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Sabato 14 Febbraio 2026
Dichiarazioni d’amore: «Mi sento uno di voi. Creato qualcosa di bello»
Il mister Fabregas e la partita a San Valentino: «Fiorentina molto più forte di quello che dice la sua classifica».
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Merito di tutti, suo e della sua squadra. La magìa di potersi trovare ad affrontare partite come quelle che sta vivendo il Como, da quella con il Napoli alle prossime, senza avere paura ma anzi con la voglia di poter provare anche a vincerle, per Cesc Fabregas è frutto del fatto che «stiamo trovando continuità anche nel riuscire a fare cose diverse, e questo è merito dell’atteggiamento dei miei giocatori, della mentalità giusta».
«Loro - ha aggiunto - capiscono bene quello che io cerco di trasmettere, tutto parte da qua. Ogni dettaglio conta. Soddisfatto del mio percorso? Soddisfatto è una parola che nel mio vocabolario non esiste, perchè si può sempre fare di meglio. Sono contento, questo sì. Contento perchè stiamo costruendo qualcosa di molto bello. L’ho capito anche l’altra sera, durante i rigori, vedendo come tutti i ragazzi si sostenevano, si consigliavano. Questo è bellissimo». E ancora: «A me piace vivere dal di dentro ogni ambiente in cui mi trovo, sono così fin da bambino, da quando ho cominciato a girare per il calcio. E qui ora mi sento italiano, mi sento di Como, uno di voi. E sarà così finchè resterò qui».
Gli avversari e le scelte
Conta tantissimo, ora, questa partita con la Fiorentina,: «Adesso nella mia testa per noi c’è solo questa gara. La Fiorentina non è quello che dice la sua classifica. C’è una linea sottilissima tra il vincere e il perdere, e ritrovarsi in situazioni da cui poi è difficile venire fuori. Loro sono un grande club, una società che anch’io prima di venire in Italia conoscevo. Ed è anche una grande squadra, quasi tutti i suoi giocatori titolari arrivano da un campionato bellissimo, hanno grandi qualità. Perciò non pensiamo ad altro, perché per noi è una partita importantissima e anche loro si giocano tanto. Sia noi che loro proveremo a vincere».
Ci sarà turnover, ma Fabregas non vuole sentire parlare di strategie in vista delle gare successive, magari pensando a diffidati importanti come Paz e Da Cunha, il terzo è Addai: «Non faccio mai calcoli di questo tipo. Ho tutti i giocatori a disposizione, tutti sono pronti per giocare. Non penso a quello che verrà dopo». E a proposito di Paz, la sua uscita dal campo prima dei rigori a Napoli non è stata una decisione presa in questo senso: «Ho tolto lui perchè Baturina stava andando molto bene, e volevo giocare a cinque dietro, non per evitargli nel caso di tirare. Non bisogna avere paura, io non ne ho. Se lui deve diventare un giocatore del Real Madrid nemmeno lui deve averne, non deve soffrire la pressione. Di rigori ne dovrà tirare altri cento. E a Napoli non ho fatto nessun calcolo, pensate che Smolcic non aveva mai tirato un rigore in tutta la sua vita... Però vedendolo in allenamento avevo capito che poteva provarci».
Questa giornata di campionato mette di fronte quattro delle cinque squadre che stanno davanti al Como. Vincere vorrebbe dire sfruttare la possibilità di avvicinarsi a qualcuna di loro: «Da appassionato di calcio guarderei tutte queste belle partite, ma non abbiamo tempo di pensare a quello che fanno gli altri, noi dipendiamo solo da noi stessi».
In tema di scelte per oggi, gli si chiede anche di Morata, se abbia la possibilità stavolta di giocare dall’inizio: «E’ a disposizione, come tutti. A Napoli ho preferito non impiegarlo perchè un paio di giorni prima aveva avvertito un dolorino all’adduttore. Fosse stato per lui avrebbe giocato, io ho scelto di non rischiare. Ma ora sta bene».
Le condizioni di Diao e Goldaniga
E arrivano altre buone notizie, su Diao e Goldaniga: «Hanno cominciato a lavorare con il gruppo, per una parte di allenamento. Credo che per la partita con il Lecce possano tornare a disposizione». Settimane intense, ormai tutte. Un calendario frenetico, difficoltà a programmare gli impegni con anticipo. Un problema che andrebbe risolto? «Sicuramente per noi è un po’ disturbante, sia nell’organizzare gli allenamenti che per questioni logistiche. Mi piace un albergo, ci troviamo bene, e magari la volta dopo non riusciamo ad andarci perchè c’è poco tempo per prenotare e non c’è posto... E anche 24 ore in più o in meno cambiano nel lavoro di recupero, bisognerebbe riuscire a mettere tutti nelle stesse condizioni. Ma è così, e noi facciamo quello che ci viene chiesto di fare».
Chiusura dedicata alla città di Como e alla sua esperienza con la fiaccola olimpica: «Lo rifarei altre mille volte, è stato veramente emozionante, c’era tantissima gente, la nostra gente».
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