La musica di Charlie Ludi: «La nostra sfida: gioco e coraggio»

Intervista Parla il direttore sportivo del Como Carlalberto Ludi: «Il nostro segreto? Avere come unico obiettivo quello di migliorare»

Metti un pomeriggio in centro, sotto il sole di una primavera ritrovata, tra un via vai di turisti, in compagnia di Carlalberto Ludi, direttore sportivo del Como, in una domenica di pausa. L’occasione per fare il punto della situazione sul campionato straordinario del Como che fa parlare sempre di più. Il quarto posto, la prospettiva Europa, il futuro di Paz e Fabregas, l’esplosione di Douvikas, il finale di campionato. Tutto sul tavolino di un bar. Come se tutto fosse normale. Ben sapendo che non lo è.

Direttore, buongiorno.

Buongiorno a lei.

Como quarto. Per tutti è una cosa clamorosa. Per voi?

Noi siamo ovviamente molto soddisfatti. Ma lo siamo per la qualità del lavoro, più che per la classifica. Quest’ultima è una conseguenza.

Il Como sta scrivendo qualcosa di diverso nel campionato italiano?

Diciamo che sicuramente c’è un approccio differente. La cultura del lavoro e della volontà di migliorarsi è un tema centrale. Vi faccio un esempio.

Prego.

Chi ha un risultato come obiettivo, paradossalmente una volta raggiunto quel risultato potrebbe essere appagato. Non è nella nostra cultura. Noi abbiamo l’obiettivo di migliorarci costantemente. Sembra una banalità, ma invece è fondamentale. Se una squadra, putacaso, ha come obiettivo il terzo posto, una volta raggiunto, psicologicamente può anche essere appagata. Noi no. Mai. Per questo Fabregas dice che non guarda la classifica. Non è uno svicolare, un modo di nascondersi. E’ la fotografia del suo e del nostro lavoro.

Ok. Detto questo, gli algoritmi vi davano settimi. E siete quarti. Così come un anno fa vi davano quattordicesimi, e siete arrivati decimi...

La conferma di ciò che vi dicevo. La voglia di migliorare, ogni particolare, ogni aspetto, è fondamentale.

Vi spaventa essere quarti?

Direi di no. Frutto di una squadra che ci crede sempre e che è inserita mentalmente del modo di lavorare della società. Si era detto: rosa non molto numerosa, per avere tutta gente dedicata. Potrei dire, tanto per fare un paradosso: nel calcio è addirittura meglio un giocatore fuori ruolo che crede al massimo nel progetto, piuttosto di uno che gioca nel suo ruolo ma che non ci crede. Il coinvolgimento mentale dei giocatori è fondamentale.

Arriverete in Europa?

Abbiamo otto partite da vivere al massimo. Tutte difficili, a partire da Udine che è una delle più dure. Abbiamo due partitissime con Inter e Napoli dove la gente ci darà una mano come con la Roma. Abbiamo la semifinali di Coppa Italia. Ci giocheremo tutto con la nostra filosofia, poi si vedrà. Certo, fa un po’ sorridere che si guardi alla Champions come un obiettivo necessario, e non si noti che abbiamo sette punti più dell’Atalanta. Per dire come ora ci considerino in corsa e non più una sorpresa.

Le critiche non vi disturbano?

Critiche? Quali critiche?

Beh dai, il Como che dà fastidio, piccolo incomodo tra le grandi verso la Champions...

Se devo essere onesto, io più che critiche sento i complimenti di addetti ai lavori quando ci incontrano. Il resto sono giochi giornalistici. Noi preferiamo concentrarci sulla fiducia e soddisfazione della nostra gente, l’energia che ci dà vedere quanto ci crede.

Chi dice che il Como non potrà fare l’Europa?

E’ disinformato.

Stadio?

Non è la mia area, ma credo che la società stia lavorando sodo per non farsi trovare impreparata.

Dovesse non farcela, Reggio Emilia o Udine?

Lo stadio era un problema in B, ma abbiamo giocato qui. Era un problema in A, ma abbiamo giocato qui. Ritengo che si possa avere fiducia. Quelle che hai nominato sarebbero due opzioni entrambe percorribili, ma io ho fiducia.

Fair play finanziario.

Questa società non si è mai fatta prendere in contropiede da nulla.Escludo che lo possa fare in questo caso. Ci sono delle regole, si troverà la via per rispettarle. Direi ai tifosi di stare tranquilli.

Lista degli italiani in rosa?

Idem come sopra. Mancano due mesi alla fine del campionato e la nostra testa è concentrata solo sulle ultime nove partite. Poi, nel caso di qualificazione europea, non banale, ci occuperemo di tutto e non ci faremo trovare impreparati.

Tema: Cesc Fabregas. Svolgimento...

Un fenomeno. Ricordo quando, dopo due settimane che lavorava con noi, da allenatore in serie B, molti addetti ai lavori mi telefonavano per chiedermi com’era. E io rispondevo già allora: impressionante. Ora: se confronto quel Fabregas a quello di oggi, c’è un abisso, per come ha saputo migliorarsi, e come ancora oggi continua a spingere sull’acceleratore, a curare i dettagli.

Paura che se ne vada?

Non mi piace parlare di un futuro difficile da controllare. Posso solo dire che Cesc il presidente e io siamo completamente allineati, e lui ci gratifica ogni giorno per questo metodo. Dunque siamo tranquilli.

Però un giorno se ne andrà...

E quel giorno dovremo aver lavorato così bene da poter contare su un sistema Como al quale Cesc ha dato un grande impulso. Tanto è vero che il presidente ha detto che sarà il mister a scegliere il prossimo allenatore.

Nico Paz andrà via?

Non lo so, lo sapremo a giugno. Quello che so, è che non è un gol alla Mauritania a cambiare le strategie e le valutazioni. Capisco l’emotività per un gol nell’Argentina, ma credo che valgano di più le sue prestazioni in Italia. Detto questo, abbiamo un ottimo rapporto con il Real con l’entourage del giocatore, sceglieremo tutti per il bene di Nico.

Ha avuto un calo?

Il calo lo ha visto solo chi ha aumentato le aspettative nei suoi confronti. Ma lui gioca sempre così, potenzialmente decisivo a ogni partita.

Venderete qualche big?

Non abbiamo mai chiuso a priori la porte a offerte per i nostri giocatori, offerte che sono arrivate e che abbiamo reputato non soddisfacenti. Cosa succederà la prossima estere non lo posso sapere ,a la cosa fondamentale da dire è che anche se dovessimo sacrificare un elemento, verrà fatto solo ed esclusivamente nell’ottica di migliorare e rendere la squadra più forte.

Quanto vi dà fastidio la polemica sui pochi italiani?

Più che altro non la capiamo. Quando troveremo italiani pronti alle dinamiche del nostro gioco, li prenderemo. Il settore giovanile lavora per questo.

Douvikas è la sorpresa del campionato?

Ha una determinazione e una cultura del lavoro pazzeschi. Una volontà di ferro. Visto che quasi non esulta al gol? Pensa già a quello successivo. E’ di granito.

Ci dica una cosa che l’ha sorpresa.

Che i giocatori vogliano imparare l’italiano, per integrarsi meglio nel territorio.

La scomparsa di uno dei fratelli Hartono cambierà qualcosa ?

Non è una domanda da porre a me, ma mi sento di escluderlo categoricamente.

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