Malori, vip, tensioni e liti. In 140 a vigilare sul pubblico
Reportage Una giornata tra gli steward che garantiscono la sicurezza. Tutti “uomini del Como” con una missione: proteggere e soccorrere. Guarda il video
Como
Como-Inter, il dietro le quinte. Video di Paolo Moretti
Quando Nico Paz piazza la palla in rete, con un chirurgico palo-goal, non solo illude i tifosi lariani, ma fa infuriare gli interisti. Uno su tutti che, per la rabbia, ha un malore. Un uomo, pettorina gialla, si accorge: accorre e lancia l’allarme. Contatta via radio Angelo Boschi, delegato gestione evento: «Serve assistenza sanitaria». Lui allerta i volontari della Croce Rossa. In pochi minuti si muovono con un infermiere Areu: solo un calo di zuccheri, nulla di grave.
Ogni partita casalinga del Como è un mosaico fittissimo di tanti tasselli come questo. Pazientemente messi uno accanto all’altro dagli steward del Sinigaglia. In 140, domenica, hanno garantito la loro presenza in occasione di Como-Inter. Ciò che ruota a margine di una partita casalinga dei lariani è un evento nell'evento. Che inizia ben prima dal fischio dell’arbitro. A quattro ore dal match in una sala dietro la curva Como i coordinatori - quelli con pettorina arancione - si ritrovano per un briefing pre-evento. Ultime disposizioni, informazioni sui vip presenti, raccomandazioni, possibili criticità.
«In realtà - spiega Vincenzo Tiralongo, responsabile della sicurezza nonché Slo, ovvero ufficiale di collegamento con la tifoseria - il primo lavoro avviene all’esterno. Le deroghe per la serie A sono state ottenute grazie all’allargamento dello stadio» fuori dallo stadio stesso. «Ogni partita montiamo e smontiamo le recinzioni» che dividono i vari settori e accolgono pullman e auto di dirigenti e calciatori.
Tecnicamente gli steward sono addetto all’accoglienza non alla sicurezza, ma lo stretto contatto con le forze di polizia fa si che, alla fine, siano anche veri e propri addetti alla sicurezza. Che il Como 1907 ha preteso di gestire personalmente. In molti campi di serie A gli steward appartengono a società specializzate nella somministrazione di lavoro. Quando i lariani, inizialmente, si erano rivolti a queste società si erano ritrovati in squadra anche persone che non conoscevano l’italiano. Meglio fare in casa. Ogni stewart viene formato (a spese della società), ottiene il patentino della Prefettura e pagato con regolare “voucher steward”, pari a una paga standard di 10 euro all’ora più contributi e assicurazione. In teoria gli stadi italiani devono garantire un uomo in pettorina ogni 250 spettatori, domenica al Sinigaglia ce n’era uno ogni 85.
Tre ore prima del fischio d’inizio arrivano gli uomini in pettorina gialla e gli incaricati delle forze di polizia di procedere alla bonifica dello stadio. Tutti i settori vengono passati fila per fila, posto per posto alla ricerca di seggiolini rotti oppure oggetti potenzialmente pericolosi. Nel frattempo vengono aperti i cancelli agli “striscinisti”, un gruppo di tifosi del Como che portano nel Sinigaglia gli striscioni da appendere. Ogni striscione, ma anche ogni bandiera, dev’essere autorizzata, per essere portata all’interno dello stadio. Non è solo una questione di contenuto, ma anche e soprattutto di sicurezza: bandiere che non siano realizzate con materiale ignifugo, tanto per dire, non entrano. C’è un settore in cui non sono ammessi né striscioni né bandiere: è la curva est, accanto a quella ospiti.
Mancano due ore al calcio d’inizio: si aprono i cancelli. I primi a sedersi sugli spalti sono volontari in tuta rossa. Sono i soccorritori della Croce Rossa: hanno il compito di restare nei settori loro assegnati fino a quando l’ultimo spettatore non se n’è andato. Ci sono due équipe in curva Como, altrettante in tribuna e lo stesso nei distinti e poi una nel settore ospiti e una in curva est. Oltre all’équipe di bordo campo.
Ai cancelli uno steward armato di palmare controlla tutti i biglietti. Non è la vidimazione ufficiale, che avviene solo nei tornelli, ma una verifica sull’autenticità del tagliando. Quest’anno ci sono stati decine di casi di biglietti falsificati.
Tutti questi controlli, ovviamente, allungano i tempi d’ingresso per questo il Como si è inventato una quantità di eventi collaterali per convincere gli spettatori ad arrivare prima allo stadio: giochi, eventi. Ma anche biglietti speciali per visitare il Sinigaglia, gli spogliatoi, guardare il riscaldamento delle squadre a bordo campo.
Un’ora prima del match la dirigente del servizio d’ordine della Questura, con il delegato evento del Como, incontra negli spogliatoi il quarto uomo della squadra arbitrale. In panchina siede sempre un uomo della Digos, interfaccia della terna arbitrale in caso di problematiche di ordine pubblico.
Arrivano i pullman dei tifosi ospiti: un paio di bandiere vengono requisite perché non autorizzate. Quando si comincia lo stadio è gremito.
Segna Valle e poi Paz. C’è il malore in curva ospiti. All’intervallo un gruppetto della Tribuna si assiepa davanti all’ingresso spogliatoi per insultare l’interista Bastoni. Si infittisce la barriera di pettorine gialle e arancioni. Gli steward intervengono per riportare la calma tra due tifosi avversarsi che litigano. Finisce a risate. Secondo tempo. L’Inter segna quattro volte. Il malore, questa volta, è in Tribuna: uno spettatore si allontana aiutato dai soccorritori. A ogni goal nerazzurro un paio di sostenitori dell’Inter corrono verso la panchina, la terza volta gli steward avvisano: alla prossima, fuori dallo stadio. Fischio finale. Scaramuccia nei distinti. Un paio in Tribuna. Poca roba. Ma attenzione: se si scopre che qualche tifoso ha esagerato non c’è bisogno del Daspo. Il Como stesso ha “sospeso” già una quindicina di tifosi questa stagione. La sicurezza passa anche da qui.
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