Cantù, ripulite le scritte no vax fuori dall’ospedale
Il fatto Da capire se si potrà arrivare all’identificazione dell’anonimo graffitaro. Le sanzioni sono salatissime
Lettura 1 min.Cantù
Le scritte vergate dai no vax con la bomboletta di vernice spray, color rosso sangue, sui muri dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù, sono già state ricoperte da un nuovo strato di bianco. Asst Lariana ha immediatamente voluto eliminare in questo modo le frasi - alcune di queste anche in caratteri più che visibili - comparse sul perimetro della struttura cittadina, nelle vicinanze dell’ingresso di via Domea: «Vax = morte», «Bimbo vaxato? Morto o sempre malato», «Medici provax assassini», «Centri vaccinali dispensari di morte».
Multe e sanzioni
Quanto era accaduto prima dell’alba di martedì, con la Vigilanza interna di Asst Lariana che ha notato le scritte verso le 4, ha visto anche l’arrivo dei Carabinieri di Cantù sul posto. Da capire se si potrà arrivare all’identificazione dell’anonimo graffitaro - o più - antivaccini, che rischia di essere denunciato alla Procura di Como per imbrattamento. Come si legge nell’articolo 639 del codice penale: «Se il fatto è commesso su beni mobili o immobili adibiti all’esercizio di funzioni pubbliche (e questo sembra essere il caso di un ospedale, ndr), con la finalità di ledere l’onore, il prestigio o il decoro dell’istituzione cui il bene appartiene (anche le frasi potrebbero suggerire questo, ndr), si applicano la reclusione da 6 mesi a 1 anno e 6 mesi e la multa da 1.000 a 3.000 euro». Nei casi di recidiva della specifica fattispecie, «si applicano la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa fino a 12mila euro». Non propriamente uno scherzo.
Nel dicembre del 2024, la Digos - Polizia di Stato - aveva messo nel mirino alcuni blitz che avvenivano sempre in piena notte. E nei guai erano finite due donne e un uomo: una signora di 58 anni di Tradate (Varese) residente vicino a Pontida, una donna di 60 anni di Milano residente a Cogliate (Monza Brianza) e un uomo di 64 anni nato a Saronno e residente vicino al confine con la Svizzera, in provincia sempre di Varese. Tra loro si chiamavano “guerrieri”, avevano una struttura molto gerarchizzata, con ruoli ben definiti, agivano con vestiti larghi, per non rendere definibili le fattezze fisiche, e delle parrucche. Parte di un gruppo di almeno sei persone, si siglavano anche loro con la “W”, la doppia V, per vendetta, comparsa in diversi deturpamenti e imbrattamenti a Como città.
A Cantù, altri episodi con la stessa sigla, sempre all’ospedale, erano avvenuti nel 2021, nel periodo di pandemia Covid-19; e nel 2023, anche in quel caso sulle mura perimetrali dell’ospedale. In questi giorni, si era pensato anche a un cartello deturpato sempre dai no vax, rivelatosi un falso allarme: è stato semplicemente rovinato dall’esposizione al sole.
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