«Siamo tornati noi, non era facile dopo le ultime delusioni»

Como 1907 Fabregas: «Abbiamo capito l’importanza della partita, in uno stadio fantastico». E ancora: «C’era la possibilità che i ragazzi giocassero con paura: l’età media era di 24 anni. Invece sono stati grandi»

genova

La missione era: «Su la testa!». E il Como c’è riuscito. Si è rialzato dopo aver fallito l’accesso alla finale di Coppa Italia. Ma anche con quell’“obbligo”, scritto tra virgolette, di dover tornare a vincere per non farsi risucchiare nella corsa all’Europa. Virgolette che è Cesc Fabregas a mettere: «Penso che abbiamo abituato la gente a non perdere due partite di fila. È la prima volta che è successo – era successo per la verità anche a dicembre, nda - e con una squadra giovane così, alcune volte la cosa su cui io devo lavorare di più è proprio l’aspetto mentale. Perché l’aspetto qualitativo penso che l’abbiamo dimostrato per tutta la stagione, anche alla fine dell’anno scorso. Siamo una squadra che ha identità, che gioca, però farlo in momenti così è la cosa più speciale che possa succedere. Sì, siamo stati noi, oggi. E quando vedo giocare la squadra con questa personalità sono l’allenatore più felice del mondo».

Solo parole positive, non potrebbe essere altrimenti. È una vittoria che il tecnico si gode in pieno: «Oggi dobbiamo essere contenti. L’obiettivo numero uno è non prendere gol, poi si punta alla vittoria e il terzo step è vincere con la nostra identità e con il nostro gioco. E questo è importantissimo. Per me il primo gol è un chiaro segnale di chi siamo noi e di quello che vogliamo fare. Oggi, a livello emotivo, era una partita importante per i ragazzi: dopo il colpo preso martedì sera, la cosa più facile era lasciarsi andare».

Maturità e qualità

E ancora: «Un momento come l’eliminazione dalla Coppa può far male e incidere. Si può vincere, si può perdere, perché questo è il calcio e il Genoa avrebbe anche potuto vincere in questo stadio, in un momento di forma importante, con grandi giocatori, con un grande allenatore e ci sta, però per me la prestazione della squadra, a livello mentale, a livello di maturità e di qualità è stata importante».

Aggiornamenti su Nico Paz, uscito all’intervallo dopo un testa contro testa contro Marcandalli: «È in ospedale e sta bene, lo stanno valutando. Non poteva continuare, non ci vedeva da un lato. Ci siamo dovuti adattare anche questa volta, trovando nuove soluzioni e continua a farlo».

Fabregas poi torna sulla partita e sul lavoro post-Inter: «È stata la cosa più importante. Abbiamo fatto una cena di squadra, abbiamo parlato tra di noi: come possiamo migliorare, crescere, qual è l’obiettivo di fine stagione. È stata una cena molto, molto produttiva, molto interessante anche per noi dello staff. È servita per capire tante cose, anche come la pensano i nostri ragazzi». Domanda, inevitabile, dalla stampa genovese: si punta alla Champions? «Non ci sono obiettivi per noi. Volevamo fare meglio dell’anno scorso: abbiamo 12 punti in più e una semifinale di Coppa Italia, direi che una crescita c’è già. Questi ragazzi meritano tutto quello che sta succedendo a loro, sono ambiziosi, stanno crescendo mentalmente. Ma non tutti possono crescere allo stesso livello e alla stessa velocità. Ripeto: l’età media oggi della squadra era 24 anni, non è banale, lo devo ripetere perché è un dato molto importante. E abbiamo finito la semifinale di Coppa Italia con tre ragazzi di 20 anni, due di 21 e uno di 23. E questo è speciale. Per loro mi sento educatore, papà, psicologo...». Fabregas ha sottolineato anche l’ottimo rapporto con De Rossi, raccontando un episodio simpatico: «Cosa mi ha detto Daniele? Abbiamo scherzato, io gli ho fatto notare che il campo era bello e lui mi ha detto che aveva fatto curare per bene il terreno perché altrimenti poi mi sarei lamentato dell’erba alta».

© RIPRODUZIONE RISERVATA