Cantù ha paura. Ma vuole reagire
Basket La situazione è complicata e resa più difficile da guai e dubbi tecnici, quelli legati a Chiozza e a Basile. Ma all’interno del club nessuno scaricabarile. E l’intenzione di compattarsi per cercare una salvezza alla portata
Cantù
Il tempo sta per scadere, anche per Cantù. Non è più il momento di temporeggiare, rinviando le decisioni, qualunque esse siano. Anche a costo di essere drastiche. La seconda sconfitta di fila dell’era De Raffaele impone una riflessione, molto profonda. Può aiutare la lunga pausa dopo la gara di domenica prossima in casa contro Trento. La condizione ideale, però, sarebbe quella di arrivare alla sosta con un’inerzia diversa.
Dubbi
Ci sono casi, soprattutto tecnici, sul tavolo del neo allenatore. Chris Chiozza, innanzitutto. Play che non ha scelto lui e che probabilmente non si allinea al pensiero tattico del coach. Che però ha avuto l’intelligenza e la capacità di gestire la situazione. Dando le chance al giocatore e arrogandosi, come è giusto che sia, il diritto di fermarlo, davanti a esigenze tecniche. La prossima gara sarà l’ennesima possibilità per un play che è pure a corto di preparazione, ma sta mettendo benzina dei muscoli.
E poi quel ruolo di “quattro”, con Grant Basile lontanissimo parente dal giocatore che ha vinto la A2 e Ife Ajayi che non si è mai sbloccato a livello di continuità, che ha dato più di un esempio di abnegazione ma che spesso, quando i momenti contavano, non ha risposto alle aspettative, vedi sabato scorso a Cremona ad esempio.
Valutazioni sono in corso. Sul ruolo di ala forte addirittura dai tempi di Nicola Brienza. Quindi è tutto in work in progress. L’obiettivo, si sa, è uno solo: la salvezza. Da perseguire senza lesinare sforzi, tutti insieme. Dentro e fuori dal campo. Passa anche da questa ultima parte di stagione l’ulteriore salto di qualità del club.
Il precampionato oggi è un lontano ricordo, il momento in cui le valutazioni e i commenti su Cantù la davano addirittura come più che possibile sorpresa del campionato ma, come può accadere, le cose cambiano. Cambiano i pareri, cambiano le opinioni, ma ciò che non cambia è il verdetto del campo che fino a oggi ha confermato le difficoltà del campionato.
E nel caso di Cantù non mancano le critiche e si scatena la caccia al colpevole. Il raggio d’azione di chi sembra avere il quadro completo del problema diventa sempre più grande e all’interno dello spazio si tende sempre a semplificare con valutazioni che partono da momenti vissuti in modo parziale e senza quell’esperienza in prima linea che cambia la sostanza delle cose.
Il diritto di critica resta sacrosanto e la situazione che si è generata lo legittima ancor di più, ma questo è il momento di comprendere da che parte stare. La ricerca affannosa o disperata del colpevole rappresenterebbe solo ed esclusivamente il premio a chi si è trasferito dal bar ai social network per manifestare opinioni o pillole di saggezza applicate al mondo teorico.
Bivio
Quindi, ci si trova davanti al più classico dei bivi per decidere cosa fare. La prima cosa è non smettere di lottare e questa squadra lo sta facendo con alcuni miglioramenti visibili, ma non coincidenti con l’esito finale delle gare disputate in quest’ultimo periodo, ad eccezione di Reggio Emilia che sembra essere passata come un fatto normale, ma ha avuto e potrebbe avere un’importanza molto più pesante del sentimento di liberazione di chiunque abbia a cuore le sorti del basket canturino.
Poi ci sono le difficoltà che continueranno ad esserci, per i motivi più variegati e che non devono far cadere nella tentazione di percorre la strada più semplice del prendere le distanze per pura e semplice esigenza di auto protezione. Sono stati commessi degli errori? Si. Si poteva fare meglio? Accade sempre. Oggi, però, non è il momento di trovare il colpevole per il puro gusto di togliersi un peso o per dare valore alla frequente frase “io lo avevo detto”. Esaltare la necessità di dare valore alle responsabilità che si sono distribuite e verso chi se l’è assunte potrebbe essere il filo di luce in grado di illuminare il finale di stagione. L’ambiente esterno non è controllabile, forse, ma il resto deve esserlo.
In questo campionato esistono tre realtà simili per conformazione societaria. Oltre Cantù, Varese e Treviso hanno le stesse modalità di gestione e c’è da chiedersi se le difficoltà e la classifica fino a oggi siano una conferma di un equilibrio la cui ricerca sembra essere più complicato da raggiungere, ma che ispirerebbe sempre cose positive rispetto a quell’ottimismo che non deve mancare. Le caratteristiche delle proprietà diffuse rappresentano la novità positiva del futuro sportivo, ma devono avere la forza di contenere nei limiti fisiologici l’ansia del risultato.
Ora ci sono solo responsabilità che chiunque deve assumersi e senza perdere compattezza e unione d’intenti. Chi riuscirà a trovare l’equilibrio interno, riuscirà a controllare meglio le emotività e salvare la stagione guardando a cosa è necessario più degli investimenti economici, oltre gli errori e la voglia di fare il meglio possibile. Perdere fiducia in questo momento sarebbe un errore strategico che può dare soddisfazione personale, ma che allontana dal risultato finale.
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