Viva el Fubol vota Fabregas

Serata Una serata speciale al Teatro Arcimboldi con il celebre talk calcistico ideato da Lele Adani, Antonio Cassano e Nicola Ventola

Como

A “Viva El Futbol” si respira amore per il calcio, e quindi anche per il Como. Una serata speciale al Teatro Arcimboldi con il celebre talk calcistico ideato da Lele Adani, Antonio Cassano e Nicola Ventola, tra aneddoti, analisi e soprattutto tante tante risate.

Non avevamo dubbi che sarebbe stato un successo: 1200 presenze per più di due ore godibilissime all’insegna del Futbol. Una narrazione originale affidata alla voce fuori campo di Corrado Tedeschi, che ha consentito ai tre talent di potersi esprimere con il loro riconoscibile linguaggio diretto e libero. Un modo di raccontare il calcio che intreccia memoria, emozioni, cultura pop e vissuto personale.

Prima della serata vera e propria, l’incontro con la stampa in cui abbiamo avuto l’opportunità di parlare vis à vis con i protagonisti, i quali non hanno nascosto l’entusiasmo per quanto sta facendo il Como in questa stagione. Antonio Cassano, presente in tribuna al Sinigaglia nell’ultima partita contro la Roma, ha dichiarato a La Provincia: «Como è una città meravigliosa, lo stadio mi è piaciuto tantissimo, ci sono stato da calciatore. Cesc ha creato qualcosa di unico, è un genio. L’Italia non lo merita. Qui abbiamo tanti incompetenti che pensano di aver scoperto il calcio e di fare le cose meglio degli altri. Dopo la partita siamo stati insieme mezz’ora e gli ho consigliato di andare all’estero. Ha un’umiltà unica e idee: con la Roma ha messo Ramon a fare il centravanti. Chi lo critica è solo invidioso di lui. Ha 38 anni e sta facendo impazzire l’Italia e il mondo con una squadra normalissima».

Ma Nico Paz somiglia un po’ a Cassano? «Di Cassano ce n’è uno (ride ndr). È molto forte e sicuramente destinato ad andare in una grande. Ma non qui in Italia. L’unica squadra buona sarebbe l’Inter, ma non potrebbe comunque giocare a briglia sciolta. Il calcio italiano è addirittura dietro quello norvegese, andiamo avanti con la filosofia del catenaccio. Del Como mi ha impressionato anche Baturina». Il progetto è ambiziosissimo, ma questa crescita può continuare con questo ritmo? «Un giocatore di altissimo livello viene a Como? È dura quando arrivano Liverpool, Manchester United o Real Madrid. Per costruire uno status ci vogliono anni. Il City, ad esempio, ne ha impiegati venti in un campionato aperto con la mentalità come quello inglese. Qui è un’altra storia, perché basta fare un anno fatto male per essere contestati».

All’evento pre serata non poteva mancare Lele Adani. Ormai, lo conosciamo. Quando parla di Como gli si illuminano gli occhi. E così anche ieri ha voluto sottolineare una volta di più la soddisfazione per il momento magico dei biancoblù: «Confermo quanto ci eravamo detti il mese scorso. Il Como è una delle realtà più belle del calcio, la più ammirabile nell’unione di intenti. Fabregas? Fa le cose per bene. È serio, preparato, umile. E noi gli diamo anche del presuntuoso: assurdo. Ha la fortuna di lavorare con un modello che si costruisce direttamente in casa e non ha bisogno di prenderlo da altri. Lì investono ma non sprecano. Una società che andrebbe presa da esempio».

E sulle polemiche delle ultime settimane: «L’Italia non analizza, non ha pazienza, giudica e scarta. È una consuetudine triste quella di fare sempre polemiche. L’italiano trova maggior libidine nel vincere con la polemica piuttosto che dominando. Vive di scorciatoie e sfottò. Accetto il campanilismo ma non la decrescita mentre gli anni vanno avanti. Ormai è una moda e la comunicazione ha una grande responsabilità».

Nel corso dello spettacolo vero e proprio, tante sorprese con lo show di Pio e Amedeo e il grande ospite, Alvaro Morata, che ha parlato prevalentemente del suo percorso in Spagna con la maglia del Real e in Nazionale. Applausi, domande dal pubblico, autografi. Momenti vissuti come una grande tavolata in famiglia con al centro la passione per il gioco. E alla fine, l’immancabile chiusura con il motto che dà il nome al programma: «Viva El Futbol!».

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