Quel bel messaggio della gente azzurra: così si può ripartire

Colore Lo striscione nel settore ospiti, carezza alla squadra dopo San Siro. Negli spogliatoi Fabregas esulta anche per la promozione delle donne

Inviato a Genova

Genova è tutto quello che un appassionato romantico di calcio può sognare. Qui dentro le emozioni ribollono come in un girone dantesco e il popolo rossoblù (ma capita anche sulla sponda blucerchiata) mostra che in questa città, in questo stadio il calcio è ben più di una passione sportiva. Marassi è un vulcano di emozioni, con il suo stile inglese (quando l’Inghilterra era scuola di tifo e non scuola di teatro come adesso).

Il preambolo è doveroso per dire che i tifosi del Como hanno avuto questo bellissimo scenario per fare una dedica alla squadra e alle emozioni. «Le delusioni passano, le emozioni restano». Una carezza consolatoria dopo la sconfitta di San Siro, un gesto d’amore che la squadra ha apprezzato tanto (sì, ma con tanti giocatori stranieri, avranno capito la scritta? Ma sì, al limite gliel’avranno spiegata negli spogliatoi). Non una frase banale, specie per il popolo azzurro che non è così abituato a vergare sentimenti. Ma qui c’è qualcosa di speciale. Come abbiamo raccontato in settimana, la sconfitta di San Siro, in quella maniera, con quella prestazione, ha lasciato dietro di sè una scia di orgoglio azzurro. Ecco il perché di quella scritta.

Fabregas continua ad essere vestito un po’ così, con quei pantaloni larghi poco italiani quanto a stile. Siamo reduci, noi e lui, da quella frase di venerdì di Suwarso: «Se volesse andare al Chelsea, libero di farlo», che ha preso in contropiede anche lui, perché proprio non lo sapeva. Quell’episodio è rimasto sotto traccia, però un sospetto ce l’abbiamo: che Suwarso stavolta abbia ribaltato il piano dell’azione, per far dire a lui, Cesc, di voler rimanere qui. Schermaglie dialettiche tra due persone che si stimano. Che Fabregas sia inserito appieno nel mondo azzurro lo testimonia il fatto che a fine partita abbia celebrato la promozione in serie A della squadra femminile. Oddio, gliel’hanno chiesto, cosa poteva dire? Eppure è sembrato sincero e convinto, felice per tutto ciò che riguarda un mondo in cui, a costo di sbagliare, ci sembra sempre molto inserito. Speriamo solo di non dover rivivere una estate come quella scorsa.

Guardi Genova, guardi Marassi e ti viene in mente il periodo in cui salutavamo la serie A per colpa di Preziosi che aveva scelto il rossoblù. Questo stadio e questi colori sono stati un accompagnamento triste per quei mesi, in cui ci fu una doppia proprietà che si concluse con il fallimento azzurro. Però sono tempi lontani, per i “vecchi” ormai sono cose morte e sepolte, specie per chi si gode “questo” Como, e per i ventenni cose che neppure forse hanno letto sui libri di storia. Marassi luogo di sentimenti ed emozioni. Dove Ferrigno terminò la sua lunga squalifica. E dove vale la pena raccontare un episodio che non c’entra nulla con il Como,ma che fa capire quale razza di smottamenti possa creare il pallone: Daniele De Rossi che si mette a piangere in conferenza stampa perché il suo Ostia è stato promosso in serie C.

Ma la scena che ci ha più incuriosito di tutta la giornata è un’altra: al gol di Diao, cosa ti combinano i giocatori azzurri (ieri in maglia bianca)? Quasi non esultano neppure, ma improvvisano una specie di riunione tecnica in cui spiegano cosa hanno fatto, cosa era meglio fare, tu hai fatto questo, ma forse era meglio fare così, quindici passaggi fa l’hai data lunga, era meglio darla un po’ più corta, trentasette passaggi fa l’hai data di esterno, ma era meglio l’interno... Altro che uomini, questi sono dei robot. Bello o brutto che sia.

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