Propaganda per la Jihad sui social. Ragazzino arrestato, ora è in comunità

Cantù - Misura cautelare dei carabinieri nei confronti di un sedicenne di origine egiziana. L’accusa: «Condotta apologetica e istigatoria di matrice violenta con finalità di terrorismo»

Cantù

L’attività di propaganda jihadista era «incessante», con non solo la «pubblicazione» di contenuti con finalità di terrorismo, ma anche con la «promozione» degli stessi sulle principali piattaforme social in uso dai giovani, ovvero Instagram e TikTok, ma anche tramite le app di messaggistica istantanea come Telegram e WhatsApp.

I carabinieri del Ros di Milano lo tenevano monitorato dall’ottobre del 2024, controllandone anche i contatti con esponenti internazionali già arrestati per terrorismo. E ieri mattina, stando a quanto si è appreso, i militari hanno bussato alla porta di un ragazzo di Cantù di origine egiziana, 16 anni appena, che è stato arrestato in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale per i Minorenni di Milano.

Secondo caso in pochi mesi

A impressionare è soprattutto la giovane età del ragazzo, anche se i carabinieri hanno fatto notare come quella eseguita ieri sia già la seconda attività in pochi mesi con al centro dell’attenzione un soggetto non ancora maggiorenne. Il sedicenne residente a Cantù non è stato portato in carcere, bensì in una struttura comunitaria. Questo tipo di centri vengono scelti, in caso di minori, sia per limitare la libertà personale dell’indagato quando ci sono – come in questo caso – ovvie esigenze di indagine ma anche pericoli di reiterazione del reato, sia per cercare di avviare percorsi educativi.

La perquisizione in casa

La misura restrittiva è stata eseguita dopo che l’abitazione dei giovane era stata perquisita. Le operazioni tecniche compiute sulle apparecchiature elettroniche a disposizione del minore, hanno poi permesso di ottenere riscontri con la presenza documentata di numerosi contenuti multimediali di propaganda jihadista tali da «evidenziare inequivocabilmente ulteriori elementi istigatori nell’ambito del terrorismo di matrice confessionale», hanno concluso i carabinieri.

Il Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri (Ros), ha operato in collaborazione con i militari del Comando Provinciale di Como. Le ipotesi di reato che vengono contestate al sedicenne sono quelle di istigazione a delinquere aggravata dall’utilizzo di strumenti informatici e telematici e relativi a delitti di terrorismo, aggravato proprio dall’essere stato commesso con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.

Nel corso delle indagini, che come detto proseguivano da oltre un anno, era stata individuata all’interno dei social Instagram e TikToK e di piattaforme di messaggistica privata una rete di persone, anche internazionali, dedite a vario livello alla diffusione di contenuti multimediali di propaganda Jihadista, riferibili alle organizzazioni terroristiche inneggianti allo Stato Islamico come l’Isis ed Al Qaeda. Una «incessante attività di pubblicazione e di promozione di contenuti multimediali di chiara impronta Jihadista», caratterizzati – sostiene il Ros – da «un’evidente opera di apologia di importanti e riconosciuti esponenti del terrorismo Islamico». Tra questi, come detto in precedenza, anche soggetti nel frattempo arrestati proprio per terrorismo.

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