Il partito di Vannacci a Cantù: «Siamo cinquanta». La Lega li attacca
Politica Matteo Salvini li ha liquidati come “cadregari”. De’ Filippi: «È solo il gioco delle parti». E poi c’è il Patto per il Nord
Lettura 1 min.Cantù
C’è parecchio subbuglio in casa Lega, tra sondaggi che danno il Carroccio in affanno e Futuro Nazionale del generale Vannacci invece in crescita e le ipotesi di un’ accelerazione nel processo di riforma nordista del partito. In tanti, anche in città, stanno alla finestra e assistono allo spettacolo. Ex leghisti, secessionisti delusi.
Sabato Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è arrivato a Cascina Amata, alla festa della Lega, e salito sul palco s’è rivolto proprio all’ex Vannacci e al suo lanciatissimo partito, che imbarca deputati in fuga, liquidati come “tre cadregari”. «Qualche eletto – ha detto -, per provare a salvare la poltrona, cambia partito, ma non hanno capito niente, perché chi lascia la Lega lascia una famiglia e finisce nel nulla. La forza della Lega non è solo nei palazzi, la forza della Lega che non è in vendita, che non si compra con la promessa candidatura, siete voi. E a voi non vi compra nessuno».
Futuro Nazionale
Anche a Cantù, città che della Lega è roccaforte, c’è un comitato di Futuro Nazionale, con referente Leopoldo Maria De’ Filippi Tedeschi, generale di brigata della riserva dell’Arma dei carabinieri in congedo. Che, di fronte alle parole di Salvini, non pare impressionato: «E’ solo il gioco delle parti. Quando si lascia, quando ci si stacca, inevitabilmente si attirano polemiche e accuse». Lui, spiega, ha creduto in Vannacci da subito e oggi il gruppo canturino contra una cinquantina di iscritti. Come vede la Lega, guardandola da fuori? «Salvini ha fatto degli errori e Zaia e Fedriga cavalcano la tigre. Per quanto ci riguarda, noi stiamo lavorando».
Il Patto per il Nord
L’anno scorso a Cantù è sbarcato anche Patto per il Nord, il movimento nato come reazione alla svolta nazionalista della Lega, che vuole rimettere al centro della propria agenda la questione settentrionale. Un ritorno al Carroccio delle origini insomma. Nella segreteria locale c’è anche Giorgio Masocco. Ex leghista, davvero molto ex, che si definisce secessionista dalla nascita: «Come vedo la Lega? La vedo morta. La sua ragione sociale era il Nord, e non lo è più da un pezzo. Ma i lombardi e i veneti si meritano questa Lega, perché continuano a biasimarla ma si adeguano al codazzo. Hanno la pancia piena. Nell’’89 votavi la Lega per esclusione, in questo momento non hai un panorama. Nessuno». E l’anti Salvini è Vannacci? «Anche lui è un prodotto del sistema – taglia corto – un sistema che aveva bisogno di qualcuno che non intaccasse gli equilibr dei vasi comunicanti e quindi non andasse a modificare il consenso del centrodestra».
Canturino è anche il segretario provinciale di Patto per il Nord, Giorgio Bargna: «Noi riprendiamo la strada che è stata abbandonata lasciando un territorio vuoto. La Lega sta pensando ben poco al Nord, da anni, e se oggi torna a sfoderare questo tema lo fa solo come scelta tattica per non affondare completamente. Ma non li sento parlare di una questione sulla quale invece noi ci battiamo concretamente e che davvero tocca i cittadini e il territorio, quello dell’introduzione del pedaggio sulla Milano-Meda».
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