Giro d’Italia, un urlo a Napoli: Balleriniiiiii. La tappa vinta dal canturino

Ciclismo Il professionista canturino ha conquistato la tappa di ieri, con arrivo in piazza del Plebiscito. Decisiva l’esperienza, ha gestito bene la volata sul terreno bagnato. Prima vittoria per lui nella corsa rosa

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Como

Balleriniiiiiiiii. Finalmente Davide “Trivela” Ballerini, a 32 anni, ha vinto una tappa del Giro d’Italia. A Napoli, in Piazza Plebiscito, dove fanno il caffè più buono del mondo. E lui, Davidone, questo caffè se l’è gustato fino in fondo, fumante, zuccherato al punto giusto, caldo e ristoratore.

Il canturino

Davide Ballerini, ciclista professionista di Cantù, ormai in gruppo da 10 anni, stimato, apprezzato, uomo da classiche. E da aiuti. Il suo lavoro spesso è far vincere gli altri, perché è l’ultimo uomo del treno che guida le volate. Per dire, i successi di Cavendish al Tour portavano la sua firma, tanto è vero che il mago inglese delle volate lo ringraziava pubblicamente. Il sogno di Ballerini è sempre stato quello di vincere al Nord. Le grandi classiche di primavera, la sua passione, la Roubaix, il Fiandre, ma per una ragione o per l’altra ha sempre trovato qualche grana che lo rallentava.

Il successo più importante

E allora gli è toccato vincere al sud, a Napoli, una tappa del Giro d’Italia, l’undicesimo successo in carriera, ma il più importante, il primo nella corsa rosa, quella che guardano anche i bambini smettendo per due ore di fare i compiti. Un successo al Giro te lo ricordi per tutta la vita, e anche se lo ricordano i tifosi, quelli del suo fans club ad esempio, che lo seguono dappertutto.

La pioggia fa cadere quattro o cinque ciclisti che potevano giocarsi lo sprint

È ora, però, di raccontare questa vittoria. Con Davide che si era capito fosse in odore di scatto. In teoria avrebbe dovuto tirare la volata al compagno dell’Astana Matteo Malucelli, tappa per velocisti con arrivo a Piazza Plebiscito in centro a Napoli. Poi però cosa succede? Che proprio mentre il gruppo compatto imbocca il penultimo rettilineo in paveé, comincia a piovere. Il fondo diventa infido come il ghiaccio, l’arrivo una lotteria. Prima dell’ultimo viale, quello del traguardo, c’è un tornante e lì vanno per terra i quattro o cinque che potevano giocarsi lo sprint. Ballerini è in ottava-nona posizione, tiene l’interno, gestisce d’esperienza la pressione sui freni, attorno a lui vanno giù come birilli, lui sta in piedi, imbocca l’ultimo rettilineo seguito da Stuyven, e riesce a vincere, e di mette una mano sul casco, del tipo «Cosa ho fatto?», mentre taglia la linea di arrivo.

«Sapevo che con l’acqua qui il percorso è tortuoso»

Il suo faccione di ragazzo buono, mite, silenzioso, anche un po’ introverso, ma allegro quando è in compagnia di chi si fida, è raggiante sul podio: «Conoscevo il finale - racconta - perché anche gli anni scorsi siamo passati qui. Sapevo che con l’acqua era molto tortuoso. Oggi il nostro velocista era Malucelli, ma sono l’unico dei primi 4-5 ad essere rimasto in piedi con Stuyven. All’ultimo tornante ho sento in radio che mi dicevano “vai vai vai”, non ho guardato più nulla, ho solo spinto sperando che non mi prendesse nessuno. Finalmente! Stavo bene, avevo vinto in Turchia poche settimane fa, la gamba è buona. Ma sono contento, anche perché non sembra, ma gli anni passano e dovevo darmi una mossa. Sono felicissimo».

E pare che quel “vai vai vai” fosse proprio di Malucelli mentre cadeva. Meraviglioso sport il ciclismo, fatto di eroi, di gesti indimenticabili. E di ragazzoni umili come Davide Ballerini. Il Trivela di Cantù.

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