La Takahashia japonica esplode in provincia: piante a rischio

Segnalazioni Si tratta di un parassita originario del Giappone che si manifesta con anelli bianchi. Non è dannosa per l’uomo, ma fa seccare e morire le piante

Como

L’anno scorso si erano registrati diversi casi, ma quest’anno in città come in tutto il Comasco, si sta assistendo a una vera e propria esplosione della Takahashia japonica. Si tratta di un parassita originario del Giappone, dove era già presente alla fine dell’Ottocento sugli alberi di gelso, che nel 2017 è stato segnalato in Europa (nel milanese) e poi si è andato via via espandendo. Ben visibile a occhio nudo, si manifesta con anelli bianchi di dimensioni variabili di solito tra i quattro e i cinque centimetri. Segnalazioni arrivano da diverse zone della provincia, da Como a Cantù, dalla Bassa all’Alto lago poiché si tratta di una specie in rapida diffusione che, anche secondo gli esperti, è ancora nella parte di curva ascendente e c’è quindi da aspettarsi che i numeri siano destinati a crescere ulteriormente.

Rapida diffusione

«Quando si ha di fronte una specie nuova – spiega l’entomologo Mario Colombo – sempre si assiste a una fase di esplosione che a mio avviso proseguirà anche il prossimo anno, per poi iniziare quella del ridimensionamento». Tanti sono i dubbi di chi vede i cerchi bianchi dal loro strano effetto decorativo. «La prima cosa da dire – prosegue l’esperto – è che non è dannosa per l’uomo e non ci sono quindi pericoli. Il bianco che si osserva all’esterno è cera, che ha al suo interno le uova. In pratica è l’ovisacco della cocciniglia madre che contiene le forme giovanili dell’insetto. Queste poi, con il vento migrano e vanno in giro andando ad attaccare altre piante. Non ci sono rimedi poiché non ci sono parassiti o predatori in grado di debellare la Takahashia japonica che colpisce prevalentemente aceri, gelsi, liquidambar e anche qualche arbusto».

Regione Lombardia segnala la presenza della Takahashia nelle province di Milano, Varese, Monza Brianza e Como. E da Milano chiariscono che «in alcune aree della Lombardia sono in corso interventi sperimentali e non validati di controllo biologico, mediante il rilascio di coccinellidi, promossi da soggetti pubblici e privati. L’introduzione e il rilascio nell’ambiente di limitatori naturali esotici sono subordinati a specifica autorizzazione e a preventiva valutazione del rischio, volta a escludere potenziali impatti negativi sugli ecosistemi e sulle specie non target». Un esperimento in questo senso è in corso a Busto Arsizio, ma è troppo presto per vedere se avrà effetti.

La cocciniglia succhia la linfa dai rami che, a quel punto, si essicano e muoiono. E cosa si può fare in ambito domestico se si notano i parassiti sugli alberi del giardino? «Non c’è un prodotto né specifico né aspecifico – conclude Colombo - che faccia morire gli insetti. E anche provare ad intervenire si rischia di creare più danni all’ambiente che alla Takahashia. Se si ha una pianta infestata il consiglio è quello di tagliare e bruciare i rami con forte infestazione in modo da ridurre il rischio di propagazione. Altrimenti si può anche provare con l’asportazione manuale con spazzola o olio, ma ripeto al momento non ci sono indicazioni univoche». Il consiglio è quello, in caso di piccole infestazioni, di agire subito tagliando i rami poiché in questo caso l’intervento potrebbe risultare efficace se effettuato immediatamente e prima della schiusa delle uova che, a seconda delle condizioni ambientali, avviene solitamente verso fine maggio-inizio giugno. G. Ron

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