Le maglie della Juventus, quando il marketing fa autogol
Il caso L’apparire delle maglie a strisce orizzontali (e senza nomi), ha creato una serie di meme, di ironie e di commenti debordanti
Boh. A volte sembra che ormai il marketing vada per la sua strada, abbandoni il mondo reale, e si inerpichi per vie lontane dal mondo terreno. Basta guardare quello che è successo con la Juventus. L’apparire delle maglie a strisce orizzontali (e senza nomi), ha creato una serie di meme, di ironie e di commenti debordanti. Basta aprire il web. Giocare con una maglia da carcerati non è stata una brillante idea e può essere pericoloso, specie se sei una squadra che ha vinto molto e dunque come tale invidiata e vittima di ironie per presunti favori arbitrali. Lo abbiamo già scritto. E la cosa poteva finire lì.
Ma ieri sono successe due cose ulteriori: sulla Gazzetta dello Sport è stata pubblicata una intervista all’ideatore di quella maglia, una pagina intera che pontificava sulle ragioni, sulle pulsioni dal passato, sul senso dell’omaggio, sulla voglia di essere cool, su quelle righe bianconere verticali che quando c’erano le rovesciate di Del Piero diventavano orizzontali (poesia). Mentre usciva questa intervista, mezza Italia rovesciava sul web improperi, fotomontaggi, e ironie da Papillon a Sing Sing. Ora: è calcio e si scherza. Gli sfottò ci sono sempre stati e non sarà colpa di una maglia. Ma ci ha colpito l’esatto senso opposto di marcia, tra l’ideato e il percepito. Una iniziativa che doveva dare fascino (quella maglia indossata come abito da riposo è molto bella) ha provocato sberleffi e prese in giro. Come la mettiamo con l’immagine tanto cercata? A volte le strategie ottengono effetti opposti. Oppure semplicemente di quello che pensano i tifosi non frega più nulla a nessuno.
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