Coltivazione da 300 kg di canapa
Fratelli patteggiano quattro anni

La piantagione fu trovata nel novembre 2020 in un capannone a Capiago Intimiano. I due, di Carimate, si erano denunciati il giorno successivo

Rischiavano una pena decisamente più pesante, i due fratelli con casa tra Cantù e Carimate comparsi davanti al giudice delle udienze preliminari di Como per rispondere di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, con l’aggravante dell’ingente quantità. Perché, all’interno di un capannone, avevano messo in piedi una semina e raccolta di piante di canapa dal peso lordo di oltre 300 chili. Ma alla fine la Procura ha acconsentito a un patteggiamento più “mite”, dopo che il difensore dei due imputati ha contestato l’aggravante facendo presente come di tutta quella droga solo pochi grammi erano stati sottoposti all’analisi del principio attivo.

Il giudice ha così ratificato il patteggiamento a 4 anni e otto mesi di carcere per Santoro Favasuli, trentunenne, e a 4 anni di reclusione per il fratello Francesco Favasuli, che di anni ne ha 39.

L’inchiesta che li ha visti coinvolti ha preso il via nel novembre 2020 quando nel cuore della notte i Baschi verdi della Guardia di finanza di Como hanno fatto irruzione in un capannone di via per Cantù a Capiago intimiano. All’interno le fiamme gialle hanno trovato oltre cinquecento piante di canapa di altezza di circa un metro e del peso (lordo) complessivo di oltre 300 chili oltre a 5 chili di cannabis già essiccata e pronta per il confezionamento.

Il giorno successivo al blitz, i due fratelli si sono presentati spontaneamente al nucleo operativo radiomobile dei carabinieri di Cantù per autodenunciarsi: quella coltivazione, avevano detto, è nostra.

Dopo una rapida inchiesta il pubblico ministero ha chiuso il fascicolo e contestato ai due Favasuli anche l’aggravante dell’ingente quantitativo, che avrebbe potuto anche sfociare in una condanna a sei anni di reclusione.

Il fatto è che nel corso degli accertamenti sul totale complessivo dei 242 chili di droga (peso netto) fatta essiccare, gli inquirenti hanno provveduto a effettuare l’analisi tossicologica solo su 59 grammi. Secondo l’avvocato Francesca Binaghi, legale dei due imputati, questa scelta avrebbe impedito di valutare l’effettivo grado di thc (il principio attivo) che teoricamente avrebbe anche potuto essere differente da pianta a pianta.

Alla fine, dunque, è stata la stessa difesa a chiedere al pubblico ministero di escludere l’aggravante e di raggiungere a un accordo sul patteggiamento finale a una pena che consentirà a Francesco Favasuli di scontarla in affidamento ai servizi sociali, cosa che per 8 mesi non potrà fare il fratello, a causa di un precedente specifico.

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