Suwarso: «Pronti alla sfida»

L’intervista Parla il presidente dopo la storica qualificazione alle competizioni europee: «Grande gioia». «Non ci spaventa niente, cercheremo di vincere le ultime due partite, poi vedremo dove saremo»

Non cercate atteggiamenti extra catalogo in Mirwan Suwarso. Il giorno dopo la qualificazione del Como in Europa, il presidente è calmo, normale, chillout direbbe lui. Che non è solo un dato di colore. E’ l’essenza della sua filosofia: tutto sotto controllo. Un atteggiamento di basso profilo che potrebbe deludere e che invece è la garanza massima per i tifosi. Mirwan Suwarso è sempre concentrato verso obiettivi futuri, senza sprecare energie emotive.

Buogiorno presidente. Deve essere stato un bel risveglio.

Sono molto contento. Davvero il Como non era mai stato in Europa?

Sì certo, la Mitropa Cup..

Ah ecco perché avevo in mente che non fosse la prima volta. Comunque un bel risultato, siamo contenti. E anche per la Primavera e la donne. Una grande annata.

Come è stata la sua giornata, domenica?

Come le altre. Ho viaggiato su un minivan, assieme a Rhuigi Villanesor, il nostro stilista, e alcuni amici.

E come ha festeggiato?

Non ho festeggiato. Anzi, sono andato a letto presto, forse addirittura alle 21. Per questo non ho ancora sentito la famiglia Hartono. Lo farò prestissimo.

Beh, una festicciola, anche intima, poteva starci...

Credo che sia un atteggiamento importante per tutto il mondo Como. Ho sempre detto in tempi non sospetti, che una sconfitta come una vittoria, dentro di me non devono cambiare nulla. Non devo esaltarmi o abbattermi. Siamo focalizzati sui nostri obiettivi, che sono importanti.

Quando siete arrivati a Mozzate, che effetto le ha fatto vedere la gente lì per voi?

E’ stato molto bello, non me lo aspettavo.

L’Europa è il conseguimento di un obiettivo.

Sì, ma noi ragioniamo in modo più generale. Inseguiamo la sostenibilità del club e la possibilità di sganciarci economicamente dalle dinamiche del mercato, senza più essere appesi alla cessione di un giocatore.

E a che punto siamo?

Siamo forse al 30% del percorso. E’ una strada lunga, lo sappiamo. Ma siamo molto determinati e consapevoli dei nostri obiettivi. Intanto registriamo un dato interessante.

Quale?

Adesso, il settore del merchandising vede le vendite così suddivise: 16% a Como, 41% resto l’Italia e 33% resto del mondo. Questo è un dato molto interessante, perché all’inizio faticavamo di più in Italia fuori da Como. Vuol dire che cominciamo ad essere apprezzati anche in altri luoghi del paese. E’ un dato che è una buona risposta per chi mi chiede come è visto il progetto Como.

Lei non ha festeggiato, ma la squadra sì.

Ho visto, divertente.

Non teme che la squadra si possa far distrarre dalle feste, mentre ci sono ancora obiettivi aperti?

No, perché dentro il gruppo ci sono giocatori di esperienza che hanno già giocato a certi livelli e poi c’è Fabregas che sa tenere tutti sul pezzo. Possono anche staccare due giorni, ma so che mercoledì, alla ripresa, saranno tutti perfettamente sul pezzo.

Avevate come obiettivo il settimo posto.

Ci siamo andati vicini (ride, ndr).

Nel senso che migliorate sempre.

Il nostro obiettivo non è migliorare solo la posizione di classifica, ma tutto il valore di ciò che facciamo. E’ un obiettivo più alto. Migliorando il “come”, si migliora in tutto.

Quali sono le partite che le hanno provocato le maggiori emozioni?

I due successi sulla Juve, certamente. Il rimpianto della sfida con l’Atalanta. E le due sconfitte con l’Inter, mi è spiaciuto per i ragazzi, ma forse certe partite possono renderti più forte.

Comunque: adesso a quale Europa puntate? Vi accontentate della qualificazione o puntate al massimo, alla Champions League?

Puntiamo a vincere le ultime due partite e poi vedremo dove saremo. Dopo avremo un meeting per preparare la squadra a seconda della competizione che giocheremo. Dunque inutile che mi chiediate del mercato, perché è presto.

Si, però di Nico Paz glielo dobbiamo chiedere.

Non ci sono novità. Parleremo quando sarà il momento.

E di Fabregas cosa ci dice?

Dico che siamo due persone, ma con una testa sola. Non viene fatto o ideato nulla senza che non ci parliamo prima. Siamo allineati in tutto. E’ bello lavorare con uno come Cesc.

Lei ha detto: se vuole andare al Chelsea, può andare.

Mamma mia, che confusione con i contesti delle frasi. Se l’anno scorso mi chiedevano: “Cesc va all’Inter?” Io rispondevo “no”. Se mi chiedono: “Un giorno potrà allenare il Chelsea?”, la riposta è diversa. Io punto anche al benessere delle persone che lavorano per me, e se a Cesc arrivasse una proposta irrinunciabile, sarei contento per lui. Ma al momento non ci sono segnali, siamo tutti e due innamorati di questo progetto.

La lista Uefa vuole italiani.

Vedremo le opportunità del mercato.

Stadio: quando lavorerete sulla nuova curva.

Prima possibile.

Quante partite pensa di dover giocare a Reggio Emilia?

Zero. Avete chiesto quante partite penso di giocare fuori. L’obiettivo mio e della società è di giocare subito al Sinigaglia. Poi vedremo come andranno i lavori. ma io ci credo.

Il progetto del nuovo stadio?

Siamo agli ultimi dettagli, alla sistemazione delle carte. Presto lo presenteremo in Comune. Speriamo sia un progetto che metta tutti d’accordo.

Il Chief Brand Officer Rhuigi Villanesor non si perde una partita.

Si è innamorato del Como e di Como. Si è trasferito qui. Ormai è un grande tifoso.

Quando presenterete il business legato a lui che coinvolgerà altri club?

Credo in estate.

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