Gli angeli di Ponte Chiasso: inaugurata oggi la targa dedicata a Panzica, Tolis e Boetti

Storia Ai tre eroi che durante la seconda guerra mondiale, a Ponte Chiasso, salvarono le vite di cittadini ebrei, verrà dedicata una targa al valico con la Svizzera

Como

Dopo 81 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, a Ponte Chiasso oggi, 24 aprile, verrà dedicata una targa a tre cittadini che hanno messo a repentaglio le loro vite per salvare quelle di persone ebree, il cui destino era segnato già dalle leggi razziali entrate in vigore nel 1938.

Conosciuti come gli angeli di Ponte Chiasso, Giuseppina Panzica (1 agosto 1905-15 febbraio 1976), Giovanni Gavino Tolis (4 febbraio 1919-28 dicembre 1944) e Paolo Boetti (25 gennaio 1901-22 dicembre 1965), hanno operato a Ponte Chiasso come dei veri e propri eroi (o angeli), mettendo davanti alle loro vite quelle di centinaia di ebrei che grazie a loro riuscirono a scappare in Svizzera per salvarsi dalle persecuzioni nazi-fasciste.

La targa che verrà inaugurata questa mattina al valico stradale di Ponte Chiasso reciterà: «La città di Como e la Guardia di finanza posero questa targa nell’ottantesimo anniversario della liberazione dal fascismo a imperitura memoria di Giuseppina Panzica, Giovanni Gavino Tolis e Paolo Boetti gli “Angeli di Ponte Chiasso”. Con coraggio, compassione e sacrificio di se stessi si opposero al buio del tempo generato dall’odio più nobile della natura umana».

Dopo la posa della targa, a Palazzo Terragni si svolgerà l’incontro di approfondimento “Un Ponte verso la Libertà”.

Le gesta degli eroi: quando le vite dei meno fortunati valgono più delle conseguenze

Eroi ed angeli: è così che vengono ricordate le persone che hanno rischiato conseguenze catastrofiche quando hanno deciso di commettere atti al tempo illegali, ma coraggiosi, per salvare un popolo odiato senza alcuna ragione.

Chiunque in Italia aiutava un ebreo a scappare o nascondersi, sarebbe stato arrestato e interrogato (il più delle volte obbligato a parlare per mezzo di violenze fisiche e torture), con la possibilità di essere rinchiusi nei campi di concentramento. Nei casi peggiori, soprattutto durante i rastrellamenti, le SS e le camice nere fucilavano senza pietà villaggi interi. Inoltre, le case o le proprietà di chi offriva rifugio agli ebrei potevano essere sequestrate o distrutte come atto punitivo. Tutto questo non è importato a Giuseppina Panzica , Giovanni Gavino Tolis e Paolo Boetti, agli Angeli di Ponte Chiasso, che hanno accettato di rischiare le loro vite.

Liliana Segre ricorda Giuseppina Panzica: «Ha ascoltato il richiamo della coscienza»

Liliana Segre, senatrice a vita sopravvissuta all’Olocausto, ricorda Giuseppina Panzica con queste parole: «Giuseppina Panzica è un esempio di quelle italiane e italiani, il più delle volte persone semplici che ascoltarono il richiamo della coscienza; in particolare, quanto a lei molto religiosa, il comandamento cristiano della carità senza secondi fini».

Segre, più volte intervenuta sull’Olocausto per condividere la sua testimonianza, riconosce negli Angeli di Ponte Chiasso l’operato di persone più che altruiste, interessate a salvare qualcuno meno fortunato di loro, a costo di pagare con la vita.

Questa è una di quelle storie che non viene ricordata solo nel momento in cui bisogna far presente che gli italiani non sono cattive persone, ma è una storia che rimane e che influenza la società e il territorio in cui i fatti sono avvenuti. Ed è anche una di quelle storie che dovrebbero superare i confini locali ed essere insegnate in tutte le scuole d’Italia: una storia che racconta di altruismo, di gentilezza, di vite che hanno lo stesso peso, in cui nessuno è più importante di altri.

La storia di Giuseppina Panzica e di Gavino Tolis è contenuta nel secondo episodio del nostro podcast “Lontano dagli oleandri” che racconta questo periodo della seconda guerra mondiale sulle sponde del lago di Como a partire dalla storia di una famiglia di ebrei, i Vitali, proprietaria di Villa Oleandra, nota a tutto il mondo oggi per essere la residenza estiva di George Clooney.

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