Caqueret si racconta: «A Como ci si sente a casa»

Intervista Il giocatore racconta il suo rapporto con la squadra, i compagni e i tifosi in un’intervista rilasciata ai canali social del club.

Como

Il centrocampista Maxence Caqueret, approdato a Como nel gennaio 2025, è ora un perno importante del calcio di Fabregas, un giocatore amato e rispettato dai tifosi lariani. L’ex Lione ha rilasciato un’intervista ai canali social del club dove racconta di sè, del calcio e della sua vita al di fuori dal campo, rendendo i tifosi partecipi della sua quotidianità.

Il fattore Como: la vita in città, i compagni e i tifosi

L’argomento più gettonato è stato, ovviamente, il club e la nostra città che ospita il giocatore francese. Ha iniziato parlando dei tifosi, che lo acclamano cantando il suo nome per esprimergli affetto e sostegno in ogni momento, dice il centrocampista «è vero che quando sento i tifosi cantare il mio nome sono davvero felice. Significa che apprezzano il giocatore che sono e io gliene sono molto grato» continua «Do tutto me stesso e cerco di rendere al massimo ogni volta che sono in campo, proprio per renderli orgogliosi e dare tutto per questa squadra. Quindi sono felice quando i tifosi mi ringraziano cantando il mio nome».

Maxence ha trovato spazio anche per i suoi compagni di squadra, rivolgendo loro solo belle parole. All’interno di un gruppo solido e affiatato come quello che Fabregas è riuscito a creare, è all’ordine del giorno aiutare o essere ispirati da persone con cui si condividono determinate emozioni: «Il compagno che mi ha insegnato di più da quando sono arrivato a Como è Lucas (Da Cunha), perché mi ha introdotto al club e mi ha fatto sentire a casa». C’è anche qualcuno che lo sta aiutando a livello tecnico: «Poi c’è Alvaro Morata, che mi sta dando parecchi consigli da inizio stagione, offrendomi qualche suggerimento su come migliorare».

Anche la città di lago ha incantato il giocatore: «Quello che mi piace di più di Como è che è una città bellissima dove ci si sente a casa» continua tornando a parlare del club «e poi c’è il club, dove mi sento davvero a casa anche lì. Stiamo vivendo una buona stagione, quindi l’unione tra la città e il club è davvero bellissima».

Inoltre si sofferma sulle bellezze che la città offre, nelle quali, se dovesse, porterebbe gli amici: «Perché non fare un giro in barca per vedere le zone intorno a Como, con quei bellissimi scorci sulle montagne e sul lago?» continua tornando a parlare del club «poi lo porterei a vedere lo stadio di Como, che è piuttosto unico e molto piacevole».

Ancora calcio, ma non solo Como: gli altri interessi di Caqueret

Il calcio non può non essere costantemente nei pensieri di un atleta professionista come Maxence, sarebbe quasi un paradosso. Si parte dal passato, dal Caqueret quindicenne e dalla sua visione del calcio allora: «A 15 anni vedevo il calcio solo come divertimento e piacere di giocare a calcio con gli amici». La domanda che tutti noi vorremmo rivolgere ad ogni calciatore durante un’intervista: chi era il suo giocatore preferito da bambino? La risposta di Caqueret è quasi un elogio al calcio spagnolo: «Il mio giocatore preferito da piccolo era Iniesta. È un giocatore che ho sempre amato guardare e ho sempre adorato il suo stile di gioco».

Cos’altro si vorrebbe mai chiedere ad un atleta professionista? Magari che lavoro avrebbe fatto se non fosse diventato ciò che realmente è? Probabile, ed è quello che Caqueret racconta: «Se non fossi diventato un calciatore professionista, onestamente non so che cosa avrei fatto, ma penso che sarei rimasto nello sport. Perché no, magari tennista o allenatore».

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