«Como stile Barça, io la chioccia di giovani super»

Sergi Roberto Il giocatore ha parlato al giornale spagnolo “Sport”: «Io e molti compagni qui per Cesc: possiamo diventare una grande»

Sergi Roberto è stato protagonista di una intervista al giornale spagnolo Sport di cui è visibile anche un video, in collegamento via Zooom.Ha parlato tanto del Como. Ecco la stesura del suo intervento.

Sergi Roberto, ciao, come stai? Come va lì?

Qui tutto bene. Sto soffrendo un po’ il freddo, ora un po’ meno, ma tutto ok.

Un adattamento che, da fuori, è sembrato molto rapido.

Sì, sì. Questa è già la mia seconda stagione, una nuova esperienza, dopo aver trascorso tutta la vita nel Barça, il club della mia vita. Ora sono in un’altra squadra, qui a Como, e sono davvero molto contento.

L’anno scorso è stato un po’ diverso perché era una squadra appena salita dalla Serie B, quindi un progetto praticamente nuovo che stava iniziando. Quest’anno il progetto è ancora agli inizi, ma siamo nelle zone alte della classifica e tutti abbiamo fatto un passo avanti. Stiamo facendo una stagione davvero molto buona.

Come si spiega questo cambiamento? La rosa è cambiata parecchio, ma calcisticamente siete una squadra molto riconoscibile, no?

Sì. Parlando con i giocatori che erano in Serie B, da quando Cesc ha preso la squadra, mi hanno detto che la maniera di giocare e gli allenamenti sono cambiati radicalmente. Da quando sono arrivato io l’anno scorso sono cambiati molti giocatori; ora siamo rimasti in pochi. Ma l’idea di gioco, lo stile, è sempre stato lo stesso. E ora si vede: quando lavori un anno intero con gli stessi compagni e ci sono meno cambiamenti, tutto si riflette meglio nel gioco. Qui in Italia parlano tutti molto bene del Como. Siamo una delle due o tre squadre che fa un calcio un po’ diverso, non così all’italiana: direi più stile Barça, avere sempre il pallone. E ci stiamo divertendo moltissimo.

Parlavi di stile Barça. Vi basate molto su pressione, intensità e velocità subito dopo il recupero palla, no?

Sì. L’allenatore si adatta molto ai giocatori che ha e agli avversari. A volte lasciamo un po’ la palla agli altri per rubarla e ripartire, perché siamo forti anche in contropiede. Ma in generale siamo una squadra che pressa molto e con la palla siamo anche verticali, perché a Cesc piace arrivare spesso in area. E statisticamente anche in difesa siamo tra quelli che subiscono meno gol.

E il tuo compito è un po’ quello di mettere esperienza, dare anche un po’ di calma quando serve? Qual è il tuo ruolo nella squadra?

Soprattutto esperienza. Abbiamo una squadra giovanissima, molti ragazzi di 19-20 anni. Anche i nuovi arrivi spagnoli sono tutti molto giovani. Ho passato tutta la vita nel miglior club del mondo, quindi provo ad aiutare i giovani, aiutare la squadra in situazioni che molti di loro non hanno ancora vissuto.

A Como hai smesso di essere quel “jolly” come al Barça, ora sei un centrocampista puro, davanti alla difesa.

Sì, qui gioco sempre a centrocampo. Poi, con i cambi tattici, a volte giochiamo più larghi, a volte più centrali, più offensivi o più difensivi, perché il mister si adatta molto agli avversari e al modo in cui vuole far male agli altri. Ma sempre in mezzo al campo.

E vivere fuori dalla tua zona di comfort del Barça, com’è?

Molto bene. Era difficile lasciare la mia casa di sempre, il club che amo e del quale sono il primo tifoso. Ma dentro di me avevo voglia di fare un’altra esperienza, vivere in un altro Paese, un’altra cultura, un’altra lega. È arrivata due anni fa e sono molto contento. Per la famiglia è stato un grande cambiamento, ma l’ho affrontato con voglia e non mi pento di aver scelto il Como.

Ma all’inizio hai rischiato, perché sicuramente avevi offerte da club più grandi, no?

Sì, abbastanza. Era una squadra appena salita dalla Serie B, quindi ho rischiato, ma l’ho vista come una sfida. Ho parlato con Cesc tutta l’estate, mi ha trasmesso sicurezza e mi ha spiegato il progetto. È stato un rischio, ma è andato benissimo. Passare dalla Serie B a lottare ora per l’Europa dice molto del progetto, dell’allenatore e del club. E poi ci sono tanti spagnoli, catalani: ti senti più a casa.

Com’è il Como inteso come club?

Ora sta cambiando molto. Da quando sono arrivato la città sportiva è sempre in costruzione. Cesc mi diceva che quando arrivò lui non avevano una sede fissa: un giorno si allenavano in un campo, il giorno dopo in un altro. Ora è diverso: hanno rifatto palestra, campi… vogliono fare tutto bene, passo a passo. È un club nuovo, con un progetto serio per diventare uno dei più importanti d’Italia in futuro. Sinceramente penso che stiano facendo le cose molto bene.

E Cesc è il leader di tutto questo, no?

Sì. È la figura chiave del progetto. Se non fosse stato lui l’allenatore probabilmente non sarei venuto. E lo stesso vale per altri miei compagni. È fondamentale.

Ha l’aria di diventare un grande allenatore, no?

Sì. Spero rimanga al Como a lungo: sarebbe ottimo per il club. Ma ha l’ambizione di allenare i più grandi d’Europa e credo che lo farà. Dopo solo un anno in Serie A ha già ricevuto offerte importantissime. È già un grande allenatore e avrà un futuro enorme.

Come vedi il tuo futuro? Nel Como? O forse nella MLS ?

Adesso sto davvero molto bene qui a Como. Siamo come una famiglia, la squadra è molto giovane, e il progetto mi ricorda un po’ quando ero nel Barça B: eravamo tutti ragazzi giovani con la voglia di iniziare la nostra carriera. È lo stesso sentimento che provo qui: un club nuovo che comincia ora la sua vita in Serie A, tanti giovani che stanno iniziando la propria carriera. E poi, se i risultati accompagnano e possiamo lottare per obiettivi importanti… beh, mi piacerebbe restare. Spero che anche il mister rimanga, e che tutti i giocatori attuali possano continuare, perché abbiamo un gruppo incredibile.

I tuoi quattro figli sono del Barça e del Como?

Sì! I gemelli hanno un anno e mezzo e non capiscono ancora niente, poverini. Ma gli altri due sì: sono fan del Barça e del Como.

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