«Stadio, pronto il nuovo progetto. Il futuro?Con Fabregas»
L’intervista Mirwan Suwarso, presidente del Como, parla della squadra quarta in classifica. E non solo. «Noi diversi non per scelta ma per identità. Abbiamo già raggiunto gli obiettivi stagionali». «La nuova curva? Dovuta. Il fair play finanziario? Stiamo aumentando i ricavi del club»
«Sono un po’ stanco...», dice con sorriso gentile ma con i movimenti lenti. Si lascia cadere sulla poltrona della sala meeting di via Masia, quartier generale di Sent, arredata di fresco con le maglie delle tre squadre che hanno partecipato alla Como Cup. Ma è sempre cordiale, anzi dà quasi l’impressione che l’intervista possa essere un intermezzo piacevole, quasi rilassante, tra telefonate, incontri, idee, progetti. E’ davvero difficile immaginare la quantità e la mole di impegni di Mirwan Suwarso, presidente del Como che gira come un trottola in giro per il mondo, ma poi cerca di non perdersi un appuntamento della squadra. Sorseggia un caffè della macchinetta, guarda dentro nel bicchierino forse per trovarci un’ispirazione, poi si lascia andare sullo schienale. «Sono pronto».
Partiamo dalla squadra. Contento?
Sì, contento. Credo che siamo più avanti di dove ci saremmo immaginati. Mi pare che l’incrocio di dati e statistiche in prospettiva ci dessero settimi, per questa stagione.
Siete una squadra diversa? Fate le cose in modo differente?
Non facciamo nulla per essere diversi, non è che ci mettiamo attorno a un tavolo e decidiamo cosa fare di diverso dagli altri. Facciamo cose che secondo noi sono utili a farci raggiungere gli obiettivi. Sapete com’è il motto del Bayern?
Dica.
“Siamo quelli che siamo”. Un bel motto, un segnale di identità. Andiamo avanti per la nostra strada convinti che sia quella giusta, inseguendo i nostri obiettivi.
Che sono?
Sviluppare un business sostenibile, sapendo che siamo una piccola realtà, una piccola società e una piccola città per cui serve avere una visione di ampio respiro, puntare a guardare ai mercati esteri, a promuovere il brand.
Si dice: siete gli unici a giocare un calcio diverso rispetto al vecchio pallone italiano.
Non sono così d’accordo, se guardiamo in generale. Nel senso che in passato abbiamo visto il Napoli di Sarri o il Bologna di Thiago Motta giocare molto bene.
Eppure del Como si dice questo. Anzi, per l’esattezza: fino a qualche settimana fa il Como sembrava dare fastidio, sembrava uno schiaffo vivente al calcio italiano, adesso c’è chi comincia a prenderlo come modello.
Io credo che il calcio, rispetto ad altri business, sia molto dominato dalle emozioni. Tutto questo dibattito, secondo voi, sarebbe nato se l’Italia fosse passata? Bastava un rigore dentro o fuori, o l’espulsione mancata di Bastoni. Oggi nessuno sarebbe qui a fare questi discorsi. Noi cerchiamo di costruire qualcosa di solido con un progetto a lungo termine. Per questo noi ci fidiamo molto dei dati, perché sono liberi dalle emozioni.
Quanto vi dà fastidio sentir parlare di un Como senza italiani, mentre state facendo un grosso lavoro nel settore giovanile per sfornare giocatori italiani di livello?
Non si può dipendere dai giudizi altrui, che sono legittimi, ma non spostano il nostro focus. Anche altre squadre in Italia hanno pochi italiani. Noi siamo in serie A da due anni, dobbiamo finire il lavoro impostato. Sul nostro settore giovanile stiamo lavorando pesantemente, non siamo ancora dove vogliamo arrivare, ma è un progetto molto bello.
Paz resta?
Non lo so. Come sapete ci sarà tempo per parlarne.
E Fabregas? Preoccupato per il City che lo vuole?
(sorriso pieno) Lo vuole anche il Newcastle credo... Ho letto. Mah, io so che ci sentiamo spesso, parliamo spesso del futuro, mi chiama per i giocatori per l’anno prossimo. Siamo allineati.
Douvikas è stato una sorpresa.
Ci ha messo sei mesi a sbocciare. Adesso è il secondo marcatore dopo Lautaro, non so se mi spiego. I tempi sono sempre diversi per ognuno, e noi siamo una società che sa aspettare. Come con Baturina. Abbiamo deciso di non mettergli fretta e lui ha risposto.
Adesso c’è da aspettare Morata.
Aspetteremo anche lui, è un grande giocatore.
Butez è un fenomeno.
Ho notato una cosa: rispetto a inizio campionato lo vanno a pressare molto meno. Segno che c’è più prudenza, hanno capito che ha piedi formidabili.
L’Europa?
Per scaramanzia non la voglio nominare. E’ ancora lunga.
Le percentuali vi danno dentro al 94%.
Mi piacciono i dati, ma in questo caso preferisco non guardare... (risata).
Parliamo dello stadio. Butterete giù la curva in tubolare a fine campionato?
Corretto.
Lo farete per poter giocare in Europa?
Non è nel nostro stile lavorare su cose non certe. Non mi piace dire che faremo questa operazione per poter giocare in Europa. Mi piace dire che è un intervento necessario perché c’è una struttura che da troppi anni è lì, in tubolare, e la gente di Como si merita di più. Se eventualmente andremo in Europa, vedremo la situazione.
Ma la Como Cup la giocherete con tre soli settori?
No, perché? Quattro.
Cioè, la curva per voi sarà pronta in due mesi?
(risata) Qui abbiamo due risposte. Se parliamo di come penso io, sì; se parliamo della velocità che a volte c’è per via della burocrazia, non lo so. Ma io ragiono sempre con positività e ambizione. Proviamoci.
La nuova curva farà parte del nuovo stadio?
No. Non del tutto. La parte delle fondamenta sarà la stessa, in maniera che quando realizzeremo quella definitiva, lavoreremo su una base già fatta.
Avete messo Udine e Reggio Emilia come ipotesi di stadio se si va in Europa.
Questo è il regolamento: al momento il Sinigaglia non è pronto, dunque sei costretto a indicare una location alternativa, ma da qui a giugno ci sono cose che possono succedere, vediamo come procede.
E lo stadio nuovo?
Presenteremo un progetto entro uno o due mesi. Sarà una versione del primo, addolcito dalle controdeduzioni della Sovrintendenza, di cui abbiamo tenuto conto.
Presentazione pubblica?
No, lo mostreremo al Comune e poi sarà reso pubblico. La prima volta abbiamo fatto la conferenza stampa per mostrare le nostre intenzioni, adesso si conoscono bene.
Sarà uguale a quello che avete presentato?
Simile, le linee guida sono quelle, ma senza albergo e con meno attività, una cosa più a misura di cittadino.
Si è parlato di fair play finanziario ostacolo per giocare in Europa.
Siamo tranquilli. Nessuna squadra che gioca in Europa, due anni prima era in serie B. Normale che avremo delle opportunità per adeguarci ai parametri. Però voglio dire una cosa. Noi abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi, sportivi ed extrasportivi, di questa stagione. Questo vuol dire che già da adesso possiamo concentrarci sulla nuova stagione. Abbiamo portato i ricavi da 8 a 60 milioni, e questo è un bel risultato. Abbiamo diversi progetti avviati. I proprietari sono molto soddisfatti.
Sente una certa nuova aria sul Como? Una nuova simpatia? O più vi sentite dei guastafeste?
Siamo abituati a ragionare sui numeri. I numeri dicono che stiamo aumentando il merchandising venduto non solo a Como e all’estero, ma adesso anche in altre parti d’Italia. Questo è un segnale di simpatia.
A proposito di ricavi. C’è un nuovo grande business che state per lanciare...
Lo presentiamo la settimana prossima. Accordo con undici club per realizzare l’abbigliamento extra campo, abbigliamento fashion sportivo. Si tratta di grossi nomi. Un business importante che ci dà la possibilità di aumentare i ricavi fuori dal territorio.
Parliamo del bilancio. Si sbandierano passivi e grandi spese.
Guardi, io parlerei di investimenti. Intanto non abbiamo debiti finanziari, non siamo esposti con le banche e questo è un fatto significativo. Poi: due anni fa eravamo in B ed è ovvio che per costruire una squadra di serie A bisogna fare un investimento forte. Quanto giocatori abbiamo comprato? Tanti. Perché eravamo una start up. Il valore dei nostri giocatori però è aumentato. Almeno undici nostri giocatori hanno elevato il valore del club. Per questo posso parlare di investimento. Ora l’obiettivo è far crescere la curva dei ricavi e calare quella delle spese. Abbiamo una squadra molto giovane, non credo che in futuro ci sarà da fare interventi massicci sul mercato. E ci stabilizzeremo. Dobbiamo capire che è l’inizio di un percorso. Per poi diventare sostenibili.
Avete aperto un club esclusivo, a Villa Carminati. Come mai?
Un passo avanti del club. Un luogo molto bello dove c’è privacy, spazi per incontri, relax. Servirà al nostro staff, ma anche a persone che vorranno frequentarlo. Non una cosa solo esclusiva perché abbiamo idea di organizzare degli eventi aperti al pubblico, circa 200 persone di capienza.
E avete assunto un chef stellato al club.
Molto bravo. Cucina per noi tutti i giorni.
Chiudiamo con una nota triste. La scomparsa di Michael Hartono. Lei è stato al funerale.
C’era tanta gente, credo tremila persone. Un evento molto sentito.
Questo evento può cambiare gli orizzonti del club?
No. Ho partecipato a varie riunioni con la famiglia Hartono e ho sempre trovato una grande unanimità nelle decisioni prese, le due famiglie dei rispettivi fratelli sono molto coinvolte, anche se molto riservate.
Come mai durante la cerimonia c’è stato un rito dell’anguria spaccata a terra?
Perché uno degli avi ha origini cinesi e quello è un rito cinese.
Ci vediamo allo stadio domenica...
Ci sono tanti ospiti che vogliono venire a vedere il match, ci saranno anche Varane ed Henry.. Sarà un grande serata di calcio.
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