Como, nulla è perduto (anzi). Una giornata no, ma tanti motivi per sorridere
Il punto La delusione per la partita sottotono a Udine non può far dimenticare i numerosi punti di forza del Como. Dal “mago” Fabregas alla difesa bunker, ma anche gli scontri diretti in casa, l’assenza di pressioni e... il fattore Diao
Como
Napoli, Atalanta, Roma, sono alcune delle squadre che hanno perso a Udine. Dove il Como non ha perso. L’Udinese è la sola squadra, a parte il Milan nel derby, che in questo campionato ha vinto in casa dell’Inter. Questo tanto per dire. Per ricordare che il Como, in una giornata non memorabile dal punto di vista della prestazione, è comunque uscito a testa alta dal campo friulano.
Qualcuno degli addetti ai lavori presenti a Udine l’altro giorno, abituato a vedere l’Udinese, ha persino definito la partita come «piuttosto divertente», cosa che invece non è certamente parsa a chi è abituato a veder giocare il Como. Chi abbia ragione non è importante stabilirlo, il concetto di divertimento è quantomai relativo, di sicuro però è chiaro che il modo di valutare la squadra di Cesc Fabregas è profondamente cambiato, le aspettative sono mutate tante velocemente da non rendersene neppure conto.
Miglior difesa del torneo
Vero, il Como sa giocare molto meglio di così, ma dopo una tirata come quella che i biancoblù sono riusciti a fare in questi ultimi mesi, dopo l’andirivieni con le Nazionali – che comunque, è bene ricordarselo, non possono che arricchire in esperienza, in valore e in qualità i giocatori del Como, specie i più giovani -, in una giornata calda, contro una squadra che già non era stato facilissimo battere all’andata, è giusto anche trovare le note positive di un pareggio che in questo momento della stagione è comunque importantissimo per la classifica.
La squadra di Fabregas ha sempre la difesa migliore, e ha mantenuto la porta inviolata per la quindicesima volta in trentuno giornate. Nessuno è riuscito a fare meglio. Anche non perdere, specie se capita dopo cinque vittorie consecutive, è un risultato che ha un suo valore.
Squadra che perde raramente
Il Como è la seconda squadra per numero di sconfitte in tutto il campionato, cinque come l’Inter capolista. In tutto ciò, resta una squadra come tutte le altre, che non sempre riesce a esprimersi al top, per tanti motivi. Avversari compresi, alcuni dei quali riescono anche a dare più fastidio di altri, trovando il modo giusto per bloccare, per inceppare qualche meccanismo.
Che poi si dica che la mancata vittoria dipende più dalla gara sottotono del Como piuttosto che dalla partita degli avversari, può essere in parte vero. Qualcuno non ha brillato come al solito, qualche scelta, giudicando a posteriori, poteva essere diversa, per esempio alla densità di un centrocampo davvero un po’ di giù di tono si sarebbe potuto prediligere subito un maggiore dinamismo sulle fasce – magari mettendo Diao a sinistra e Vojvoda a destra, se non Baturina in campo da subito -, ma questi sono discorsi del poi, e solo Fabregas conosce le condizioni fisiche di ciascuno, specie di chi ha giocato in Nazionale. Sono mancati dei dettagli importanti, ha detto Cesc. E’ vero. Ma non è venuto meno il più importante, cioè la capacità di fare risultato comunque.
E non c’è niente di male se una volta tanto i giudizi migliori sono andati ai difensori, con Butez peraltro protagonista di un assist che nel finale Vojvoda avrebbe potuto trasformare in gol. Tutti sappiamo che il Como sa fare molto meglio di così, ma sarebbe profondamente sbagliato buttare via tutto di questa gara di Udine. Che potrebbe, anzi, trasformarsi in un motivo di riflessione e di stimolo per il rush finale, che il Como affronta ancora in zona Champions.
Onestamente, non ci si può lamentare
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