Dentro i taccuini di Cesc: «Lì ci sono i miei segreti. Ecco da chi ho imparato»

Intervista In occasione del suo compleanno, il mister si racconta

Nella sua casa di Lugano c’è la Magna Charta. È il luogo dove Cesc Fàbregas, che ieri ha compiuto 39 anni, conserva un piccolo taccuino nero in cui, nel corso dei suoi 20 anni da centrocampista, ha annotato i segreti acquisiti dai diversi allenatori avuti in carriera, oggi fondamentali per sviluppare la sua idea di calcio.

Li abbiamo scoperti grazie a una lunga intervista realizzata da Matt Law del Telegraph Sport, in cui Cesc ha rivelato tutte le strategie che lo hanno portato oggi a essere uno degli allenatori più apprezzati nel panorama internazionale, tra presente al Como e ipotetico futuro in Inghilterra.

Futuro in Premier?

«La Premier League è il miglior campionato del mondo - afferma Fàbregas -. L’ho sempre detto chiaramente. L’ho sentito da giocatore, lo sento da allenatore, da tifoso. Ma Mourinho mi disse un giorno, quando ero al Chelsea: “Ho ancora 30 anni di lavoro davanti a me”. Quindi, ipoteticamente, potrei restare al Como per 10 anni e potrei comunque arrivare in Premier League tra 12 o 15 anni».

«Le decisioni calcistiche»

Oltre a essere l’allenatore, Fàbregas è azionista di minoranza del Como e ha ricevuto la fiducia degli Hartono, proprietari miliardari, per plasmare il club a sua immagine e somiglianza, dopo essere entrato a far parte della società come giocatore nel 2022, quando il Como militava in Serie B: «Prendo io tutte le decisioni calcistiche. Il direttore sportivo è con me quotidianamente e abbiamo la stessa visione del calcio. Per gli acquisti lavoriamo con i dati, abbiamo il nostro scouting e tutto il resto, ma deve essere qualcosa in cui credo. Deve essere un giocatore di cui sono convinto.Sono davvero felice e fortunato di avere un presidente che si fida molto di me e mi ha dato la sicurezza necessaria per prendere tutte le decisioni calcistiche. Questo, per me, è davvero importante».

Il campo allargato e la palestra

L’atteggiamento meticolo di Fàbregas ormai lo conosciamo. Cesc arriva al centro di allenamento tutte le mattine alle 7 e spesso non se ne va prima di tarda sera. Ammette di essere “ossessionato” dal suo lavoro e la sua influenza nel club è onnipresente: «La palestra del centro di allenamento l’ho progettata io insieme all’architetto. Ho progettato la vetrata sulla facciata. Ho imparato da Wenger. Mi sono ricordato che dalla palestra i giocatori infortunati devono poter vedere il gioco in campo».

«Allo stadio, ho detto che avevamo bisogno di un campo più grande perché siamo una squadra che vuole la palla, che ha il possesso. Quindi ho ingrandito il campo. Ha fatto un po’ scalpore perché alcuni dicevano: “Cosa ci fa questo idiota per un metro?” Ma un metro può fare la differenza quando cerchi di sfruttare l’ampiezza del gioco. In Italia, la gente diceva: “No, no, perché 65 metri? Facciamo 63 perché così si può difendere meglio”. Quindi è un po’ il concetto di come si guarda al calcio, in un modo o nell’altro».

«Non alleno i lanci lunghi»

Interrogato sulla responsabilità di creare una squadra che offra spettacolo, Fàbregas risponde senza esitazione: «Sì. Alleno come mi sento. Amo il calcio. Se allenassi solo per ottenere risultati, non lo farei. Non ne avrei bisogno.Certo, bisogna adattarsi, a seconda del gruppo di giocatori che si ha a disposizione. Ma, alla fine, ci sono dei principi in cui credo. Non potrei mai allenare i lanci lunghi».

Il taccuino: da Wenger a Conte

Grazie al piccolo taccuino nero che ha tenuto aggiornato durante la sua carriera da giocatore, in cui ha vinto la Premier League , la Liga, la Coppa del Mondo e il Campionato Europeo, Fàbregas può ancora ricordare alcuni dei trucchi usati dagli allenatori con cui ha avuto tanto successo.: «Ho iniziato a scrivere il libro quando ero all’Arsenal. Non a 16 anni, ma forse a 22 o 23, prima di andare al Barcellona, e poi ho continuato ad arricchirlo durante la mia carriera.All’inizio del mio percorso da allenatore ci facevo riferimento perché tutto era nuovo. Ma ora, con l’esperienza, sono sempre più sicuro di quello che faccio. Ho affrontato molte situazioni con cui mi sento più a mio agio. Se ho dei dubbi, potrei dare un’occhiata veloce e prendere spunto, ma ora non lo faccio più così spesso.I capitoli più importanti probabilmente riguardano Arsène, perché era tutto nuovo, e Conte, perché per me è stato un grande shock. Era tutto diverso».

«Sono fastidioso»

Fabregas prosegue: «Mi piace vedere come i diversi allenatori preparano le partite, cosa analizzano degli avversari e cose del genere. Per me è fondamentale continuare a crescere. So che non è sempre possibile, ma mi piacerebbe sedermi per almeno 20 minuti con ogni allenatore dopo le partite. Sono quello che fa un sacco di domande a tutti. Sono un po’ fastidioso, in questo senso. Alcune persone hanno avuto il tempo di pianificare la propria carriera da allenatore. Io no. Mi sono ritirato. All’improvviso, sono diventato allenatore. All’improvviso, siamo stati promossi. E così via. Quindi non ho mai avuto il tempo di pensare a un piano preciso».

«Il Como partiva da -10»

Il Como è in netto anticipo rispetto alla tabella di marcia sotto la guida di Fàbregas e il club può raggiungere un altro dei suoi obiettivi con tre partite ancora da disputare in questa stagione, ovvero la qualificazione a una competizione europea.: «Abbiamo iniziato questo percorso non da zero, ma da -10. Quindi siamo in anticipo sulla tabella di marcia e siamo solo all’inizio. Credo che questo club abbia un enorme potenziale, ma questo è quello che mi è stato dato. Sapete, questa è la bellezza di questo progetto: partire da zero per farne un giorno un club europeo».

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