Fao, dal chiosco di ceviche al tonno in scatola, occhio ad etichette ingannevoli

(ANSA) - ROMA, 10 FEB - "Troppo spesso il pesce e i frutti di mare che mangiamo non sono ciò che dice il menu, con potenziali rischi per la salute e l'ambiente", secondo il rapporto pubblicato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Fao), frutto della collaborazione tra la Divisione Pesca e Acquacoltura dell'Agenzia delle Nazioni unite e il Centro Congiunto Fao/Aiea per le Tecniche Nucleari in Alimentazione e Agricoltura. Alcuni studi suggeriscono che fino al 30% dei prodotti ittici possa essere etichettato erroneamente nei ristoranti, e il rapporto cita casi da tutto il mondo, dai chioschi di ceviche in America Latina e ai locali di pesce in Cina fino ai prodotti a base di tonno in scatola nell'Unione Europea. Sebbene fino a un terzo dei prodotti acquatici venduti negli Stati Uniti possa non essere ciò che è scritto sulla confezione, meno dell'1% delle importazioni viene testato.

I rischi per il benessere umano derivanti da alcune frodi sui frutti di mare sono evidenti, poiché alcuni pesci rappresentano rischi se consumati crudi, mentre il ricongelamento dei frutti di mare aumenta il rischio di crescita batterica. Tuttavia, gli incentivi economici sono il motore più diffuso delle frodi nel settore ittico. Vendere salmone atlantico, quasi tutto allevato, come salmone del Pacifico, la maggior parte pescato in natura, offre un beneficio di quasi 10 dollari per chilogrammo. Il branzino allevato, marchiato come locale in Italia, viene venduto da due a tre volte più rispetto allo stesso pesce proveniente da Grecia o Turchia, e ancora di più se venduto come pescato in natura. Aggiungere acqua ai prodotti ittici non lavorati per aumentare peso e prezzo è un'altra pratica comune, diffusa anche nella produzione di carne terrestre. Inoltre il rapporto include diversi casi studio che fanno riferimento all'Italia, per esempio riguardo alla pesca del branzino e l'allevamento di cozze (blue mussel), citando il lavoro di tutela e garanzia del FishLab del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Pisa che si occupa principalmente di sicurezza e tracciabilità dei prodotti della pesca.

Ancora su scala globale alcune frodi ittiche vengono effettuate per mascherare la provenienza geografica di un prodotto o per sopprimere prove di sbarco sopra la quota. Tali pratiche, evidenzia ancora il rapporto Fao/Aiea, possono rappresentare rischi per la sostenibilità degli stock ittici.

(ANSA).

© RIPRODUZIONE RISERVATA