Caqueret, maxi-intervista a Instant Foot: «Dopo che Fabregas mi ha chiamato ho preso un volo per Milano e ho firmato subito il contratto»
Intervista Maxence Caqueret è stato intervistato e ha rilasciato dichiarazioni anche sul club comasco, oltre che sulla sua vita calcistica e non.
Como
Maxence Caqueret si racconta ancora una volta in una maxi-intervista - durata circa un’ora - con Instant Foot, un canale Youtube francese che tratta di calcio. Gli argomenti trattati sono molti: famiglia, calcio, Lione, Como e religione. Maxence non ha problemi a raccontare di sé stesso e della sua vita privata, ma cerca, quanto più possibile, di rendere partecipi i suoi tifosi.
Il calcio, da Lione a Como: «Il mio obiettivo è rendere orgogliosa la mia famiglia»
«Il mio obiettivo finale era renderli orgogliosi e ripagarli di tutto ciò che mi avevano dato». Caqueret racconta così la sua famiglia. La passione per il calcio deriva proprio da genitori appassionati che lo hanno spinto verso il campo: «Il mio attaccamento al calcio deriva dai miei genitori. Mia madre è una grandissima appassionata di calcio e mio padre mi ha regalato un pallone già quando ero piccolo». Una famiglia che gli ha permesso di muovere i primi passi nel mondo del calcio nella città di Lione già da giovanissimo, intorno ai 5-6 anni: «Sono molto legato alla famiglia, soprattutto perchè mi hanno sempre aiutato e sostenuto. Sono stati presenti a tutti i miei tornei, mi hanno seguito fin dall’inizio».
A 11 anni entra nel calcio che conta: Lione. «Quando mi chiamarono per il provino ero felicissimo. Quando ho ricevuto la busta con la conferma che sarei stato un giocatore del Lione sono impazzito di gioia». Allenato da Bruno Genesio, Caqueret fece il suo debutto da professionista a Bourges: «Mi ha messo titolare, ero contentissimo. Abbiamo anche vinto 2-0 quella partita. È stato quello a dare il via alla mia carriera da professionista». Gli anni passano e Maxence diventa sempre più un professionista, fino ad arrivare in prima squadra a giocarsi la finale di Coppa di Francia con il Paris Saint Germain: «Se potessi cambiare il risultato di una partita sarebbe la finale di Coppa di Francia con il PSG: sceglierei di vincere, non di perdere».
La nazionale è un obiettivo che ogni atleta professionista spera di raggiungere, e Maxence non è da meno: «Il fatto di avere l’obiettivo di giocare un giorno per la nazionale francese è ciò che mi motiva come calciatore. Penso di avere le capacità per raggiungere questo traguardo». E a ragione il nostro biancoblu, le capacità ci sono: verrà chiamato da Deschamps? Si vedrà.
Arriva il Como, Fabregas alza la cornetta. «Il Como ti vuole» gli dicono, lui non ci crede. «Fabregas vuole chiamarti», si convince e parla con il mister: «Mi disse che mi voleva in squadra, che il Como stava sviluppando un progetto importante, e aggiunse che era innamorato del mio modo di giocare e che avrei potuto cambiare la squadra». Caqueret arriva nell’anno della promozione in Serie A: «Ho parlato con lui al telefono e il giorno dopo sono atterrato a Milano per firmare il contratto. Tutto questo in 24 ore». Un fulmine a ciel sereno l’arrivo del francese sulle sponde del lago ma, anche quella volta, Fabregas ha giocato le carte giuste.
Vita privata tra passioni, paternità e religione: «Quando sono di malumore e vedo mio figlio mi torna il sorriso»
Il calcio passa in secondo piano quando arriva un figlio, e Maxence lo sa bene: «Penso che sia una delle cose più belle, forse la più bella in assoluto, che mi siano mai capitate nella vita. . La mia priorità ora è mio figlio. Quando una partita o un allenamento vanno male, potrei arrabbiarmi, ma quando torno a casa e vedo mio figlio, è diverso. Il mio sorriso torna subito».
«Non mi appassiona la playstation. Mi piace ridere, raccontare barzellette, divertirmi, la vita vera». Ecco le vere passioni del numero 6 biancoblu, oltre che il bowling e il tennis. Oltre a questo, si dice essere molto legato alla religione: «È davvero importante per me, è ciò che mi connette veramente alla vita».
Oltre alla passione sfrenata per il calcio c’è molto di più nella vita del nostro giocatore ed è proprio questo che è bello conoscere: la persona, al di là di chi vediamo in campo.
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