Colantuono: «Che ricordi in azzurro, sempre all’avanguardia»

Intervista Romano e romanista, al Como nel 1988/89 in serie A. «Già ai tempi la società aveva una mentalità da top»

Nella stagione 89/89, quella della Serie A con Simone, Cornelliuson, Milton e Todesco, il reparto difensivo era nelle mani di Stefano Colantuono, acquistato in estate dall’Avellino, protagonista con 23 presenze e una rete. Romano d’origine e tifoso romanista, fece una sola stagione in maglia biancoblù per poi proseguire l’attività agonistica fino al 2002, prima di intraprendere la carriera da allenatore, arrivando fino alla Serie A. In vista del match Como-Roma di domenica sera, lo abbiamo contattato.

Colantuono, che ricordi ha della sua stagione a Como?

Como non la devo raccontare io. Una città bellissima dove mi sono trovato benissimo. Purtroppo restai solo una stagione, che fu parecchio travagliata perché iniziammo bene, poi ci ritrovammo invischiati nelle zone basse e non riuscimmo a salvarci. Sapevamo che sarebbe stato un campionato di sofferenza. Mi feci male al menisco e all’epoca non si operava come oggi… Ti aprivano come se avessi rotto il crociato. La squadra però era buonissima… c’erano Simone, Todesco, Milton. Già all’epoca il Como era una società all’avanguardia. Non aveva le potenzialità di adesso, certo, ma c’era quell’organizzazione da top team, con un centro sportivo che ai tempi avevano solo le grandissime squadre. E poi il mister…

Rino Marchesi.

Come allenatore non ha bisogno di presentazioni. Aveva già guidato grandi squadre e dal punto di vista delle conoscenze era bravissimo. Ma era soprattutto una persona per bene. Mai toni alti, sempre garbato e disponibile al dialogo. Sono rimasto male alla notizia della sua scomparsa, anzi, ne approfitto per fare le condoglianze alla famiglia.

Lei, romano, non ha mai nascosto la passione per i colori giallorossi. Ma quello di domenica sarà davvero uno scontro diretto?

Lo dice la classifica. Il Como è in pianta stabile con nelle posizioni nobili, non è più una sorpresa. Ormai va considerata una grande e questo mi fa piacere. La Roma è sempre forte quindi mi aspetto una bella partita. L’Atalanta difficilmente riaggancerà il treno. Le altre si giocano tutto partita dopo partita. Difficile fare previsioni perché nel nostro campionato non basta guardare i calendari. A dieci giornate dalla fine, aldilà dei valori, tutti si giocano la vita e fai fatica a giocare anche con squadre piccole.

Ha visto Fabregas? È solo alla seconda stagione in A, ma è in gamba eh…

Non ho mai avuto il piacere di conoscerlo. Sta facendo qualcosa di straordinario. Spesso in Italia ci rifugiamo sul solito discorso dei giochisti e delle squadre che palleggiano. La verità è che ognuno ha un obiettivo ed è chiamato a raggiungerlo nel modo che meglio crede. Le strade possono essere diverse e alla fine chi vince ha ragione. Sul mercato che hanno fatto va sottolineato il lavoro di Ludi e lo sforzo della proprietà. La filosofia delle tre componenti principali del club è chiara.

Il Como ha un organico molto giovane. Come si deve comportare un allenatore per riuscire a gestirli al meglio?

Non c’è una formula magica. Serve capire il carattere di ogni ragazzo, ma questo va aldilà dell’età. Noi possiamo solo fare valutazioni rispetto a quello che vediamo, ma dietro ogni squadra c’è un lavoro enorme di dialogo. Penso che essere persone trasparenti e dirette possa portare buoni risultati.

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