Figino, tolta la cittadinanza a Mussolini. Aula abbandonata

Figino Serenza Il gruppo di opposizione di centrodestra ha espresso la sua contrarietà lasciando il Consiglio

Lettura 1 min.

Date le premesse, si poteva immaginare una seduta aspra e polemica, come accaduto ogni volta che in un consiglio comunale, in giro per l’Italia, sia approdata la proposta di revocare la cittadinanza a Benito Mussolini.

Invece l’opposizione di centrodestra ha deciso di esprimere la propria ferma contrarietà al provvedimento uscendo dall’aula, senza nemmeno partecipare al voto, seguiti da buona parte del pubblico intervenuto per sostenere la stessa posizione. Con i soli voti della maggioranza guidata dal sindaco Stefano Tomaselli, quindi, Mussolini non é più cittadino onorario di Figino Serenza, oltre un secolo dopo il conferimento avvenuto nel giugno del 1924. Anno in cui gli venne assegnata da migliaia di Comuni italiani, per favorire la costruzione del culto della personalità del Duce durante il ventennio. Una scelta, ha ribadito il sindaco, che è «politica, è una scelta simbolica, è una scelta necessaria».

Il gruppo Moscatelli Sindaco, fin dai giorni scorsi, aveva stigmatizzato pubblicamente la decisione. E la sezione locale del gruppo di estrema destra “Ultima legione” aveva diffuso un comunicato parlando di «moralismo da operetta», «atto di bullismo storico a senso unico» e «revisionismo spicciolo».

Il consiglio

Alla seduta di lunedì sera, in Villa Ferranti, presenti in Sala Camino anche i carabinieri. Il sindaco Tomaselli ha introdotto la proposta di revoca, motivandola con «lo stridente contrasto» del fascismo con «i valori della Costituzione repubblicana», e il fatto che già molte amministrazioni in Italia l’abbiano fatto, ritenendo Mussolini «diretto responsabile delle numerose vittime delle persecuzioni fasciste e dell’efferatezza delle leggi perpetrate in nome di tale ideologia».

Il capogruppo dell’opposizione, Matteo Mauri, ha letto una dichiarazione, definendo l’atto di revoca «una forma di propaganda politica con cui, per motivazioni ideologiche, si tenta di cancellare e riscrivere una parte della storia del nostro Comune. La storia, nel bene o nel male, non va cancellata ma studiata, compresa e tramandata, affinché certi errori non si ripetano mai più». Il fascismo, ha proseguito, «ha concluso il suo corso storico nel 1945, fortunatamente. Oggi il nostro compito dovrebbe essere un altro, occuparsi dei problemi concreti dei cittadini. Abbiamo strade da sistemare, servizi da migliorare, situazioni che richiedono interventi immediati. E invece, ancora una volta, ci troviamo a discutere di questioni lontane nel tempo e dai cittadini».

Quindi l’uscita dall’aula. Dopo il voto e l’applauso del pubblico ancora presente Tomaselli ha rivendicato la volontà di «prendere le distanze da comportamenti che non riteniamo consoni alla storia, perché errori del passato non vengano ripetuti. E la cosa più importante, è che noi, oggi, siamo fautori della storia di domani».

© RIPRODUZIONE RISERVATA