Centrato l’obiettivo storico: il Como è in Europa

Il racconto Alla seconda stagione in A, nello stesso giorno della promozione di due anni fa, la qualificazione. Decisivo il successo di Verona, tre punti che mettono al sicuro da ogni sorpresa. Milan ko, Champions a +2

como

Europa, Europa, Europa. Adesso possiamo dirlo con certezza. Il Como taglia un traguardo mai conquistato nella sua vita, chiudendo anche ogni discorso con i paragoni sul passato: sentenza del 10 maggio 2026, questo è il Como più forte di sempre. Dieci maggio, lo stesso giorno della promozione in serie A di due anni fa, cabala e giochi della storia.

Traguardo

Europa, Europa, Europa. Non possiamo ancora sapere quale sarà. Conference? Europa League? Champions? Ognuno ha i suoi pruriti personali, c’è chi odia la Conference e chi la giocherebbe volentieri perché potrebbe addirittura essere un obiettivo; c’è chi è spaventato dalla Champions e ci sono quelli a cui non gli frega nulla di essere spazzati via al primo giro, la musichetta al Sinigaglia vale da sola il prezzo del biglietto. Intanto la Roma ha vinto a Parma in modo dubbio (era sotto al 93’) e il Milan ha perso in casa con l’Atalanta. Champions a +2. Dibattiti che occuperanno le pagine dei giornali nelle prossime settimane, ora è giusto fermarci al traguardo conquistato. Che rappresenta tante cose: un premio al progetto della società, la necessità di fare un mercato adeguato, la necessità anche di imparare cosa vuol dire giocare ogni tre giorni, e forse, chissà, anche la possibilità di tenere un altro anno Nico Paz qui.

Europa, Europa, Europa. L’Europa per noi si chiamava Mitropa Cup e Angloitaliano. Ma qui è tutta un’altra cosa. Un modo per alzare l’asticella della realtà-Como e anche del brand-Como. Lo sbarco in Europa è la conclusione più naturale e necessaria per una società che vuole fare di Como una meta turistico-calcistica. Averla centrata al secondo anno di A dà la misura di come si vada veloci. Meglio dirlo qui e subito; merito di tutti, della visone della società, di chi ha scelto i giocatori, di chi li ha allenati e mandati in campo e, ovviamente, di chi in campo ci è andato credendoci sempre e fino in fondo. Lasciamo a voi distribuire percentuali di merito tra Suwarso,Ludi, Fabregas, staff e giocatori.

Detto questo, la qualificazione matematica è arrivata in una giornata complicata, scivolosa come una rampa oleata, dall’esito per nulla scontato. Una partita talmente complicata, in merito alla quale Fabregas ha dovuto studiare, arrabbiarsi, inventarsi qualcosa, che il tecnico ha preso la decisione di non voler parlare della gara. «Della partita non parlo», ha detto. Per non togliere nulla alla celebrazione, ma anche per evitare di scandagliare momenti un po’ così. Ma va fatto, per dovere di cronaca e anche perché tutto rende più bello il traguardo raggiunto.Dopo una lotta, vera. Altro che passeggiata. Perché il Como ha giocato un primo tempo con il motore ingolfato. Nulla di quanto previsto ha funzionato. E il Verona si è confermato squadra che vuole (come si dice in questi casi?) onorare il campionato sino in fondo. In sede di cronaca leggerete le occasioni da gol del Verona, qualche amnesia azzurra ma soprattutto l’incapacità di essere efficaci.

Rientro

La madre di tutte le fotografie: Cesc Fabregas che prende la via degli spogliatoi tre minuti prima del 45’, atteggiamento un po’ allegriano, come a dire «qui non c’è più niente da vedere, vado a preparare l’intervallo». Già, chissà cosa avrà urlato ai suoi all’intervallo. Abbiamo il sospetto che non ci sia stato nemmeno il bisogno del supporto video di Guindos, per spiegare ai suoi cosa non funzionava. E quando Fabregas cambia tre giocatori all’intervallo, significa che non ha funzionato nulla. Con Baturina, Smolcic e Caqueret c’è stato tutto un altro inizio di ripresa, ma l’impressione è stata proprio quella: che più che gli uomini, sia stata la sferzata di Fabregas ad aver svegliato la squadra. Il gol è stato un capolavoro personale di Douvikas: come all’oratorio, quando uno prende il pallone e decide di scartare tutti. Lui di avversario ne ha scartato uno ma con una forza e una veemenza che era uno spot alla volontà. Il gol d’Europa. Nemmeno la rete annullata al Verona, per fuorigioco o per fallo nemmeno si è capito bene, ha intaccato l’emozione per il traguardo vicino, nè ha messo a rischio la certezza che sarebbe finita così. E al fischio finale, tutti in campo a festeggiare. Possiamo dirlo? Como mai così.

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