Via l’ironia dagli stadi?  Gli spalti più tristi
STRISCIONE CURVA COMO (Foto by Fabrizio Cusa)

Via l’ironia dagli stadi?

Gli spalti più tristi

Divieto di un paio di striscioni che non sono stati fatti entrare al Sinigaglia nelle ultime due partite. Il primo, soprattutto: «Lecco: per noi solo un verbo»

Gli stadi sono più tristi. Vietato ridere, prendersi in giro, punzecchiare con ironia. Perché i provvedimenti antiviolenza, da anni in vigore, sono sfuggiti di mano. Andando a punire o a vietare anche ciò che non è pericoloso, provocatorio o innesco di violenza. A meno che la presa in giro non sia elevata a lugubre provocazione. Ma in tal caso bisognerebbe daspare anche i bambini delle elementari.

Lo spunto parte dal divieto di un paio di striscioni che non sono stati fatti entrare al Sinigaglia nelle ultime due partite. Il primo, soprattutto: «Lecco: per noi solo un verbo». Sabato sera invece la curva si è vista vietare l’ingresso allo stadio di «No alle squadre B», contro la politica delle seconde squadre di cui la Juventus (sabato di scena al Sinigaglia) è l’unica rappresentante. In questo caso, più che l’ironia, è stata colpita la libertà di pensiero. Tornando al derby con il Lecco, certamente il divieto è una esagerazione di prudenza. Gli stadi in Italia sono stati storicamente teatro di striscioni ironici, prese in giro, e punzecchiature su cui sono stati addirittura scritti libri. Non solo: su Mediaset da anni c’è la striscia di Stefano Militello “Striscia lo striscione” che mostra le scritte più divertenti e ironiche. Se va avanti così, sarà costretto a chiuderla...


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