( foto butti)
L’intervista Il capitano di Cantù: «Anche i nuovi ora sanno la sfida con Milano non è normale»
«Ma per fortuna che c’è il Riccardo...». Ambiente tipico della Milano che fu (come quella in cui lui giocò), bar con biliardo e la canzone del Signor G, al secolo Giorgio Gaber, di sottofondo. Una strofa che lunedì sera - posticipo di Lba per il derby con l’Olimpia in trasferta - vorrebbero tanto intonare i tifosi di Cantù. Anche lui - Riccardo Moraschini, capitano dell’Acqua S.Bernardo - sogna il finale perfetto. «Eh sì», dice prima della seduta di allenamento del mercoledì.
Subito.
Saremo senza i tifosi della curva al Forum...
Dunque io so bene l’effetto che fa.
Nel senso che nell’unico derby che ho giocato con la maglia dell’Olimpia contro Cantù ero in un Assago infuocato dalla presenza di tifosi canturini. E dal campo si sentiva, eccome.
Quindi vi dico che la presenza della nostra gente incide eccome. L’atmosfera è completamente un’altra e siccome anche noi in fondo viviamo per tutto ciò, c’è una pressione diversa, così come il clima è diverso quando ci sono gli Eagles.
E allora vorrà dire che faremo di tutto per tornare da vincitori, magari trovandoli al palazzetto a Seveso ad aspettarci e festeggiare tutti insieme.
Direi di sì.
Fate pure.
Sicuramente tantissimo.
Per la classifica, innanzitutto. Perché sarebbero due punti fondamentali per avvicinarci ancora un po’ alla salvezza. Varrebbero il doppio, per il potenziale di Milano e per quanto noi e la piazza teniamo e aspettiamo la sfida.
Tanto tanto, non può essere una partita normale.
Per me sarà la prima volta al Forum da capitano di Cantù, un onore anche alla luce della rivalità tra i club e un’enorme soddisfazione personale.
Volete proprio scavare nelle mie sensazioni, allora?
E allora vi dico che sarà un’emozione bellissima. Così come quelle che ho vissuto in maglia Olimpia e che, capitemi, non potrò mai scordare. Ma, proprio per via del passato, vi dico una cosa.
Che proveremo in ogni modo a vincere. Sarebbe una grande gioia - lo so - per i nostri tifosi, e per me in primis.
Lo stiamo preparando ormai da settimane, complice la sosta. E vi assicuro che hanno già compreso il messaggio. Anche perché poi basta girare per Cantù e fiutare l’aria. Con tutti a dire: “Mi raccomando a Milano...”. Hanno già cominciato quelli che sono venuti a vedere gli allenamenti, ci stanno già pensando pure gli altri.
Walter è molto più che calato nella parte. Tre settimane senza partite sono calzate a pennello, anche per capire sempre più di lui e del suo sistema. Che è molto diverso da quello di Brienza e che esige tanto e la cura dei dettagli.
Il periodo ci è servito soprattutto per migliorare e automatizzare i dettami del gioco di De Raffaele.
Anche. Ci siamo allenati bene e forte. Ivan è un innesto che ci può dare una mano ad aprire il gioco, è un buon tiratore e un difensore sulla palla. Spero che capisca presto il campionato italiano, anche se non sarà facile in una sola partita, ma si tratta di un ragazzo molto sveglio. Questo è sicuro.
Sicuro, ma accade già da qualche partita. Sono tornato molto più a portare la palla, come mi chiede Walter. Che ha avuto bisogno di un periodo di assestamento per capire ruoli e caratteristiche di ognuno. Per cercare di farci rendere al massimo. Mi ha riportato anche a fare il play, e direi che non mi va mica male...
Nessun problema.
Mi fa piacere lo diciate voi.
Sì, ma non so se faceva bello constatare che sono stato uno dei pochissimi italiani realmente protagonisti a Milano. In una Milano con squadra nettamente più forte e competitiva addirittura di quanto sia in queste stagioni.
Vero, è Ettore che mi ha fortemente voluto.
Mi porto dentro di quegli anni le cose positive, che sono tantissime. Momenti indimenticabili e vissuti da protagonista, come detto. Un roster fortissimo. Non avremo vinto lo scudetto nella seconda stagione, quella post Covid, ma la Final Four di Eurolega è davvero tanta roba.
Che soddisfazione giocare, e tanto, contro il Real Madrid e gli altri squadroni. Gli anni più belli della mia carriera, non ci sono dubbi.
Per quella storia mi resta parecchia amarezza. Non c’è la controprova, ma probabilmente sarei rimasto tanti e tanti anni ancora. Ho il rammarico di non aver potuto concludere bene due anni e mezzo fantastici.
Sono successe tante cose belle, lo ripeto, e quelle non si cancellano. Resteranno sempre dentro di me. Come l’affetto della gente, che mi ha sempre circondato, anche durante la squalifica e al ritorno. E, non si fosse capito, sono molte di più le cose positive anche in questa parentesi negativa.
Tranquilli, sì.
Daremo tutti tutto, e sicuramente anche qualcosa di più. All’andata ci siamo arrivati molto vicino e chissà cosa sarebbe potuto accadere con una vittoria. Ci riproveremo, statene certi.
Appunto.
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