Suwarso scrive: «Niente drammi»

Il post «Non cerchiamo antagonisti da disprezzare. Qualcuno da incolpare. Un luogo dove riversare la nostra frustrazione e la nostra rabbia»

Como

Niente vittimismo. Niente complottismi. Niente caccia al colpevole. Autocritica, analisi, voglia di migliorare. Se i passi sul parquet della sconfitta di sabato contro la Fiorentina avevano mandato qualche scricchiolio emotivo, il presidente Mirwan Suwarso, con un lungo post, ha indicato la via. A tutti. Staff, giocatori, tifosi, osservatori da lontano. Nel suo stile. Elegante, delicato con metodi e riflessioni che sono lontani anni luce dal modo di ragionale del calcio italiano, addetti ai lavori e spettatori.

«Quello che amiamo dello sport - ha cominciato - è la stessa ragione per cui, a volte, ci fa soffrire. La gioia straordinaria della vittoria e l’amarezza dolorosa della sconfitta. Il dramma perfetto. L’opera perfetta. E come in ogni grande dramma, cerchiamo dei cattivi. Antagonisti da disprezzare. Qualcuno da incolpare. Un luogo dove riversare la nostra frustrazione e la nostra rabbia» ha scritto, facendo riferimento alla logica, normale, scontata, automatica ricerca di un colpevole, di un obiettivo, fossero i giocatori della Fiorentina, l’arbitro, il Var, Morata o le scelte tecniche.

Poi Suwarso ha filosofeggiato: «Ma per quanto il nostro percorso possa essere emozionante, non deve essere trattato come un’opera teatrale. Questa è la nostra vita. Vera, come la vita reale sa essere. E nella vita reale, non tutto ha un lieto fine. Tutto ciò che vogliamo va ottenuto con il lavoro. E anche in quel caso, non c’è alcuna garanzia di ottenerlo. Nella vita possiamo solo dare il massimo e imparare da ogni risultato che arriva. La sconfitta di ieri è stata amara, senza dubbio. Ma non deve essere attribuita all’arbitro, al VAR o a qualsiasi altra ragione»: la sordina a qualunque voglia di lamentela, ma anche quel vittimismo che è un marchio di fabbrica di ogni tifoso. «È un’altra sconfitta - ha proseguito - dalla quale dobbiamo imparare per diventare migliori. Alcuni diranno, per raggiungere il sogno europeo, o qualcosa di ancora più grande. Ma, per me, ciò che conta davvero è che diventiamo migliori. Giocatori migliori. Allenatori migliori. Manager migliori. Dirigenti migliori. E, soprattutto, una squadra migliore. Perché la vita non è solo vincere. È chi siamo. Cosa facciamo. E come vinciamo. E ora, come dopo ogni delusione nella vita, si va avanti. Per imparare. Per crescere. Per diventare migliori».

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