Emergenza case a Mariano Comense, Caritas lancia l’allarme: «I privati preferiscono lasciarle vuote»

Il caso Spinelli: «Abitazioni sfitte per paura di morosità, nonostante le nostre garanzie». E il Comune prova a metterci una pezza: assegnato a Tecum un immobile per l’housing sociale

Mariano Comense

C’è bisogno di casa: gli alloggi per l’emergenza abitativa non bastano più.

Tantum Aurora, braccio operativo marianese della Caritas, non manca di rilanciare un appello più volte spinto da molti operatori del terzo settore e del volontariato. «Il tema della casa purtroppo è sempre più attuale – spiega il responsabile Daniele Spinelli – insieme agli assistenti sociali di Tecum, l’azienda comunale, stiamo cercando con urgenza un appartamento per una famiglia bisognosa. Un nucleo sano, responsabile, affatto problematico, eppure i privati anche a fronte di garanzie circa affitti e morosità sono sempre restii ad offrire seconde case anche sfitte. Pur con il nostro tramite temono grane, scuotono la testa».

C’è una fetta di popolazione che senza affitti sostenibili, non potendo investire su compravendite, non trova una sistemazione. Un problema che investe parte della forza lavoro, figurarsi gli indigenti, gli stranieri.

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La situazione

«La casa è un bisogno essenziale, un diritto, il sistema pubblico deve occuparsi di questa emergenza – dice ancora Spinelli – sfratti, immigrati, persone che vivono un disagio, padri separati, che magari hanno perso il lavoro, anziani con pensioni minime, sono tanti i cittadini che domandano un tetto». Il centro marianese conta circa 25 posti letto. In parte per l’emergenza abitativa, in parte per sole donne, magari con bambini piccoli e in parte per uomini in difficoltà. Ad oggi sono tutti pieni, c’è bisogno di altri spazi. Tantum Aurora è forte anche di una mensa per bisognosi, di servizi come la spesa solidale, le ripetizioni di italiano, sono tanti gli aiuti offerti.

A proposito di case la giunta ha appena assegnato a Tecum un immobile in via Monsignor Elli, ricevuto ormai prima della pandemia da un cittadino oggi ospite della fondazione Porta Spinola. Nella delibera si legge che l’abitazione deve essere usata con «finalità di housing sociale temporaneo, nell’ambito del progetto “home-work” promosso dall’azienda per i servizi alla persona Tecum». «Il progetto “home-kork” nasce dall’esigenza di affrontare le complesse problematiche – si legge nei documenti di Tecum - legate al tema dell’abitare e ai temi della perdita del lavoro e della casa. Di fatto costituisce il tentativo di dare una risposta concreta al problema dell’emergenza casa, non solo fornendo un vera e propria soluzione abitativa temporanea alle persone in difficoltà, ma anche accompagnando gli ospiti in un percorso di inserimento». Tecum a Mariano e dintorni conta venti posti letto, co-housing per soli uomini, oppure sole donne, più due soluzioni pensate per determinate fragilità.

Stando ai registri dell’Aler dopo Como, Cantù e Erba la disponibilità maggiore di appartamenti pubblici è a Mariano, 500 alloggi. Non sempre però in condizioni dignitose. «Noi a bilancio da due anni inseriamo 100mila euro ogni dodici mesi per finanziare riqualificazioni – spiega il sindaco Giovanni Alberti – a volte gli alloggi Aler hanno bisogno di piccoli interventi, altre volte vengono lasciati dagli inquilini in pessime condizioni. Quindi secondo necessità, valutate le tempistiche, garantiamo risorse per fare le manutenzioni necessarie».

Gli interventi

È un modo per diminuire la quota di appartamenti pubblici altrimenti sfitti. «Con Tecum e Tantum Aurora inoltre collaboriamo – dice Alberti – sul tema della casa, provando a dare ospitalità a fasce della popolazione che esprimono un concreto bisogno».

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