita a Como, visto che ha sposato Valentina Iaconianni, figlia del grande dirigente comasco di motonautica Vincenzo. Savoldi jr era allo stadio a Como-Atalanta. Napoli-Como è la sua partita, anche per il fatto che proprio a Napoli partecipò, in qualche maniera, al 45 giri che pubblicò suo papà, una fiaba per bambini musicata. Tira... gol. Dove lui partecipò al video clip. Sorriso guascone, quello con cui (in versione sfrontata) faceva arrabbiare i difensori, simpatia dirompente, mente acuta, lo abbiamo sentito per farci raccontare quello scorcio napoletano, camera con vista sulla partita.

A Como per amore...

Già. Ho conosciuto Valentina a una festa a Milano, una quindicina di anni fa. Da dieci anni abito qui. A due passi dallo stadio, tra l’altro. Ci vado a piedi.

Ti abbiamo visto a Como-Atalanta.

Vado spesso a vedere il Como, ovvio. E poi sono bergamasco, come papà Beppe. L’Atalanta è l’Atalanta.

Eri insieme a Ungari.

Uno dei miei grandi amici nel calcio che ho ritrovato qui. Giocavamo assieme nel Crema, io ero appena uscito dalle giovanili dell’Atalanta.

Martedì c’è Napoli-Como.

Sarà una bella partita, aperta a qualunque risultato.

Se diciamo Napoli?

Beh, ci sono stato da bambino, da 0 a 4 anni, quando papà giocava lì. Era un idolo, protagonista di un acquisto roboante. Lo stadio era per lui, cantavano Beppe-Beppe.

Che ricordi hai?

Il più vivo è quella volta che entrai in campo prima di una partita. Adesso è una cosa normale, organizzata. Ma allora fu una cosa spontanea, forse la chiese papà. Il San Paolo gremito come lo era in quegli anni, un muro di folla, io che camminavo vestito cime i giocatori... Una grande emozione.

Chi ti era simpatico dei compagni di tuo papà.

Vinazzani aveva un figlio che era mio amico e mia nonna mi metteva alla prova: dovevo trovare la strada che conduceva a casa sua. Poi c’era Bruscolotti che aveva un cane di cui ero innamorato.

Tuo papà a un certo punto fece un disco: Tira... gol, una fiaba per bambini musicata in cui immaginava una partita con i calciatori dell’epoca ma con «una palla di giornale e fu eletto cannoniere chi segnava meno gol”.

Il bambino che canta nel disco non sono io, come molti pensavano. Ma io partecipai al videoclip che si vede anche su youtube e nella foto della copertina del disco. La cantavo spesso.

A Napoli hai giocato anche tu.

Nel 2003-04. Pensavo di aver svoltato, anche se il Napoli era in B. Ma era una grande piazza e per me sicuramente contava il fatto che ci aveva giocato anche papà. Ma andò male, primo perché mi infortunai alla schiena e dovetti essere operato. Mi misero una protesi tra le vertebre. Poi perché il Napoli alla fine di quella stagione fallì.

Esordio di qual campionato, Napoli-Como 0-1.

Segnò Bressan, io entrai nel secondo tempo.

Sei tornato a Napoli recentemente.

Abbiamo fatto una vista a Napoli io e papà ed è stato molto bello. Insieme dopo tanti anni è stato emozionate, abbiamo visitato il museo dello stadio dove c’è una parte dedicata a lui.

Come sta Beppe?

Bene. Sempre più solitario.

Come è stato essere figlio di Beppe?

Eh, la solita domanda. Me l'ha fatta anche RadioRai l’altro giorno. E io non so nemmeno bene come rispondere.

Perché?

Perché è una risposta articolata e in una intervista da risposte brevi è complicato. Sai cosa dice il filosofo Recalcati?

Prego.

Che il mettere in discussione la figura del padre è un passo necessario di ogni figlio, per trovare la propria dimensione nel mondo.

E tu facevi lo stesso mestiere..

Non è stato facile. Tante aspettative, troppe. Lui ha cercato di essere meno invasivo possibile, ma a volte non ce la faceva. Eppure se devo trovare una cosa che non sopportavo devo tornare a quando passavamo un’ora a palleggiare in giardino per imparare la tecnica e io giocavo già nelle giovanili. Dovrebbe essere un piacere per un ragazzino che ha cotanto padre, ma per me era un peso. E forse simboleggiava già il peso di avere quel cognome.

Tuo papà esordì a Napoli contro il Como. E sbagliò due rigori...

Strano. Perché lui era un grande rigorista. Guardava il portiere partiva aprendo il piatto e se vedeva che il portiere si buttava da quella parte arcuava il piede e tirava dall’altra parte.

Non come Nico Paz con l’Atalanta.

Lo ha calciato male. Ma se fossi Fabregas io li farei tirare ancora a lui.

In carriera come è andata?

Ho giocato in A, ma non sono sbocciato completamente. Forse potevo fare di più. I due anni alla Reggina in coppia con Dionigi probabilmente i più belli.

E il Como?

Contro il Como ho esordito. Palazzolo-Como 0-1, esordio di Tardelli in panchina. Sbagliai, perché dopo le giovanili dell’Atalanta avrei dovuto aspettare ancora un anno e trovare, come Dionigi, una squadra che mi desse più opportunità. Invece quel Palazzolo era un po’ debole. Da lì ho dovuto faticare.

Ti piace Fabregas?

Come fa a non piacerti? Io sono un maniaco della riaggressione nella fase di non possesso. Per me le partite si vincono lì. E Gasperini, il mio preferito, in quello è ancora più bravo.

Già, tu sei allenatore.

Ho fatto molto bene con le giovanili del Renate, abbiamo vinto con la Primavera. Ho smesso per mia volontà cercando una panchina dei grandi, è saltato un affare. Sono a piedi. Ma in attesa.

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