Croce Rossa, la parola alla difesa: «Chiariranno ogni cosa in tribunale»
Cantù. Il legale di Vincenzo Di Nicola, Piero e Nadia Ponti sui dieci inquisiti nello scandalo viveri. «Chiusura indagini non significa già condanna. Le radiazioni? Non ci sono pronunce definitive»
Cantù
«Chiariremo le nostre posizioni in Tribunale. Voglio però invitare tutti alla cautela nell’esprimere certi giudizi, una chiusura indagini non è una condanna, e non lo è neppure una eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Ho letto in questi giorni commenti davvero fuori luogo».
A parlare è l’avvocato Raffaele Bacchetta, legale che assiste tre dei dieci indagati nel clamoroso fascicolo di cui si è parlato questa settimana e che ha al centro dell’attenzione la sparizione di generi alimentari della Croce Rossa di Cantù che avrebbero dovuto essere destinati ai bisognosi del territorio.
La procura, con il pm Antonia Pavan, indaga a vario titolo sia per peculato, sia per il commercio di alimenti nocivi e per la ricettazione, reato quest’ultimo che viene contestato alle persone cui furono trovati in casa i beni scomparsi dai magazzini della Cri. Già dal primo giorno della notifica degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, avevamo chiesto a tutte le difese se avessero voluto intervenire, ma il legali in quella occasione avevano preferito rimandare per poter valutare la situazione e leggere le carte. Ma in queste ore a parlare è l’avvocato Bacchetta, che assiste il volontario Piero Ponti, 68 anni di Cantù, Nadia Ponti, 70 anni sempre di Cantù (accusata solo di ricettazione), e l’altro volontario Vincenzo Di Nicola (68 anni).
Gli altri indagati sono, per il peculato, l’ex presidente Giorgio Speziali, 64 anni, di Figino Serenza, Pierpaolo Toppi, 67 anni di Cantù, Francesco Cutuli, di Novedrate, 67 anni, Gianfranco Caldera di Cantù, 69 anni, Roberto Tagliabue di Cantù, 64 anni, e per la ricettazione anche Emanuele Toppi, 42 anni, e Palmira Saldarini, 89 anni, tutti sempre di Cantù.
«Chiariremo le nostre posizioni nelle sedi opportune – dice al riguardo l’avvocato Raffaele Bacchetta – Non siamo di fronte a sentenze di condanna, ma solo ad una chiusura di indagine. Bisogna essere cauti in questa fase ad esprimere giudizi, perché sarebbero fuori luogo. Anche perché non so se tutti quelli intervenuti in queste ore conoscano davvero le carte processuali. Cautela serve anche perché ci sono dei diritti della parti in causa che devono essere rispettati».
«Ho letto anche di procedure di radiazione per i volontari – conclude l’avvocato Bacchetta – ma al momento, almeno per i miei assistiti, non c’è stata alcuna pronuncia definitiva in tal senso».
Il riferimento è alle parole di Maurizio Bonomi, presidente del comitato regionale della Lombardia di Croce Rossa, che era intervenuto con amarezza in merito alla vicenda, sostenendo come «poche mele marce» avrebbero potuto «rovinare le tante mele buone». «Qualsiasi cosa che lede la nostra immagine, noi la perseguiremo in ogni ambito» aveva concluso, come del resto previsto dalla stessa procura che ha inserito proprio la Cri di Cantù come parte lesa della vicenda.
Una storia, questa, che ha messo sottosopra la città, che già ne parlava dai giorni delle perquisizioni dei carabinieri che risalgono allo scorso mese di luglio. In una serie di intercettazioni, pubblicate in questi giorni da La Provincia, alcuni degli indagati erano stati ascoltati proprio mentre si confrontavano su quanto stava avvenendo: «C’è in giro qualcosa? – si sente in una di queste, proprio nel pieno di una perquisizione – Certo, tutto quello che hai portato a casa... Il grana? No, quello l’ho grattugiato tutto».
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