«Siamo devastanti, meritiamo di lottare per la Champions»

Fabregas nel post partita: «Abbiamo giocato una gara incredibile. All’intervallo ho chiesto più fame in area e mobilità. I ragazzi sono fantastici e meritano solo applausi»

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como

È la giornata delle iperboli. Tutto è al “maximo”, per dirla come Fabregas, alla spagnola. E Cesc, comprensibilmente, dopo una giornata che ha issato il Como al quinto posto, a ridosso delle super big del campionato e ancora in corsa per un posto in Champions League, ne ha usate in quantità industriale dopo la vittoria contro il Parma. Pronti?

Questa volta, il tecnico spagnolo ha parlato più volentieri, rispetto a Verona, della partita. Al Bentegodi non voleva “sporcare” il ricordo di una giornata storica, coincisa con la conquista aritmetica della zona europea. Stavolta, invece, si lascia proprio andare: «È stata una partita in bilico solo perché noi non abbiamo fatto più di un gol. È stata una partita incredibile, una delle migliori della stagione. La squadra mi è piaciuta molto in tutti gli spetti: riaggressione, preventive alto, contropiede, possesso palla e personalità. Per me la squadra è stata devastante e sono contento».

I ringraziamenti

E poi, solo elogi al gruppo, allo staff, a tutto l’ambiente Como, così peculiare e così determinate, a suo modo: «Questa squadra ha meritato tutto quello che, nel corso della stagione, ha saputo conquistarsi. Ricordo tante partite in cui avrebbe meritato di più. È una squadra che merita di lottare ancora per un posto in Champions e dico che l’ultima partita sarà come una finale e godremo di tutto questo».

Ha fatto ricerche d’archivio Cesc Fabregas: «Ho controllato, nessuna squadra ha fatto meglio di noi nella storia del Como. Di tutto questo sono particolarmente orgoglioso. Anche perché, per questi ragazzi, è un momento di grande pressione: ci stiamo giocando tanto, i giocatori meritano solo applausi».

Una stagione «capolavoro»

Un percorso che ha visto il Como vincere ben 19 partite, con altrettanti clean sheet di Butez. Insomma, una stagione che anche i numeri tendono a esaltare: «Tutto questo è possibile grazie a uno staff e giocatori magnifici con personalità e qualità. Spesso si parla superficialmente del Como, dei soldi che ha speso. Posso mostrare dov’erano i giocatori uno o due anni fa e quanto guadagnano... Per questo dico che questa stagione è un capolavoro e non si parla abbastanza di loro, di quanto siano speciali. La verità è che, se non avessimo vinto, saremmo andati a Cremona con tanti ragazzi della Primavera e facendo giocare i meno utilizzati. Invece abbiamo ancora una chance per la Champions: solo Dio dirà dove finiremo».

Anche senza Paz, il risultato è stato positivi: «Con o senza di lui, senza Valle, la squadra ha fatto una grande partita: ora mi capite quando dico che la squadra è corta, ma valida. Magari capiterà di avere tanti infortuni contemporanei, ma a me piace lavorare con questo gruppo, a cui posso dare opportunità se lo meritano e se fanno famiglia. Ora c’è una cultura a Como che prima non c’era e sono felice per tifosi che possono godere di questo momento».

Il Como è ancora in alto, ancora in corsa. In un campionato in cui nessuna partita sembra già scritta: «Molti sottovalutano la serie A, ma a me sembra appassionante. È difficile vincere: io guardo tante squadre europee, in Italia è difficile analizzare, perché tanti allenatori propongono tante cose diverse». Riflessione amara (amarognola?): «Il Bologna andò in Champions con i nostri punti: noi possiamo farne 71 e non andare in Champions. La serie A mi sta facendo crescere in maniera incredibile».

Finale ancora sulla squadra e... vecchie conoscenze: «All’intervallo ho chiesto più fame in area, più rotazioni e mobilità. Rodriguez ha dato un senso a tutto questo. Devono capire tutti che stiamo salendo, il contesto e la pressione ti devono portare a vincere sempre: il primo tempo di Verona non si deve ripetere mai più. Strefezza? Di lui ho parlato spesso, mi manca solo di dire che è meglio di Maradona... È un ragazzo che mi ha dato la possibilità di fare un “clic” nella nostra evoluzione. Gli abbiamo reso la vita difficile oggi: lui è il migliore in A nella protezione della palla».

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